Mollare tutto per il kite, la cosa più bella della mia vita

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Può uno sport incontrato per caso su una spiaggia del Brasile convincerci a cambiare vita, a mettere tutto in discussione, a decidere di volere solo e soltanto la nostra felicità? Il kitesurf ha giocato questo ruolo nella vita di Ornella Antico che da un ufficio informatico in inghilterra è passata a organizzare kite trip in Sud America. Una scelta non facile, ma che oggi considera il suo atto d’amore verso sé stessa.

Sono nata a Napoli il 18 luglio del 1978. Ho vissuto fino ai 27 anni a San Giorgio a Cremano, mi sono laureata in Lingue, poi mi sono trasferita in Inghilterra e ho cominciato una carriera in informatica. Il lavoro in Inghilterra andava bene, avevo un sacco di amici e facevo una vita più che gratificante. Insomma, rendevo felici mamma e papà e facevo la mia bella figura agli occhi del sistema sociale. Qualcosa però non andava, le pareti del mio ufficio mi opprimevano, non mi sentivo bene a dover stare lì seduta e costretta come in una prigione. Lavoravo anche lunghe ore nel week end. La mia unica soddisfazione era andare a comprare un bellissimo paio di scarpe nuove, un vestito o spendere tanti soldi in feste, cene e tanto altro. Sentivo che stavo perdendo completamente la connessione con me stessa, l’attenzione ai miei desideri, ai miei bisogni. Chi ero io? Cosa volevo in realtà? Cosa mi faceva felice?

La mia vita era basata su una precisa rutine, prevedibile in ogni momento, ogni giorno uguale agli altri. Tutto scorreva con una certa rapidità, perché ciò che pensavo dal lunedì al giovedì era quando arrivasse il week end e ciò a cui pensavo ogni giorno era quando arrivassero le vacanze. Non si può vivere una vita desiderando che i giorni finiscano in fretta: questo significa completamente dimenticare l’importanza dei nostri giorni, della nostra vita.

Insomma ero frustrata, insoddisfatta. Non volevo passare tutta la mia vita così, pensavo ci dovesse essere un cambio a un certo punto, altrimenti non c’era motivo di vivere una vita così vuota. Ma non riuscivo a capire in che modo avrei potuto cambiare il corso della mia vita, non avevo poi tanto tempo per pensare tra il lavoro e le altre cose. In fondo è questo che la società fa all’uomo, lo avviluppa così tanto da non fargli avere tempo o spazio per rendersi conto che è completamente avviluppato in una vita di costrizioni.

L’incontro con il kitesurf tra le dune di Jericoacoara

Un giorno, circa 4 anni fa, un amico mi invitò in un viaggio in Brasile. Lui lavorava nell’ambito del turismo ed ebbe dei biglietti a costo super scontato. Viaggiammo per 20 giorni visitando vari luoghi fino ad arrivare a Jericoacoara. Jeri è un posto fantastico, immerso nella natura tra le dune di sabbia. A Jeri mi sentii in pace con me stessa: camminando in mezzo alle dune, senza lo stress della vita frenetica, della metropoli, ebbi finalmente tempo di riflettere e aprirmi a me stessa.

A Jericoacoara conobbi il kitesurf, era marzo e non c’era molto vento, andai in spiaggia per fare una lezione e spesi un paio d’ore aspettando le condizioni migliori. Un senso di pace attraversava la mia anima, mi sentivo in pace con me stessa, seduta su un tronco, vicino all’istruttore che stava lì tranquillo seduto guardando il mare. Ritornai a Brighton, rigenerata. Ero felice. Il rientro fu tragico, il grigio inglese, le quattro mura e il silenzio imposto nell’ufficio mi stavano uccidendo. Mi iscrissi a un corso di kitesurf con una scuola della cittadina affacciata sul mare, un freddo incredibile, ma completai il corso. Fare kite non era molto facile a Brighton visto che durante la settimana dovevo lavorare, a volte anche nel week end e quando avevo tempo per fare kite non c’era vento.

Cambio vita: una scelta di cuore, ma pianificata

Fu a quel punto che pensai: “Ma cosa sto facendo della mia vita? Così decisi di organizzarmi e passare un po’ di tempo in Brasile a praticare il kitesurf. Impiegai più o meno un anno e mezzo per realizzare la mia fuga dalla civiltà verso la natura e la fisicità. In un anno e mezzo non ho mai più comprato vestiti, scarpe, borse (a casa ho due armadi pieni di vestiti, scarpe, borse, oggetti che ancora non ho indossato neanche una volta, quanti soldi spesi inutilmente). Ho cominciato a studiare la lingua portoghese (avevo un’insegnante privata con la quale facevo conversazione, guardavo film, ascoltavo musica locale), ho lavorato tutte le ore di straordinario possibili, ho venduto tutto ciò che avevo e messo tutti i soldi da parte.

Il 30 giugno 2015 mi sono licenziata, ho lasciato l’Inghilterra e sono andata a Jericoacoara a lavorare come volontaria in un ostello. Immaginate la sorpresa dei mie genitori! Loro hanno sempre pensato che io sono un po’ pazzerella, ma in quest’occasione avevo superato i limiti. Stavo facendo una pazzia a lasciare un lavoro sicuro ben pagato, con questa crisi, con questi tempi. E la pensione? Che avrei fatto quando sarei stata vecchia? Ora avrei dovuto fare i sacrifici per poi assicurarmi un futuro e una vecchiaia senza problemi. Queste erano le loro riflessioni e bla bla bla. Ma io ero determinata, dovevo andare, era deciso.

Le parole de L’Alchimista contro la paura di sbagliare

Quante volte non riuscivo a dormire, avevo paura che forse stavo sbagliando, che forse era una pazzia. Ma poi mi dicevo che aver paura non era poi così negativo, la paura è una sensazione, senza paura non siamo vivi. La paura era parte del processo di rinascita. Un libro che mi aiutò molto fu L’Alchimista di Paolo Coelho. Cominciai a leggerlo in portoghese per apprendere la lingua e si rivelò un libro di guida spirituale. Mi aprì la mente nel guardare alle cose e agli avvenimenti come simboli e indici di una verità nascosta. La nostra verità: “La lenda pessoal que cada um de nos precisa viver, a Misteriosa Alma do Mundo, onde quelquer pessoa pode penetrar se ouvir o proprio coração”.

La vita in ostello non era facile. Io che quando viaggiavo andavo in ottimi hotel, mi ritrovai a dormire in una stanza con tante persone e a cambiare letto quasi ogni sera, condividere gli spazi con tante persone molto più giovani di me. Fu quasi uno shock, ma alla fine è stata una esperienza bellissima che mi ha insegnato ad adattarmi a tutto, o quasi. Cominciai a fare kitesurf naturalmente, comprai il mio primo kite e rimasi in Brasile per quasi 5 mesi, fino a quando la polizia federale mi fermò e mi trovò con il visto scaduto e dovetti tornare in italia. Erano passati solo 5 mesi, avevo i soldi e volevo continuare a viaggiare e fare kite.

L’incontro con Maria e un biglietto per il Venezuela

In Brasile conobbi una infinità di persone, appresi tante cose e conobbi Maria Gonzalez, una ragazza venezuelana che mi invitò in Venezuela, nell’Isola Margarita, paradiso del kite. Decisi di andare. Ritornai prima in Italia poi comprai il biglietto per Margarita. Ricordo ancora la paura che avevo prima di partire: Venezuela, luogo pericolosissimo, dove la situazione politica è molto problematica, ma decisi di partire. Arrivai così a Margarita, un luogo fantastico per la vela e per il surf. Ho passato 6 mesi in Venezuela, kitesurf ogni giorno. Maria, istruttrice da ormai 12 anni, mi ha insegnato tutto quello che so del kite. Ho vissuto a Playa el Yaque, lo spot pricipale per kitesurf e windsurf, un luogo piccolo, rinchiuso in sé stesso, come un villaggio. Playa el Yaque ha varie scuole di windsurf e due principali scuole di kitesurf, la Jack and Sparrow e la Venturi Kite School.

Entrambe le scuole sono molto ben organizzate e professionali. “El Yaque, pueblo de campeones, dicono. Il mio vicino di casa era Gollito, campione mondiale di windsurf per ben 7 volte, poi c’era Riccardo Campelo, altro campione mondiale. Ho assistito a tante competizioni di kite e windsurf, lo spirito sportivo che pervade questo luogo è incredibile. Oltre a Margarita sono stata a Coche, isola di fronte a Margarita, acque piatte e spiagge talmente bianche che se non hai gli occhiali da sole ti accechi. Li c’è Coche Kiteschool di Chris Valentine, ex windsurfista, un pioniere del kitesurf in Venezuela. Un altro posto che ho visitato è Adicora, nell’entroterra, nello Stato di Falcon, altro luogo eccellente per il kitesurf, lì c’è la scuola di Roberto Sierra, l’Adicora Kite.

 

Venezuelani, un popolo felice e solidale

La vita in Venezuela è ben diversa dalla nostra realtà europea. Problemi di acqua, cibo. Prodotti basici come pane e riso erano molto difficili da trovare, per non parlare di prodotti per il corpo o farmaci. Le persone sono sempre alla ricerca di un modo per ottenere prodotti come dentifricio, la crema per il corpo o l’aspirina. Una sfida giornaliera. Questo creava una sorta di solidarietà tra la gente che si aiutava a vicenda nella ricerca di tutte queste cose. La gente venezuelana è accogliente e festosa e innamorata della loro terra, purtroppo triste per la situazione odierna, triste di vedere un paese così ricco dal punto di vista culturale e naturale, cadere così in basso. La cosa che apprezzo di questo popolo è la solidarietà e l’appoggio che ogni persona mostra in una situazione così difficile in cui il paese vive oggi. Ovviamente ci sono luoghi pericolosi e se non sai come muoverti, potresti trovarti in brutte situazioni, ma ben guidati nulla accade.

 

Il nostro sogno si è avverato con Kite Me Up

È proprio in Venezuela che ho deciso che volevo fare del kitesurf il mio lavoro e finalmente far del mio lavoro qualcosa che mi rendesse felice. Ho così creato insieme a Maria KITE ME UP, un’agenzia di viaggi dedicati al kitesurf. La nostra idea è di organizzare viaggi per kiter dando loro la possibilità di imparare e di migliorare nello sport e conoscere luoghi fantastici pieni di vento come il Venezuela e il Brasile, in luoghi anche un pò remoti, non commerciali ma accessibili in piena sicurezza se guidati da persone locali. KITE ME UP ha già molti seguaci e tante persone che ci supportano. Per noi il kitesurf non è solo uno sport, ma uno stile di vita.

Lasciare il mio lavoro nel 2015 è stata la cosa migliore che avessi potuto fare. Il kitesurf mi ha riportato a vivere, a vincere la paura che avevo, a credere nelle mie possibilità e ad apprendere l’arte della pazienza. Ad accettare che alla fine niente è prevedibile se hai a che fare con la natura, che bisogna accettare chi siamo e invece di lottare contro la nostra natura, bisogna imparare ad accettarla e amarla. Ad aver forza di credere in me stessa anche quando le cose sembrano impossibili, perché se davvero lo vuoi tutto è possibile.

Ornella Antico