Tavola unica per il surf e per il kite: un sogno proibito?

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Sono molti gli appassionati di surf e di kite strapless che praticano entrambe le discipline. È possibile per loro aspirare a possedere una tavola unica con cui sfogare entrambe le passioni? Questo si è chiesto Tommaso Cecchini, un surfista e kiter di Fano che ha voluto effettuare un test pratico di una surfboard che a suo avviso potrebbe essere la perfetta tavola unica.

La disciplina Wave Strapless è quella che più riavvicina il kitesurf al surf chiudendo un po’ il cerchio di questo sport velico che in realtà affonda le proprie radici nel più nobile e antico degli sport acquatici, il surf da onda. Forse è per questo che i rider che si dedicano allo Strapless hanno un’energia tutta loro, più selvatica, potente e regale.

Non è neanche così strano che ci siano molti appassionati di entrambe le discipline che approfittano di tutte le condizioni meteo e aumentano la soddisfazione e il tempo passato in acqua. Unica nota dolente è che al momento il mercato non sembra dedicare la giusta attenzione a un’esigenza concreta di questi rider: utilizzare la stessa tavola sia per andare a caccia di sole onde che per uscire anche con il kitesurf. Una sintesi che non solo avrebbe l’indiscutibile vantaggio di ridurre l’attrezzatura negli spostamenti e durante i viaggi, ma aumenterebbe anche il feeling con un tavola che sarebbe sempre quella a ogni session.

Obiettivo dei Brand: soddisfare sé stessi o i rider?

Qualche Brand tuttavia va contro concorrente e s’impegna a battere la strada della tavola ideale sia per surfisti che per kiter. È il caso della Lib Tech, marchio distribuito in Italia da Holy Sport che nel suo catalogo ha il modello Lost x Lib Puddle Jumper 5’7” x 21” x 2,5” (34 L.). Per capire quanto questa tavola possa aspirare a soddisfare le esigenze di surfisti e wave kiter, un amico di Kitesoul, Tommaso Cecchini, surfista e kiter di lunga esperienza sia come rider che come istruttore e imprenditore, ha voluto fare un test, del tutto personale e fuori dalle logiche commerciali: lui e la sua tavola, varie uscite, condizioni di vento e onde impegnative ma non radicali, come se ne trovano spesso nei suoi home spot, sulla costa marchigiana ed emiliana.

Quei test sono stati oggetto di una recensione che lo stesso Tommaso vuole condividere con la comunità di rider, magari per motivare qualcuno a provare queste esperienze e perché no, magari convincere qualche progettista delle stanze dei bottoni progettuali di Brand patinati a fare come la Lib Tech. Queste sono le sue impressioni, buona lettura!

Grafica originale e costruzione accurata

A prima vista la tavola risulta graficamente accattivante e piuttosto originale vista la costruzione usata: molto robusta grazie a una resinatura consistente sopratutto sul tail e sui bordi, ma con un peso equilibrato e comunque leggero per il suo litraggio! Parliamo di 4 kg complessivi, cioè tavola paraffinata e completa di tail pad + leash + set di pinne quad taglia M.

L’outline è lineare e continuo con una distribuzione dei volumi generosa ben dosati su tutta la tavola, associati a uno shape con rocker abbastanza piatto, ma con single to bouble concave accentuato sul bottom + wing su square tail.

 

Surf attitude: una tavola che macina onde

Già dalle prime remate si nota subito una grande galleggiabilità e supporto in acqua; il paddling quindi è immediato, facile e molto efficace per spostarsi da un picco all’altro in cerca di onde, soprattutto con mare attivo o choppato. Confermo pienamente che la Puddle Jumper è una vera cacciatrice di onde. Grazie al tail largo il take off è agevolato e volendo si riesce ad anticipare abbastanza la partenza sull’onda stessa. Il glide, e quindi lo scivolamento in parete, è piacevole e progressivo, il che rende il surfer composto e sicuro sulla tavola permettendogli di compiere una surfata prevedibile e cioè sia aggressiva ma anche ”smooth” (morbida), disegnando linee e rompendo l’onda a proprio piacimento.

Il set up di pinne quad testato rende le manovre molto incisive pur rimanendo stabili mentre si procede ”down the line”, sia front side ma anche grandi sensazioni di scivolamento e tenuta sul lip in backside. Il wide point avanzato che presenta questo shape, con una corretta postura e peso centrato/in avanti spingono il rider a proseguire la sua corsa sull’onda con naturalezza, facendo recuperare senza troppa difficoltà anche nelle sezioni critiche o più lente dove spesso si rallenta troppo perdendo la surfata. Consiglio: il duck dive deve essere incisivo e magari un po’ anticipato poiché anche il nose è voluminoso.

Kitesurf: un buon compromesso tra volumi e reattività

In questo caso parliamo spesso di condizioni super attive con vento forte e onda. Per questo primo test ho avuto vento e mare quasi dalla stessa direzione, quindi le condizioni più impegnative con shore break massiccio a riva che rompeva su sassi: vento side-on e onda on.

La galleggiabilità di questo modello di Libsurf soprattutto con il kite si nota ancora di più, il che è un vantaggio quando si vogliono surfare onde sottoinvelati, cioè con metratura alare più piccola ma reattiva e veloce. Nella semplice planata la tavola mantiene stabilità anche a velocità sostenute con cambi di mure immediati. Nonostante la generosità del tail, applicando una buona pressione sul kick, la tavola fa perno e gira su sé stessa non facendoti perdere acqua mentre si risale sulla line up.

La postura del corpo sul surf unita al timing della vela è sempre fondamentale in quanto essendo più rigida e reattiva sente ancora di più tutte le variazioni di peso, inclinazione o stance dei piedi e in caso di raffiche o virate o manovre improvvise, bisogna assecondarla, magari perdendo verticalità in manovra, ma non perdendo l’onda.

Nelle onde esalta le doti tecniche del kiter

Con il set up di pinne quad la bolina è ottima perciò si ha più tempo per surfare in parete richiedendo meno tempo per risalire sul picco, cosa molto vantaggiosa sia fisicamente che con condizioni di vento rafficato e onde con periodo corto.

La grande capacità di questa tavola di stare sul pocket e di proiettare in avanti, fa si che il kiter possa scaricare tutta la potenza della vela surfando down the line solo con la forza dell’onda! Cosa facile da dire, ma molto difficile da fare veramente. Questo è un concetto importante per questa disciplina poiché crediamo che il kite sia un prolungamento del corpo aiutandoti in situazioni in cui solo con le braccia non si riuscirebbe a surfare, quindi facendo in modo di sfruttare il caricamento delle mareggiate con vento, prima delle scadute. In tal modo sono necessarie tavole che subiscano lo stress di condizioni impegnative unite a quello del peso del corpo costantemente tirato da un kite per ore. Non vi nego che in uno shore break la tavola sbattendo a terra si è ammaccata sul nose nella parte inferiore ma un qualsiasi surf classico in PU si sarebbe probabilmente rotto, perciò il compito è assolto.

Nel complesso posso dire che indipendentemente dallo shape, grazie a questa costruzione e alle caratteristiche tecniche del Puddle Jumper possiamo finalmente usare una vera tavola da surf molto performante, robusta e leggera per surfare tutte le condizioni sia con che senza il kite.

Insomma Tommaso Cecchini sembra tutto sommato soddisfatto rispetto alle sue esigenze di rider a 360 gradi. Al di là di questa sua interessante esperienza, gli va dato comunque il merito di aver lanciato un argomento serio alla comunità di rider e di addetti ai lavori e soprattutto una domanda importante: aspirare a una tavola unica per surfisti e kiter è solo un capriccio o una figata?

David Ingiosi