Banga Foil, il brand italiano sul tetto del mondo

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Dopo il successo mondiale di Maxime Nocher, l’interesse verso Banga Foil è cresciuto in modo esponenziale. Un brand recente, nato dalla passione di due professionisti, un prodotto Made in Italy che ha sbaragliato al recente mondiale Foil. Abbiamo scambiato due parole con Pietro Parmeggiani, uno dei due responsabili dell’idea che ha conquistato la vetta del mondo foil.

-Com’è nato il progetto Banga Foil?

Abbiamo iniziato questo progetto nella primavera del 2015. Banga Foil nasce da un’idea di Luca Filippi e Pietro Parmeggiani, entrambi 50enni, con 40 anni di vela di vario tipo alle spalle. Luca ha esperienza di vela, velaio, catamarani, foil, compositi avanzati, manualità e inventiva da vendere. Io sono amministratore delegato di un importante gruppo multinazionale ma parallelamente ho una mia società che si occupa di materiali avanzati (PROtect tapes) che ha come clienti team di Coppa America, gli Imoca60, atleti olimpici, giusto per citarne alcuni, ma spaziamo anche in altri settori F1, moto ed eolico.

– Da dove origina il nome Banga?

Potrei raccontarti che Banga è il titolo dell’undicesimo album di Patty Smith o il nome del mio gatto da piccolo ma sarebbero due bugie. Marco, il figlio di Luca, diceva spesso questa parola, ci è piaciuta e l’abbiamo usata.

– Qual’è stato lo stimolo principale per entrare nel mondo Foil?

Il sogno era di realizzare il foil più performante del mercato, leggero, senza compromessi. Eravamo anche convinti che, alla fine, il foil sarebbe diventato sport olimpico e dovevamo essere pronti quando questo sarebbe successo. Ci siamo affidati ai migliori progettisti con esperienza di foil e strutturisti per raggiungere il nostro obiettivo.

– Tu e Luca siete anche due foil-kiters?

No non lo siamo. Ci diciamo sempre che dovremmo iniziare ma presi da altre priorità non riusciamo ma sono sicuro che, alla fine, succederà, perché a entrambi piace la velocità.

– Quali sono le caratteristiche principali del vostro foil?

Il nostro foil è lungo 995 mm, con un’ala anteriore da 630 mm. I materiali utilizzati sono carbonio ad altissimo modulo, preimpregnato e cotto in forno. Abbiamo realizzato stampi in carbonio per ottenere la migliore qualità. Un aspetto importante è la finitura che è realizzata a mano e richiede molto tempo, attenzione ed esperienza, il prodotto Banga non è verniciato! La produzione è 100% italiana, realizzata in una fabbrica ultra moderna. Ala anteriore, fusoliera e stabilizzatore sono realizzati in un solo pezzo che si aggancia al mast.

– A chi vi appoggiate per l’acquisto della materia prima e cosa ci potete dire della fabbrica che realizza il prodotto finale? Quanto tempo è servito per trovare i giusti collaboratori, tra fornitori e realizzatori?

L’Italia è una nazione molto avanzata nel composito, basti pensare al settore aeronautico, automobilistico e a tutte le più importanti multinazionali, presenti con siti produttivi. Inoltre, ci sono alcune aziende italiane indipendenti che producono prodotti di altissimo livello. Io ho vent’anni di esperienza di manufacturing e sono un maniaco dell’organizzazione quindi, quando siamo partiti con il progetto, abbiamo disegnato una fabbrica ad hoc per Banga. La qualità del prodotto è una questione di metodo e costanza di materie produttive e controllo di processo e abbiamo cercato di creare le condizioni migliori per arrivare a questo scopo. La zona dove noi operiamo è ricca di manodopera specializzata, e non è stato difficile trovare personale all’altezza di un progetto così stimolante.

– Chi sta dietro alla progettazione del Foil?

Per un progetto così ambizioso, bisognava puntare alto, e non era possibile pensare di svilupparlo con risorse interne. Luca e io frequentiamo a diverso titolo il mondo della vela e della Coppa America, quindi abbiamo coinvolto un gruppo di persone, italiane e straniere. La decisione di Luna Rossa di uscire dalla Coppa ci ha dato una mano, liberando risorse preziose per la nostra avventura.

Roberta Pala

Continua a leggere l’intervista a leggere l’intervista a Pietro Parmeggiani sull’ultimo numero di Kitesoul Magazine:

https://www.yumpu.com/it/embed/view/EsNCvV6JuG3rDq7M