Piero Giancola, istruttore di kite e aspirante “supereroe”

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Istruttore Iko, 31 anni, pugliese, Piero Giancola qualche anno fa ha deciso di investire la propria vita nell’insegnamento del kitesurf. Attirato inizialmente dalle manovre mozzafiato della disciplina, dalla beach life e dall’autorevolezza di chi in spiaggia gestisce corsi e allievi, racconta la sua esperienza e soprattutto quali sono secondo lui le vere qualità di un bravo istruttore di kitesurf.

Mi chiamo Piero Giancola, ho 31 anni e sono presidente della Asd Freeride Kite Crew. Vivo nella ventosa e fantastica Puglia, in provincia di Bari, in una zona che si trova a metà strada tra le spiagge infinite del Gargano, il mare cristallino del Salento e la costa selvaggia attorno a Taranto. Ho deciso di diventare un kiter in una giornata di vento del 2010: mentre passeggiavo in spiaggia sono stato attratto da un gruppo di ragazzi che sfrecciavano in acqua e spiccavano salti mozzafiato. Dopo pochi giorni mi sono ritrovato in quella stessa spiaggia a frequentare un corso di kitesurf, travolto da un mix adrenalinico di emozioni. Dopo le lezioni sono stato accolto dai kiter più esperti che per me erano già dei supereroi visto le manovre e le acrobazie che riuscivano a esprimere in acqua.

Per me allievo l’istruttore era un Dio

Io già dopo la prima ora di lezione iniziavo a fantasticare sui miei primi bordi e i primi salti senza mettere in conto la realtà delle fatiche e dei sacrifici che servivano per raggiungere quei livelli. Tra i miei personali supereroi c’era il mio istruttore, figura irraggiungibile se messa a paragone con gli altri kiter: immaginavo quanta esperienza servisse per ricoprire un ruolo così importante. Dopo pochi mesi ero parte del gruppo: tanti amici nuovi pronti a darmi consigli per migliorare.

Al primo vento utile noi ci ritrovavamo tutti in spiaggia a divertirci, tranne lui, l’istruttore che era sempre impegnato con altri corsisti, pronto tra una lezione e l’altra a risolvere qualsiasi problema in spiaggia, insomma quasi un essere mistico. Visto da fuori lavorare come istruttore era una figata pazzesca: sempre in mare con attrezzature di ultima generazione, sempre a contatto con la gente. Per anni tra le varie discussioni con altri kiter cercavamo di trovare il lato negativo di questo ruolo, senza trovare mai una risposta.

Da rider appassionato a cultore della sicurezza

Poi a un certo punto della mia vita di rider, ho avuto l’occasione di iscrivermi a un corso istruttori Iko. Pensavo tra me: “Facile, divento istruttore in pochi giorni!”. Con l’adrenalina a 1.000 ho iniziato questa nuova avventura, ritrovandomi a studiare e a interpretare un sacco di argomenti che fino al quel momento avevo sottovalutato. In quei pochi giorni in realtà è avvenuta una trasformazione: da rider appassionato sono diventato un kiter responsabile sensibile alla sicurezza e ferrato sulle modalità d’insegnamento di questa disciplina.

Sempre sotto esame dalle scuole rivali

A fine corso, dopo un affiancamento in altri centri Iko, il rientro nel mio home spot non è stato dei migliori: non tutti i kiter infatti accettavano l’idea di una nuova figura professionale in zona. In un attimo quel ruolo che avevo tanto ammirato iniziava a rappresentare un peso, per il fatto di essere sempre sotto esame da parte dei più esperti sia in acqua che in spiaggia. “Mai mollare!”, mi dicevo. Credevo fermamente nel percorso che avevo fatto e non mi sarei mai tirato indietro.

Insegnare il kite è un lavoro “umano”

Ho inaugurato la mia carriera nell’insegnamento fondando l’Asd Freeride Kite School. Dopo la prima stagione sono arrivati i primi risultati! Quasi tutti i miei allievi iniziavano a fare i primi bordi. La mia soddisfazione era alle stelle anche se il lavoro che c’è alle spalle di tutto questo è veramente tosto: controllare le previsioni, preparare le attrezzature, organizzare lo spot, contattare i corsisti in base alle condizioni, restare calmi in qualsiasi situazione, trovare soluzioni specifiche per ogni singola persona, parlare tutto il giorno, restare in spiaggia a fare lezione magari guardando un tuo amico che si sta divertendo in acqua. In un attimo ti rendi conto di quanto impegno e quanta dedizione serve per ricoprire la figura del l’istruttore, un lavoro non proprio per tutti.

Si può essere un bravo kiter, ma trasmettere passione e affrontare insieme al corsista le proprie paure raggiungendo gli obiettivi prefissati è tutt’altro mestiere!

Piero Giancola