Il mattino per Jessica Winkler ha l’oro in bocca, specie ai Caraibi

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Il racconto dell’atleta canadese Jessica Winkler di una mattinata speciale a caccia di vento e acqua piatta nel paradiso di Turk e Caicos: qualche isolotto disabitato, un branco di delfini, una lingua di sabbia che esce dal mare e una laguna turchese pronta a regalare emozioni a volontà e qualche sorpresa.

Ho sempre sognato di praticare il kitesurf nelle acqua turchesi e lisce come seta di un’isola appartata e gli arcipelaghi di Turk e Caicos qui ai Caraibi offrono tante opportunità del genere. Così un giorno io e i miei amici rider ci siamo presentati alla banchina Vip del Blue Haven Marina e ci siamo imbarcati sul Caicos Catalyst, una barca da lavoro nel tipico stile Panga di queste isole caraibiche. Il capitano Matt era intento a studiare le condizioni meteorologiche e stava valutando le varie opzioni di rotta per la giornata.

Abbiamo portato con noi 10 kite e 6 tavole cosicché Rick, alias il nostro capo organizzazione dei materiali, avrebbe avuto di che lavorare. Mentre stavamo stivando l’attrezzatura a bordo discutevamo sui nostri obiettivi per la session di kite in programma e il tipo di spot che stavamo cercando. Così il capitano Matt ci ha suggerito una località vicina a un canale dove c’è una lingua di sabbia naturale che forma una laguna completamente piatta, dal fondale basso e bene esposta al vento.

 

Un pugno di isole che si ergono nel blu

Mike, Tony e Jesse erano d’accordo con quella che sembrava un’ottima idea, essendoci appena incontrati volevamo infatti avere la sicurezza delle acque poco profonde. Mentre uscivamo fuori dal marina ero ipnotizzata dalla bellezza e le dimensioni delle imbarcazioni ormeggiate. Gli armatori devono essere proprio fortunati a prendersi cura di queste opere d’arte.

La costa a Nord Est dell’isola principale offre così tanti piccoli isolotti circondati da acqua piatta che è difficile scegliere quale visitare. Il capitano era stato onesto e ci aveva trovato uno spot adeguato alle nostre esigenze. Le isole di Turk e Caicos sono disposte su una piattaforma marina con fondali che vanno da pochi centimetri a qualche metro, prima di uno scalino sottomarino che raggiunge l’incredibile profondità di oltre 2 chilometri. Stavamo navigando verso il canale nei pressi del quale c’era la nostra destinazione, quando un branco di delfini si è avvicinato alla barca cominciando a saltare e circondandoci. Il capitano Matt ha rallentato la barca per darci modo di osservare questo spettacolo della natura e scattare qualche foto.

Preparare l’attrezzatura in acqua? No problem

Dopo aver superato il canale abbiamo raggiunto una zona dove si trovano le sole sei isole disabitate delle oltre quaranta che formano l’arcipelago e ho posato gli occhi su una striscia di sabbia che si srotolava come un serpente nella laguna blu liscia come l’olio. Matt ci ha detto che a causa della bassa marea avrebbe potuto ancorare su questo spot dove mai prima d’ora era stato. Ciò ci rendeva i primi kiter a surfare queste acque con lui. Era come se un sogno si fosse avverato e mi sentivo privilegiata a vivere questa esperienza con questo fantastico gruppo di amici.

La marea si stava alzando e c’era ormai solo una piccolissima porzione di sabbia fuori dall’acqua. Abbiamo dovuto preparare i kite uno alla volta con un lavoro coordinato: una persona teneva il kite sollevato mentre un’altra apriva la barra, distendeva le linee e un’altra persona le connetteva all’ala. Ho scelto di aiutare tutti i ragazzi a entrare in acqua per primi e quando è arrivato il mio turno di prepararmi è stato abbastanza complicato. Ho chiesto a Matt di tenermi il kite, mentre cercavo di ancorare la mia tavola con i boot nella sabbia per non farla trascinare via dall’acqua poi ho steso le linee. Alla fine ero pronta e ho raggiunto gli altri in acqua. Jesse mi ha chiesto se potevo insegnargli un nuovo trick così gli ho mostrato come eseguire un kite loop sganciato, semplice e diretto. Jesse è un rider piuttosto esperto ed ero tranquilla che avrebbe potuto eseguirlo nello stretto canale.

Raffica di vento, una linea rotta e Mike in difficoltà

Dopo appena due tentativi infatti lo ha chiuso ed è planato via. Ero impressionata per come questo ragazzo progrediva velocemente. Mentre la mattinata volava via, il vento ha cominciato a cambiare direzione e farsi un po’ rafficato. Una delle raffiche più forti ha rotto una delle linee centrali del kite di Mike che è stato trascinato dalla corrente, mentre il kite ha cominciato a loppare spingendolo verso un muro di corallo frastagliato. Immediatamente lo ho raggiunto e gli ho preso la tavola per portarla nella spiaggia più vicina. Jesse che stava dietro di me lo ha agguantato e ha cominciato a trascinarlo via lontano dal corallo. Lasciata la tavola sulla spiaggia, ho chiesto a Jesse di lasciare andare Mike, quindi ho agganciato il mio leash al kite di quest’ultimo e ho disconnesso Mike, in modo da farlo nuotare libero verso terra. Il suo kite ha continuato a loppare fino a una zona di acqua bassa. È stato abbastanza difficile controllare il kite in quella corrente così forte, ma alla fine il tratto più duro era di soli 10 metri.

Una volta raggiunta l’acqua bassa mi sono sfilata i boot, ho atterrato il mio kite nell’acqua e fissata la mia strap del depower alla maniglia di un boot. Quindi ho aspettato che il kite di Mike si fermasse al vento per provare a recuperarlo. Era però troppo pericoloso quindi ho aspettato che lo stesso Mike mi raggiungesse nuotando e gli ho chiesto di afferrare il kite. Una volta tornati a bordo della barca abbiamo notato che la linea del kite si era spezzata proprio vicino alla barra, una cosa che nessuno di noi aveva visto prima.

I rider di fronte al pubblico diventano vanitosi

Rick, Jesse e Tony hanno quindi navigato all’interno del canale fino alla nostra destinazione iniziale dove si era radunato un grubbo di barche dei tour turistici con il personale che stava preparando insalate di pesci per gli ospiti. Jesse si è esibito in un salto enorme sfruttando una raffica e mandando in visibilio le turiste. Rick invece ha eseguito una bella carvata su una piccola onda lanciando spruzzi in uscita dalla curva e causando un’altra eruzione di strilli femminili. Dopo un po’ di questo giocare e dare spettacolo era tempo di impacchettare tutto e tornare a Provo.

Io e Mike abbiamo aiutato gli altri ad atterrare le ali in quel poco spazio che avevano lasciato i turisti, quindi dovevamo essere tempestivi ed efficaci. Tony invece è tornato alla barca e afferrato un pacco da sei di birre Turks Head per celebrare la nostra bellissima mattinata.

Jessica Winkler

(traduzione ed editing David Ingiosi)