Siamo nomadi del vento…

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    Mentre il kitesurf spadroneggia sulle spiagge di tutto il mondo, la sua controparte montanara, ossia lo snowkiting, rimane ancora un’attività in gran parte sconosciuta, praticata da un pugno di pionieri. Perché? Probabilmente le spiagge sono un luogo molto più accessibile e questo è già un buon argomento, ma ci sono anche altre ragioni da considerare…

    Nello snowkiting, è naturale, anche se non obbligatorio, provare a superare i limiti degli spot più convenzionali ed esplorare i dintorni delle montagne. Questa pratica richiede una conoscenza specifica della ventilazione locale così come del territorio montano. Una serie di abilità che un rider può accumulare solo attraverso l’esperienza. Ma questo lungo processo di apprendimento può costituire una barriera per coloro che si dedicano saltuariamente alla disciplina.

    In ogni caso le potenzialità dello snowkiting sono enormi e ogni anno assistiamo a un’evoluzione senza sosta. Per esempio l’alpinismo in kite è ormai diventato una realtà: corridoi affilati e versanti a 45 gradi vengono ormai discesi regolarmente dagli snowkiter. Ma oltre a questo è il numero di montagne che prima costituivano il parco giochi solo degli sciatori e che ora sono accessibili anche agli snowkiter che qui possono esprimere al meglio il potenziale della disciplina. Siamo nella fase snowkite touring o alpinismo in kite. Le Alpi sono certamente un luogo ideale di questa disciplina. Ma in Europa una delle migliori destinazioni è la Norvegia.

    Hardangervidda: il paradiso dello Snowkite 

    La Norvegia è probabilmente uno dei migliori spot europei per la pratica dello snowkiting: lo scenario delle sue foreste e distese innevate regala pressoché una spazio infinito. Gli altopiani di Hardangervidda nel Sud del Paese sono molto rinomati poiché facilmente accessibili ed esposti a tutti i venti. Probabilmente anche perché ogni anno vi si disputa un regata long distance, la famosa Red Bull Ragnarok, con rider di tutta Europa. In ogni caso c’è sempre una cosa che mi sorprende sul potenziale offerto da questa location: anche se ci sono tantissimi tour di uno o più giorni che si possono praticare, la maggioranza dei praticanti rimane fedele agli spot più convenzionali e usa kite gonfiabili. Mi sembra abbastanza curioso notare che l’evoluzione dello snowkite sembra più avanzata nelle Alpi, così a prima vista, anche se il territorio sembra meno favorevole rispetto ad altre destinazioni.

    Ma la Norvegia non si ferma agli altopiani di Hardanger. Bisogna conoscere come andare fuori pista! Le possibilità possono essere molto interessanti da altre parti, specialmente nelle aree più montagnose… Sono stato nella regione Sud della Norvegia per molto tempo e ho visto nelle sconosciute aree del Setesdal Vesthei e di Ryfylkeheiane l’ideale compromesso per la pratica dei tour in snowkite rimanendo fermi su un approccio montanaro. Il terreno è complesso e non strutturato: qui nulla è piatto eccetto che per le grandi distese ghiacciate di laghi. D’altra parte le montagne hanno moderati gradienti verticali che non bloccano il vento…

    Nuove sfide…

    Precedentemente abbiamo praticato lo snowkite su altopiani e montagne nel Sud del Paese in differenti stili, che spaziavano dalla session di poche ore a tour di due settimane in autosufficienza con equipaggiamento da campeggio in montagna e scorte di cibo stivate a bordo di slitte da trascinarsi dietro. Ma questa volta la differente orografia del territorio che volevamo esplorare ci ha imposto nuove regole. Per la prima volta abbiamo tentato di effettuare un viaggio nomade senza slitte per essere completamente liberi nei movimenti e nelle esplorazioni. Andare dappertutto, attraversare ogni tipo di terreno, non essere limitati a passare solo nelle vallate o attraverso i laghi. Ma al contrario poter scalare con le corde, sorpassare scalini di roccia, esplorare nuovi scenari che sono al tempo stesso obiettivi e passaggi obbligati.

    In breve volevamo godere della libertà delle nostre session tra le Alpi. La differenza è che in questo caso ci si muove ogni giorno dal punto A al punto B. Ovviamente per fare questo possiamo contare su una fitta rete di rifugi che i norvegesi hanno costruito tra queste montagne.

    Cosa abbiamo negli zaini

    Leggeri! Fin dall’inizio questa è stata la ragione d’essere del nostro viaggio. Anche se l’idea era di dormire il più possibile nei rifugi, non volevamo nessun compromesso riguardo alla sicurezza. L’equipaggiamento per i bivacchi, anche leggero (sacco a pelo, materassino, abiti di ricambio, fornellino a gas, tazze, un pentolino e spazzolino da denti) è essenziale per la sicurezza. In queste montagne, se succede un incidente, raggiungere una valle o il rifugio più vicino può essere molto complicato.  Riuscire a proteggersi in un bivacco improvvisato era per noi essenziale, anche a livello psicologico.

    Quindi essere liberi di scegliere ogni possibile rotta era scritto nel Dna del nostro progetto. Non essere obbligati a seguire la rotta principale o diretta tra due rifugi, ma al contrario essere liberi di muoversi seguendo il vento era un principio fondamentale da cui non volevamo deviare. Naturalmente questo approccio svincolato dalle rotte dirette tra i rifugi e con libertà di rotta si porta dietro il rischio di allontanarsi troppo dalle zone di salvezza. Scavare un rifugio nella neve senza l’attrezzatura adeguata era un’esperienza che volevamo comunque evitare.

    All’inizio immaginavamo di poter portare con noi zaini di circa 12 kg, ma si è sempre troppo ottimisti quando si pianificano viaggi come questi a una scrivania. La scala ha raggiunto velocemente i 15 kg quando abbiamo cominciato a fare sul serio con i calcoli e il giorno della partenza dopo aver pesato il contenuto diverse volte, gli zaini pesavano dai 18 ai 20 kg… “dimenticatevi di essere leggeri”, dicono.

    Muoversi nel ghiaccio: strategia di pianificazione

    Ah ha, il nostro gioco preferito! Abbiamo avuto il coraggio di dare al nostro snowkite trip il nome pretenzioso di Warrior Kiting. Questo perché immaginavamo di passare almeno una o due notti all’interno di un rifugio scavato nella neve magari dopo un’epica session oppure in un giorno senza vento. Ma dopo che si è sperimentato il comfort di un rifugio norvegese, può una notte in un buco di neve essere così attraente? Il minimalismo del nostro equipaggiamento da bivacco non lasciava dubbi che le nostre notti all’addiaccio sarebbero state più lunghe che confortevoli. Quello che abbiamo realizzato una volta lì è stata una certa cautela che ci ha spinto verso un compromesso con i nostri grandi progetti e teorie. Era chiaro che dovevamo pagare il prezzo di una notte passata all’aperto. Per evitarla abbiamo gradualmente cominciato a ridisegnare i nostri programmi definendo una sorta di itinerario. Naturalmente lungo il viaggio abbiamo perso in libertà la nostra ricerca di comfort.

    Dopo tempo passato a riflettere il modus operandi che utilizzeremo nei nostri prossimi trip sarà certamente quello di ridurre l’equipaggiamento da bivacco alla mera sopravvivenza. Scegliendo di sfruttare la rete di rifugi, la distanza dall’una all’altra di queste strutture può quasi sempre essere coperta in 7-8 ore. A parte l’eventualità di un incidente serio che può immobilizzare totalmente una spedizione e forzarla a risolvere una vera situazione di emergenza, tali distanze possono essere tranquillamente coperte con un’attrezzatura adatta a questi territori anche in caso di giornate difficili.

    I limiti del viaggio

    I limiti di simili viaggi esistono naturalmente. Il primo di tutti è la ventilazione: il vento è un elemento complesso, incerto, fluttuante, capriccioso, instabile e versatile. Insomma mai garantito! Il secondo limite è costituito dalle condizioni meteo in generale. Il bel tempo non è una caratteristica di questi territori. Bisogna sapere che il gioco può diventare complesso e a volte assolutamente non ideale per una progressione in kite. Il terzo è il riposo. Se non si segue una routine allora il viaggio a un certo punto subirà una battuta d’arresto. Infine un po’ più localizzabile e intuibile è la presenza di vegetazione.

    In molti casi è la combinazione di questi elementi a rendere inagibile la progressione in kite. Per esempio il vento in faccia non necessariamente può essere un ostacolo, ma lo diventa se il territorio è particolarmente aspro e non consente di progredire bolinando. Lo stesso accade in condizioni di scarsa visibilità: se la progressione sul gps è piuttosto semplice, non lo è affatto la comprensione del territorio e l’anticipo delle traiettorie più giuste. Viaggiare con lo snowkiting in condizioni di scarsa visibilità è come giocare allo roulette russa ed è un gioco che non vogliamo giocare…

    Per cominciare un viaggio simile bisogna essere coscienti che ci saranno dei giorni in cui non è possibile procedere con il kite e per continuare sono necessarie abilità di arrampicata. Questo è quello che abbiamo fatto nella nostra terza e quinta tappa e in parte anche nella quarta. Principalmente a causa del vento in faccia, incroci obbligati, aree boschive oppure neve fresca profonda. Ma questo fa parte dell’avventura!

    Le attrezzature

    Kite: abbiamo scelto un quiver limitato a due kite e solo una barra a testa per minimizzare il carico del bagaglio. I Flysurfer Peak 3 (misure scelte 4m² e 9m²) hanno incontrato perfettamente le nostre esigenze della spedizione. Il 4 m² è probabilmente il kite più spettacolare ed efficiente.

    Testo: Michael Charavin (a cura di David Ingiosi)

    Foto: Michael Charavin & Joël Blanchemain