Kite da sogno: Reo Stevens ci porta in Micronesia

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Il pro rider Reo Stevens ha lasciato per qualche settimana le isole Hawaii dove da anni lavora come coach nello splendido spot di North Shore, a Oahu, per fare un’esperienza di viaggio quasi mistica in Micronesia tra atolli remoti di acqua cristallina, antiche rovine e uscite in kite a caccia di onde sul reef. Leggete il suo racconto e guardate lo splendido video.

Sono seduto alla mia scrivania con quello che sembra un caso di sindrome da sovraccarico dello scrittore con un flusso ininterrotto di immagini e ricordi per cui non so proprio da dove cominciare. Mi sforzo di distinguere cosa è realmente successo dai frammenti della mia immaginazione che portano a un sogno ormai dimenticato che ho avuto diversi anni fa. L’unica prova della realtà di quanto successo è una pila di foto di incredibili onde e scenari mozzafiato. Onde e scenari che si trovano sull’isola di Pohnpei, negli Stati Federati della Micronesia.

Lo splendore di Pohnpei non è affatto uno scoop visti i numerosi approfondimenti e servizi dedicati ai suoi vari aspetti pubblicati sulle riviste di tutto il mondo. Tuttavia la sua remota posizione geografica ne fanno una destinazione piuttosto difficile da raggiungere per la maggior parte delle persone. Pohnpei è il secondo scalo di un classico itinerario a quattro tappe che parte da Honolulu e ospita la famosa onda di Paliker Pass, altrimenti nota come “P-Pass”.

Ho visitato per la prima volta questa isola della Micronesia nel 2009 durante un viaggio che non dimenticherò mai con un gruppo di fuoriclasse delle onde tra cui Robby Naish, Mick Fanning, Dave Kalama, Stephane Gilmore, Beau Young e Ben Wilson. Ero praticamente circondato dai miei eroi (e da più titoli mondiali che uno potrebbe immaginare) che mi lasciavano sopraffatto dall’ammontare di talento riunito in uno stesso posto. Ancora oggi mi chiedo come ho fatto a essere così fortunato da meritarmi di partecipare a quel viaggio. Per quanto sorprendente fosse quel viaggio in realtà era molto simile a qualunque altro surf/kite trip che ho fatto in passato: un viaggio per le onde non tanto per la location.

Come surfisti e kiter infatti tendiamo a essere catturati dalle condizioni dell’acqua e del vento piuttosto che fare un passo indietro e ammirare quello che una destinazione può offrire nel suo insieme. Lo stesso Robby Naish una volta raccontava proprio dell’ironia di aver viaggiato per trent’anni, riempiendo di timbri un passaporto dietro l’altro senza in realtà vedere poi molto di quei luoghi. Questo atleta ha passato 30 anni a fare gare in ogni luogo ma senza mai vedere altro oltre la spiaggia.

Con i bollettini meteorologici di oggi gestiti da società ad alta velocità, i surfer e i kiter sono molto più concentrati nei loro viaggi a trovare le condizioni migliori (che è fantastico se quello è che cercate) piuttosto che sfruttare tutto il potenziale che ha da offrire una determinata località.

Lo scorso marzo sono stato così fortunato da essere invitato in un viaggio di ritorno a Pohnpei a bordo del Cabrinha Quest con un gruppo della Patagonia. Il nostro obiettivo era di raggiungere P-Pass ma senza fretta né lo stress di prendere le onde. Naturalmente tutti noi volevamo surfare ma il focus della spedizione era di rallentare e ammirare quello che Madre Natura aveva da offrirci.

Non c’è modo migliore di forzarvi a rallentare e rilassarvi come viaggiare a bordo di una barca. La nostra, dal nome di Discovery, ha una media di crociera di 6-7 nodi e probabilmente ha messo nel suo log più miglia negli ultimi 10 anni di ogni altro catamarano Lagoon là fuori. Discovery ci avrebbe portato dovunque avessimo voluto, ma non velocemente. Un perfetto veliero per rallentare e farci scoprire ogni cosa Pohnpei avesse da offrirci puttosto che passare a tutta velocità tra le isole e perdersi i loro tesori nascosti con in mente solo il surf.

L’EQUIPAGGIO

Per riempiere questo viaggio a bassa velocità è stato messo insieme un grppo di persone piuttosto eclettico in modo da avere un esperto sottomano pronto per ogni condizione avessimo dovuto affrontare. Jason Slezak (kitesurfer), Dan Malloy (surfer/diver), Jason McCaffery (maestro di tutte le rotte) Scott Soens (fotografo) e Tyler Emmitt (videomaker) si sarebbero tutti radunati alle Hawaii pronti a raggiungermi e prendere un volo per imbarcarsi sul Discovery e incontrare il team di Cabrinha Quest.

Dodici ore dopo e diversi su e gù nell’aeroplano, siamo arrivati a Pohnpei, passato la dogana e incontrato il Capitano Tom che ci stava aspettando nell’area bagagli. Estremamente annoiati da aeroplani e aeroporti, abbiamo velocemente afferrato i nostri kite bag e caricati sulle macchine che ci stavano aspettando per raggiungere il porto e incontrare il resto del team del Discovery. Una volta imbarcati tutti, abbiamo mollato le cime di ormeggio per dirigerci al primo ancoraggio del nostro viaggio per studiare i bollettini meteo e preparare un programma per i giorni a venire.

Il bollettino era pieno di vento ma non troppo di onde lasciandoci così senza troppa fretta di raggiungere P-Pass e sfruttare appieno tutto il resto che Pohnpei aveva da offrirci. Dopo avere aggiornato la lista di opzioni abbiamo tutti deciso di visitare il particolare sito archeologico di Pohnpei di cui molti non avevano neppure sentito parlare.

LE ROVINE DI NAN MADOL

Pohnpei ospita le rovine di Nan Madol che si trovano nella parte orientale dell’isola. Si tratta dei resti di una città formata su circa 100 isole artificiali collegate da una rete di canali ed è lunga 1,5 km e larga 0,5 km.

Queste isole sono fatte di oltre grandi pilastri in pietra scolpiti e impilati nello stile del “Lincoln log”. Sono così pesanti che nessuno sa dire con certezza come Nan Madol sia stata costruita. Ci sono diverse teorie: la più comune di queste tra i nativi si basa sulla magia in quanto aver costruito queste strutture a mano è alquanto incomprensibile.

L’attuale proprietario di questo sito archeologico che vive su un’isola privata per varie ragioni ha rifiutato diverse offerte di gruppi stranieri di aiutarlo a prendersi cura di queste rovine. Solo uno sparuto gruppo di volontari locali fa un po’ di manutenzione dell’area in modo che non sia travolta dalle piante e permettere a turisti come noi di visitarla. Dalla mia ultima visita del 2009 diversi muri sono crollati per via degli alberi e delle radici che vi sono cresciuti vicino. È piuttosto triste che questo particolare sito archeologico sia a poco a poco inghiottito dalla natura.

Abbiamo camminato attorno le rovine e navigato con i Sup attraverso i canali cercando di vedere quanto più possibile e fino all’ora di rientrare a bordo di Discovery. Tutti siamo rimasti così sorpresi dalle rovine e confusi su come fossero state costruite che ci siamo divertiti a condividere le nostre varie teorie anche se sono sicuro che erano tutte sbagliate.

I DOWNWINDER DEL REEF ESTERNO

Una volta tornati a bordo del Discovery dopo la nostra visita alle rovine archeologiche di Nam Madol, il Capitano Tom ci ha suggerito di gonfiare i nostri kite e fare un downwind affiancando la barca e navigando insieme verso il secondo ancoraggio dove avremmo passato la notte seguente. Dopotutto perché stare a bordo fino al prossimo scale se si può fare kite? Pohnpei è circondata da frange di reef che formano una laguna protetta. Quest reef sono pieni di vita. Hanno acque abbastanza basse da tenere lontane le barche ma con fondali sufficientemente profondi da permettere a un kiter di esplorarli. E proprio questa opportunità di esplorare i reef con il supporto di una barca a vela è uno dei più grandi vantaggi di un kite trip in barca.

Per diverse ore sia io che Jason abbiamo fatto su e giù per il reef incontrando una varietà di specie di marine che non avremmo mai avuto modo di vedere senza i nostri kite.

L’ATOLLO DI ANT

Avevamo esplorato abbastanza tutti i dintorni dell’isola di Pohnpei che abbiamo deciso di avventurarci lontano dall’isola principale e andare a vedere cosa aveva da offrirci l’atollo di Ant, divenuto di recente riserva marina. Situato nella parte occidentale di Pohnpei, l’atollo di Ant presenta una delle pass più straordinario che io abbia mai visto! Un passaggio a forma di “S” che è scavato nel reef dell’atollo. Ed è l’unico passaggio per accedere nella laguna. Normalmente il litorale da queste parti declina gradualmente verso i fondali più profondi, ma le forti correnti che scorrono dentro e fuori questa laguna hanno creato un salto improvviso nel passaggio. Così passando istantaneamente da acque basse appena pochi centimetri a acque profonde 50 metri, il passaggio permetteva al Capitano Tom di avvicinare il Discovery al reef e permetterci di ammirare da vicino la vista strepitosa dei fondali di questa laguna.

Per approfittare appieno del posto in cui stavamo e della barca abbiamo…

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GUARDA IL VIDEO DEL VIAGGIO DI REO STEVENS:

Reo Stevens

Photos: Patagonia/Scott Soens