Jerrie Van De Kop da Zanzibar al Kilimanjiaro in Kite

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    Zanzibar, ecco da dove è partito il progetto ambizioso di Jerrie Van De Kop firmato RRD Follow the wind. Un viaggio pazzesco da Zanzibar alla cima del Kilimangiaro per mezzo del kite nelle sue varie espressioni (hydrofoil, TT, Surfboard, Skate, Buggy, etc.) passando per il mare , il deserto e la neve per spiegare ai ragazzi africani il problema del riscaldamento globale.

    La prima session per me in Zanzibar. Finalmente! Un’uscita in mare davvero speciale per me. Questa infatti è la prima volta in kite per Lutman. Lutman è un acrobata molto dotato che vive a Zanzibar. È incredibile osservare il talento atletico di questo bambino. Una volta che siamo partiti potevo sentire solo il suo respiro forte e le sue risate. Gli piaceva tantissimo. È stato fantastico navigare con lui e sono certo che Lutman diventerà un nome come acrobata o forse anche come kiter!

    Per l’inizio della mia missione cercavamo spiagge libere dove di solito non vanno i kiter. Incontrarsi con i ragazzi è stato bellissimo. Non avevano idea di cosa stava accadendo. È piuttosto difficile comunicare con loro per via delle lingue differenti. Loro parlano solo Swahili. Cambiare i kite è una bella sfida una volta che sei in mare aperto. Durante il mio primo viaggio in Tanzania ho dovuto cambiare il mio kite con uno più piccolo. Più tardi ancora ho cambiato passando a un 7 metri Passion. Cambiare il kite a bordo di una piccola barca non è facile ma era l’unica soluzione. Dopo sei ore di navigazione sono arrivato sul continente.

    Il mio piede infettato da un riccio

    Durante il viaggio da Zanzibar alla Tanzania ho messo il piede in un riccio di mare. Ce ne sono tantissimi attorno il reef di Zanzibar. È molto difficile rimuovere le loro spine, quindi ho deciso di lasciarle lì nel piede. Pessima decisione. Il dito del piede si è infettato e dovevo metterlo a posto prima di scalare il Kilimangiaro!

    Allora ho chiesto a un ragazzo del posto sulla spiaggia. In realtà non potevo comunicare con lui ma mi è bastato fargli vedere l’infezione. Si è allontanato per tornare poco dopo con un frutto e dell’olio. Mi ha guardato e mi ha detto semplicemente “scusa”. Quindi si è messo il mio dito del piede sporco in bocca. Non so perché, forse per aprire bene la ferita. Il dito mi faceva un male cane! Lui ha preso quindi il succo dal frutto e me lo ha spalmato sulla ferita. Poi la stessa cosa ha fatto con l’olio. Fatto! Il giorno dopo quando mi sono svegliato l’infezione era sparita!

    Un thè nella casa di fango

    Cercare un posto per dormire in una località che non conosci non è semplice. Alla fine ho seguito due uomini che mi hanno offerto del cibo e una tazza di thé. Questo posto era speciale per me perché di solito non si entra in queste case fatte di fango. Non c’era una porta e solo una piccola finestra nella cucina. Dopo qualche minuto la casa era piena di fumo per via del fuoco acceso. C’erano più di 35 gradi e uno dei due era ancora con la sua giacca a vento davanti al camino. Nel nostro viaggio abbiamo conosciuto tanta gente amichevole e divertente!

    Un posto perfetto, vento, sole e i Masai! Siamo stati molto fortunati con le condizioni meteo. È pazzesco come la terra sia così asciutta sotto la mia tavola quando facevo landboard. Non lo avevo mai fatto prima ma è piuttosto facile. Era bello vedere quanto i Masai erano incuriositi. Sicuramente non avevano mai visto prima una cosa simile. Si avvicinavano per vedere l’attrezzatura. Il landboarding non era il solo mezzo che utilizzavo per raggiungere il Kilimangiaro. Ho usato anche un carro a vela e un kitewing.

    In mongolfiera a volare sopra gli animali in branco

    Più tardi quella sera mi sono accampato in tenda all’interno di un parco nazionale con tutti gli animali intorno. Abbiamo acceso un fuoco per tenerli lontani. È stata un’esperienza forte perché eravamo lontani da ogni forma di civiltà. Senza il fuoco o lampade gli animali si sarebbero avvicinati a noi. Ci siamo svegliati alle 4 di notte con i ruggiti dei leoni che erano vicini. Dovevamo preparare la mongolfiera. Non ero mai salito su uno di questi affari ed è stata un’esperienza fantastica! Abbiamo volato sopra il parco con tutti gli animali che scappavano per avvicinarci al Kilimangiaro, la mia ultima tappa della missione.

    Sulla strada abbiamo incontrato dei bambini sulla strada vestiti in maniera colorata che per loro vuol dire diventare adulti. Erano bellissimi.

    L’ascesa del Kilimangiaro a – 10 gradi

    Una volta che ci siamo organizzati l’attrezzatura abbiamo cominciato il trekking. È molto importante prepararsi bene ed essere in forma prima di cominciare questo viaggio. Ma il nostro team era stato impegnato parecchio per le riprese in Tanzania e a Zanzibar ed eravamo stanchi ancora prima di cominciare. Vivendo in Olanda senza nessuna montagna da scalare, per me il Kilimangiaro era una bella novità. La natura durante l’ascesa è stupefacente. Si passa dalla giungla ai paesaggi desolati dei versanti alti. Dormire in tenda con una temperatura di -10 gradi non è facile. Non eravamo preparati. La montagna diventa sempre più difficile da scalare mano mano che si sale. Con il risultato che ci si affatica tanto e si dorme poco. Per fortuna avevamo un team preparato che ci ha aiutato parecchio. Sono orgoglioso di ognuno di loro che ci ha aiutato a raggiungere la vetta. È stato come andare sulla Luna!

    In vetta con il kite, come mai nessuno prima

    Scalare la montagna è stata una sfida enorme per me. Ma sono venuto qui per raggiungere la sua vetta ad circa 5.700 metri per sensibilizzare il mondo allo scioglimento repentino dei ghiacciai. Siamo stati fortunati ad avere anche un po’ di neve quel giorno. Un vero miracolo. Quando mi sono svegliato non stavo bene. Anzi non mi ero mai sentito così male in vita mia. Erano gli effetti dell’altitudine. Qualcuno del team mi ha aiutato ad alzarmi a mettermi le scarpe e a mangiare qualcosa. Jerome mi ha letteralmente portato lui in spalla perché non potevo quasi camminare. Non avevo senso dell’equilibrio e avevo difficoltà a respirare. Ho preso qualche aspirina e mi sono sentito leggermente meglio tanto da provarci. Il team ha gonfiato il kite, ci sono voluti 5 o 6 uomini perché per via dell’aria sottile l’ala non si gonfiava a causa dell’altitudine.

    Senza nessun equilibrio sono caduto diverse volte ma ero felice e l’adrenalina mi ha fatto sentire meglio. Alla fine ci sono riuscito. Ero contento di essere stato il primo al mondo a fare kite su questa montagna. Siamo quindi tornati al campo e ci siamo preparati per scendere. Ci abbiamo messo 8 giorni per salire e uno per scendere. Quando sono sceso mi sono sentito subito molto meglio.

    Testo: Jerrie Van De Kop

    Traduzione: David Ingiosi

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