Cosa cercano davvero i rider in un kite trip?

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    Photo Credit: Wakeupstoked

    I praticanti di kitesurf hanno quasi sempre la valigia pronta per viaggiare e andare a sfogare la propria passione in una delle tante destinazioni del mondo ricca di vento. Ma cosa cercano davvero quando partono? Di cosa hanno bisogno? A cosa non sono disposti a rinunciare? Un ricercatore italiano, Gianluca Goffi, sta svolgendo la prima ricerca scientifica al mondo dedicata al kitesurf e al suo impatto turistico. Ce ne parla in questa intervista.

    Gli appassionati di kitesurf sono persone che viaggiano, macinano chilometri, vanno dappertutto. Dove c’è vento naturalmente. Ma cosa si aspettano veramente da un kite trip? Cosa cercano? Di cosa hanno bisogno? A cosa non sono disposti a rinunciare in una vacanza dedicata alla loro passione? Sono queste le domande a cui cerca di rispondere Gianluca Goffi, kiter e ricercatore che sta realizzando la prima ricerca accademica internazionale dedicata al kitesurf e al suo impatto turistico.

    Gianluca nella vita si occupa di competitività e sostenibilità di destinazioni turistiche, ha già scritto cinque libri di economia e pubblicato diversi articoli in prestigiose riviste scientifiche internazionali, come il Journal of Cleaner Production. Attualmente sta conducendo questa particolare ricerca  scientifica sul kite e le sue potenzialità turistiche in collaborazione con Lorenzo Masiero, professore associato della Hong Kong Polytechnic University. Per essere attendibile e rispettare i rigorosi parametri richiesti dalle ricerche scientifiche il progetto di Gianluca Goffi, già tradotto in inglese e in portoghese e al quale hanno già risposto oltre 300 kiters, ha bisogno anche del vostro aiuto. Basta prendervi 5 minuti e rispondere alle domande da lui formulate. Prima però sentiamo dalla sua voce le ragioni e gli obbiettivi di questa ricerca.

    – Gianluca, come ti sei avvicinato al kitesurf e da quanto tempo lo pratichi?

    Pratico kitesurf da circa 5 anni, mi piace in particolare lo stile Old School e mi sono letteralmente innamorato di questo sport. Il più delle volte esco nel mio home spot di Senigallia dove però non c’è molto vento, quindi in questi anni ho viaggiato molto. Anzi devo dire che il kitesurf ha trasformato completamente il mio modo di viaggiare: prima il viaggio era esclusivamente dedicato a conoscere nuovi luoghi, ora a questo ho affiancato l’attrezzatura da kite che ormai la fa da padrone.

    – E nella vita di cosa ti occupi?

    Fino a ora mi sono occupato di turismo, sia dal punto di vista delle destinazioni che delle imprese, con alcuni studi: uno su 370 destinazioni di eccellenza italiane, altri su grandi destinazioni di Paesi in via di sviluppo, come il Brasile e la Repubblica Dominicana, altri ancora sui tour operator. Tutti gli studi hanno avuto un filo conduttore: dimostrare che un nuovo modello di turismo più sostenibile, rispettoso dell’ambiente, delle comunità locali e che generi benessere ai residenti non solo è possibile, ma auspicabile, perché conveniente e competitivo per tutti, per le imprese, per i turisti, per le destinazioni e pure per le grandi multinazionali del turismo. Ho dimostrato in questi studi che la sostenibilità aumenta la competitività di tutte le destinazioni (piccole, grandi, di paesi sviluppati e non) e le performance dei tour operator.

    – Come nasce questa ricerca dedicata al kitesurf?

    Perché avendo viaggiato per praticare il kitesurf in molte destinazioni mondiali ho constatato quanto questo sport sia importante per lo sviluppo economico di quei luoghi. Sono quindi andato a vedere quali ricerche accademiche fossero state pubblicate al riguardo e ho avuto una sorpresa: il kitesurf è totalmente assente da qualsiasi pubblicazione scientifica. Mentre sul surf ci sono più di 30 ricerche pubblicate nelle migliori riviste accademiche in cui si studia di tutto (dai comportamenti dei surfisti, alle loro preferenze quando viaggiano, agli impatti ambientali ed economici del surf, etc.), su uno sport come il kitesurf, in enorme crescita e praticato da diversi milioni di persone nel mondo, non vi è nulla, solo un paio di ricerche a livello medico sui traumi derivanti dalla pratica del kitesurf.

    – Come si svolge questa ricerca e i kiter come possono collaborare?

    La mia ricerca accademica è orientata al turismo, visto il mio background professionale. Servono solo 5 minuti per rispondere a una serie di domande e penso sia non solo interessante per un amante di questo sport, ma anche un piacere perché le domande sono coinvolgenti e si risponde semplicemente aprendo un link. Le prime domande sono specifiche sul kite e riguardano lo stile, le condizioni meteo, il vento, poi c’è una sezione dedicata alle preferenze nei kite trip e infine si chiede di scegliere fra due destinazioni ipotetiche.

    – Quali sono gli obiettivi principali della tua ricerca?

    Lo scopo è quello di sapere tutto sui kiter e analizzare secondo le diverse tipologie di praticante, le sue esigenze e i suoi gusti personali cosa cerca in un kite trip, dalla destinazione, ai servizi, ai suoi bisogni, gli interessi e le preferenze. Questo affinché le destinazioni e le stesse imprese turistiche possano migliorare i loro servizi e in generale i nostri kite trip essere sempre più emozionanti.

    – La ricerca ha anche altre finalità?

    Sì, il mio obiettivo è quello di ricavarci due articoli scientifici e pubblicarli poi nelle migliori riviste scientifiche internazionali, perché è soltanto questa pubblicazione che certifica la bontà e l’efficacia della ricerca. Le riviste accademiche esaminano per mesi la ricerca e di solito dopo un anno circa dal primo invio, pubblicano l’articolo scientifico. È molto dura, perché per arrivare ai top Journal vi è la concorrenza di tutti i migliori ricercatori al mondo del settore. Un ulteriore scopo del progetto è quello di dare dignità e visibilità accademica a questo sport, visto che il surf finora l’ha fatta da padrone e il kitesurf è totalmente assente.

    – Al di là degli obiettivi scientifici, avrai un ricavato economico da questa ricerca?

    Assolutamente no. Ci tengo anche a precisare che la ricerca viene fatta senza finanziamenti di alcun tipo e a esclusive mie spese ed energie. Oltretutto all’eventuale pubblicazione in riviste scientifiche di livello non genera alcun introito economico, arricchisce solo il mio curriculum personale eventualmente. Svolgo questa ricerca solo per l’amore che ho verso questo sport. Sono e rimango un ricercatore e semplicemente la curiosità mi ha spinto a mettere in piedi questo progetto internazionale.

    Se le parole di Gianluca Goffi vi hanno convinto e volete contribuire alla sua ricerca scientifica, potete seguire seguente link:

    http://hkpolyushtm.asia.qualtrics.com/jfe/form/SV_0vnAW9KfQLUE4El

    Ci trovate il formulario con le domande. Per riempirlo vi bastano solo 5 minuti. Possono partecipare praticanti di qualsiasi tipo, dai principianti ai top rider. Anzi se questi ultimi volessero condividere questa ricerca sui loro profili sarebbe una bella dose massiccia di visibilità. Buoni kite trip a tutti!

    David Ingiosi

    Photo credits: Svetlana Romantsova