I 4 segreti per progredire nel kitesurf

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Per progredire nel riding e nei trick bisogna trascorrere quanto più tempo possibile in acqua, non c’è altra strada. Ma bisogna avere bene stampati in mente questi 4 importanti suggerimenti riguardo all’approccio.

A chi di noi rider non piace entrare in acqua e chiudere un nuovo trick? Non importa che sia il nostro primo salto oppure la rifinitura di quel micidiale Front Mobe. La soddisfazione è sempre enorme. Una volta chiusa una manovra per la prima volta non solo il nostro cervello ma anche i muscoli cominciano a ricordarsi le posizioni e così dopo viene tutto più facile. Per progredire nel riding e nei trick bisogna trascorrere quanto più tempo possibile in acqua, non c’è altra strada. Anche la costanza è un fattore decisivo. Se durante una stagione accumuliamo solo una ventina di uscite la nostra progressione sarà inevitabilmente lenta e poco soddisfacente, per non dire frustrante perché ogni volta sarà un po’ come ricominciare daccapo.

  

01. Per prima cosa: focalizzare l’obiettivo

Uno dei modi migliori per migliorare come rider è darsi nuovi obiettivi e concentrarsi su quelli. Volete chiudere una manovra? Cercate di visualizzarla, pensate ai vari passaggi, figuratevi la progressione e scandite il timing. Aiuta molto anche un atteggiamento positivo: immaginate la felicità di chiuderla. Così una volta entrati in acqua il corpo e la mente saranno già preparati alla sfida. I nuovi trick dovrebbero essere provati all’inizio della session dopo un breve riscaldamento, approfittando di essere freschi e pieni di energia. Sono sufficienti 8-10 volte. Poi fermarsi e analizzare cosa va bene e cosa non funziona e soprattutto cercare di capire perché. Poi ripetere, magari distraendosi e motivandosi ogni tanto con qualcosa che già si padroneggia. Per centrare l’obiettivo serve l’approccio giusto che è quello di divertirsi mentre si prova. La gioia di sperimentare, di sfidare i propri limiti inizia durante le prove e non necessariamente quando si è raggiunto il traguardo.

02. Sbagliare fa parte dell’apprendimento

I kite sono concepiti per volare al meglio ma anche per resistere agli schianti. Non bisogna aver paura di far cadere l’ala in acqua. L’errore è necessario e dà la misura di ciò che l’ala può e non può fare, di quello che noi possiamo e non possiamo fare. Se la navigazione di bolina e il bodydrag sono abilità consolidate, semplicemente fregatevene di sbagliare. Un aiuto consistente può venire dai video tutorial della manovra che si vuole chiudere. Anche lì tuttavia bisogna saper individuare quello giusto, quello che si adatta di più a noi e che spiega in maniera più chiara e comprensibile. La cosa migliore sarebbe avere qualcuno che ci guarda e che ci dice dall’esterno cosa facciamo bene e cosa sbagliamo, perché spesso nella velocità della manovra non riusciamo a identificarne i punti critici e i movimenti corretti.

03. Non date la colpa all’attrezzatura

Alcuni rider si perdono dietro l’attrezzatura addossando a questa la maggior parte dei propri successi o insuccessi nel chiudere le nuove manovre. In realtà per progredire l’80 per cento dei fattori in gioco passa esclusivamente attraverso le proprie abilità e le motivazioni. Basta andare in qualche spot di Paesi africani, sudamericani oppure orientali per vedere in acqua ragazzi che fanno dei veri numeri con materiale scadente o datato. Le attrezzature moderne sono ormai estremamente performanti, sicure e versatili. Basta scegliere quelle più adatte al nostro stile di riding, quelle con cui ci sentiamo a nostro agio e il gioco è fatto. Poi tutto dipende da noi.

04. Essere in forma conta, eccome

Molto più importante è tenersi in forma. Il kiteboarding è un sport che sollecita i muscoli, le articolazioni, i tendini, le giunture. Senza contare lo stress di un paio d’ore passate a provare nuovi movimenti con inevitabili errori, cadute, recuperi che sollecitano oltremodo il fisico. Correre, andare in bicicletta, fare stretching non solo aumentano le possibilità di stare più tempo in acqua e sopportare sforzi ripetuti ma prevengono anche incidenti come stiramenti, contratture, distorsioni, etc.

David Ingiosi

Photo: Svetlana Romantsova, Andrè Magarao, Ben Harvey