La seconda vita di Bianca: dal kitesurf ai bikini per le rider

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Se le ragazze del kitesurf possono indossare bikini tecnici e alla moda in giro per il mondo è grazie a Bianca Forzano, stilista e surfer che dopo avere scoperto il kite qualche anno fa ha deciso di mollare il suo lavoro di ingegnere, trasferirsi a Cabarete e lanciare la sua linea di costumi.

Per amore del kitesurf, si viaggia, si gira il mondo, ma si cambia anche vita. Lo sa bene Bianca Forzano, romana ma di origini calabresi, che ha scelto di mollare tutto e trasferirsi a Cabarete, nella Repubblica Dominicana, per reinventarsi una vita. Ha messo da parte la sua Laurea in ingegneria, un MBA (uno dei più importanti programmi di specializzazione manageriale) e un lavoro alla PricewaterhouseCoopers, tra le più grandi società di consulenza al mondo. Così oggi insegna kitesurf a Santo Domingo, ma soprattutto disegna e produce la sua linea di bikini, molto apprezzati tra le pro rider e le appassionate di questo sport. Questa è la sua storia.

– Chi è Bianca Forzano?

Mi sento come se avessi vissuto due vite. Perché ho fatto un cambio di vita radicale. Dieci anni fa da ingegnere con una carriera avviata, mi sono trasferita ai Caraibi per seguire una grande passione che è quella per il mare e gli sport acquatici, in particolare il kitesurf. Questa passione mi ha portato non solo a lasciare il mio lavoro, ma anche i miei affetti e la mia vita in Italia. Quindi mi sono reinventata totalmente, anche a livello professionale intorno al mondo del kite. Oltre a essere istruttrice di kitesurf, ho dato vita a una produzione di bikini sportivi e tecnici ispirati al mio percorso personale, ecco perché il brand si chiama Bianca Bikinis ed è rivolto a tutte le praticanti di sport acquatici. Disegno una linea di capi beachwear o active wear, perché sono sia bikini sia leggins che top, insomma tutto quello che può servire a chji fa surf, kitesurf o sup e vuole nello stesso tempo essere fashion.

– Quando hai cominciato questo sport che capi da donna utilizzavi?

Soffrivo la mancanza di prodotti tecnici da donna espressamente studiati per questo tipo di sport: mute, lycra, pantaloncini, tipo Anni 90 da nuotatrice oppure il classico costume da spiaggia inutilizzabile per lo sport perché si slaccia, si rompe, si usura facilmente, è scomodo.

– Le riders, così come le surfers sia in Italia che all’estero vivono la spiaggia in maniera attiva, passano molte in acqua. Di che capi sportivi hanno bisogno?

Viaggio tantissimo in tutto il mondo per cercare nuovi spot, assistere a gare o partecipare ad eventi. Le ragazze che frequentano questo mondo hanno bisogno di capi adeguati, resistenti, tecnici, ma anche versatili che le possa far sentire a proprio agio in acqua come in spiaggia a prendere il sole o a un pool party. Quindi ho ideato capi in grado di soddisfare sia esigenze funzionali che estetiche.

– Quando hai deciso di dare vita al tuo brand hai scelto un approccio personale o di mercato?

Ho avuto un approccio personale dal punto di vista di esigenze, gusti e ispirazione, ma per come gestisco il brand ho scelto un approccio tecnico, anche sfruttando il mio percorso professionale precedente da ingegnere e consulente aziendale. Un’azienda ha tanti aspetti: design, produzione, accounting, marketing, comunicazione. Nulla può essere lasciato al caso. Sono una rider, una designer, ma soprattutto un’imprenditrice.

 

– Tu Bianca pur vivendo all’estero sei italiana al 100 per cento. Da imprenditrice di abbigliamento come cerchi di promuovere il “Made in Italy” nel mondo?

Ho sempre voluto mantenere la mia identità italiana con la mia personalità e la mia immagine. Per i miei prodotti è ancora più importante questo approccio per cercare la qualità italiana del prodotto a livello di design, produzione e manifattura. Uso solo materie prime italiane, così come sartorie e soprattutto mano d’opera del mio paese, anche per una questione di etica del lavoro e sostenibilità. In quest’ottica uso anche prodotti riciclati da materiali industriali, come le lycra.

 – Come comunichi i tuoi valori: il made in italy, la qualità del prodotto, la filosofia di produzione sostenibile?

Cerco di diffondere i miei valori sia in prima persona che attraverso le ambassadors del brand, tutte ragazze, surfiste o kiters, i linea con la mia filosofia. Ragazze sportive, che viaggiano, amanti del mare e che hanno una coscienza dell’ambiente.

– Quante collezioni hai al momento?

Io ho due principali collezioni: la Surf Collection che si ispira alle Hawaii, quindi molto colorata e con motivi floreali, in cui i bikini sono piccoli, quasi minimal, come piacciono alle surfiste; poi c’è la Kite Collection che invece prevede capi più coprenti con top a manica lunga e leggins anche perché le rider devono proteggersi dai raggi solari.

 – Oggi Bianca Bikinis dov’è maggiormente diffusa?

Attualmente in Repubblica Domenicana e in tutta Europa dove vendo on line e attraverso shop locali. Mi piacerebbe che si diffondesse maggiormente in Italia anche per divulgare attraverso i miei prodotti il kitesurf e gli sport acquatici in generale che non devono essere un presidio esclusivo dei maschi proprio come succede all’estero dove le praticanti donne sono tantissime.

– Chi vuole acquistare i tuoi bikini dove li trova?

Sul mio sito www.biancabikinis.com e sui miei canali social Facebook e Instagram. Per chi invece vuole provarli, sul sito c’è la lista di tutti i negozi dove è possibile trovarli sia in Italia che all’estero.

David Ingiosi