Maestosa e affascinate isola dell’oceano Indiano, Zanzibar è il perfetto rifugio dal rigido inverno europeo per gli appassionati di kitesurf. Oltre a spiagge mozzafiato e acque turchesi, offre vento a volontà, immersioni sui reef e safari nelle riserve naturali. Due rider del team Flysurfer Kiteboarding alla scoperta di questo spot in un suggestivo video.

C’è un’isola tuttavia che negli ultimi anni si è imposta come una delle località turistiche preferite dai kiter di tutto il mondo, non solo per la qualità del vento e la bellezza straordinaria delle sue coste, ma anche per l’atmosfera rilassata che vi si respira, l’accoglienza del suo popolo e la sua cultura millenaria. Stiamo parlando di Zanzibar, la maestosa e affascinante isola dell’oceano Indiano.

È proprio in questa suggestiva location che Lukas Vogeltanz e Andrea Jandova, team riders di Flysurfer Kiteboarding, hanno deciso di passare un paio di settimane testando i nuovi materiali del brand. Nel suggestivo video che hanno girato le immagini delle loro incredibili evoluzioni in Hydrofoil in uno scenario mozzafiato.

Un’isola magica sulla “Rotta delle Spezie”

Il territorio di Zanzibar è un arcipelago situato di fronte alla costa orientale della Tanzania, in Sud Africa. È costituito da due isole principali, Unguja (o semplicemente “Isola di Zanzibar”) a Sud e Pemba a Nord, e da oltre quaranta isole minori, più piccole e disabitate. La particolarità di Zanzibar è proprio questa: è un’isola africana a tutti gli effetti, ma è come se volgesse le spalle al Continente Nero per proiettarsi attraverso le acque dell’Indiano verso Est e i Paesi orientali.

Nel corso dei secoli Zanzibar è stata un crocevia di culture e popoli diversi: Sumeri, Assiri, Babilonesi, Egiziani, Fenici, Indiani, Persiani, Portoghesi, Arabi, Olandesi e Inglesi sono passati in queste terre lasciando ognuno traccia di sé. Zanzibar è anche nota come “isola delle spezie” per essere stata uno scalo strategico della cosiddetta Rotta delle Spezie, ossia la via marittima dall’Europa all’India aperta tra il XV e il XVI secolo dagli esploratori portoghesi. Questo arcipelago poi è uno dei luoghi più rappresentativi della cultura Swahili, la cui lingua è stata a lungo quella predominante negli scambi commerciali fra Asia e Africa e che tuttora svolge il ruolo di lingua franca in gran parte dell’Africa orientale.

Gli spot di Paje e Jambiani: venti costanti e spiagge bianche

Storia e cultura a parte, i punti di forza di Zanzibar rimangono la natura incontaminata, le spiagge bianchissime orlate di palme e l’acqua dell’oceano che secondo la luce regala una tavolozza di colori dalle incredibili sfumature che variano dal blu cobalto al turchese. Gli spot per praticare il kitesurf si trovano lungo la costa orientale e sono principalmente Jambiani, spiaggia più turistica e molto frequentata e Paje, più appartata e selvaggia, entrambi ideali per principianti ed esperti, amanti del freestyle e del wave. Essendo situata a pochi gradi sotto l’Equatore, Zanzibar è interessata da due stagioni di venti Alisei corrispondenti al nostro inverno (dicembre – marzo) e alla nostra estate (giugno – settembre). Da metà dicembre ai primi di marzo soffia il Kaskazi, un vento da Nord-Est che entra side/side on rispetto alla costa con un’intensità tra i 12 e i 25 nodi. Inizia al mattino e tende a rinforzare nel pomeriggio. Da giugno a settembre soffia invece il Kusi da Sud-Est, anche questo side on, ma leggermente più sostenuto.

Acqua piatta sottocosta e onde sul reef

Le maree sono l’elemento più caratteristico di questi spot. Ogni 6 ore si susseguono un’alta e una bassa marea; quest’ultima crea una laguna larga circa 500 metri con acqua profonda circa 30 centimetri e piatta, mentre con l’alta marea si crea un po’ di chop. A circa un chilometro da riva c’è il reef dove rompono le onde che con bassa marea sono più alte e ripide, mentre man mano che la marea si alza diventano più piccole e facili.

Mediamente la temperatura dell’acqua rimane intorno ai 25-27 gradi e permette lunghe session indossando una semplice lycra o al massimo una muta short. Le vele consigliate vanno dai  9 ai 12 metri con tavola da 135 centimetri (per rider sui 75 kg di peso).

Gite in barca e passeggiate nei vicoli di Stone Town

Finite le session in acqua Zanzibar ha molto da offrire. Oltre ai locali, i bar e i ristoranti dei villaggi di Paje e Jambiani, sull’isola è possibile fare immersioni alla barriera corallina, gite in sup nelle lagune circondate da foreste di mangrovie, escursioni lungo costa a bordo dei ngalawa (le tradizionali canoe con bilanciere) o ancora suggestivi safari a bordo di jeep o quad alla scoperta di scimmie, farfalle, rettili ed elefanti nei grandi parchi naturali dell’isola.

Tra le visite da non mancare c’è sicuramente la capitale di Zanzibar, Stone Town, con il suo centro storico disseminato di piccoli vicoli, negozi, moschee, musei, colorati mercati all’aperto e case costruite con pietra corallina che si alternano a eleganti palazzi che fondono influenze arabe, indiane, europee e africane. Una curiosità: qui è nato il celebre cantante leader dei Queen Freddy Mercury e non sono pochi gli eventi e le manifestazioni che ogni anno lo celebrano.

Interessanti anche i tour delle spezie con visite alle numerose piantagioni di chiodi di garofano, vaniglia, pepe, zenzero e noce moscata che sorgono nell’interno dell’isola, oppure una gita a Prison Island, un tempo scalo strategico della rotta degli schiavi o ancora le escursioni alle vecchie fortezze e alle ville degli antichi sultani che hanno dominato l’isola.

Insomma un viaggio a Zanzibar non sazia solo la fame di kite lontano dal freddo inverno, ma è un’esperienza in un luogo magico e sospeso nel tempo che sa di Africa e sogna l’Oriente.

David Ingiosi