Vi spiego perche ai kiter delle Olimpiadi non frega nulla

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I kiter stanno ai dibattiti e ai sondaggi come i tori nei negozi di cristalleria. Le Olimpiadi, le diatribe con i velisti, gli interessi delle federazioni, il business dello sport, gli vanno stretti. Sono surfisti, anime ribelli, idealisti, sognatori ed egoisti. Tutto il resto è noia…

Quando ho letto il sondaggio pubblicato dal Giornale della Vela dal titolo “Secondo voi il kite è vela o no? È giusto che diventi disciplina olimpica?” mi è venuta in mente una bellissima frase di Mauro Corona, scrittore, alpinista e outsider italiano: “I sondaggi fanno come quegli amici che stanno all’osteria col sedere all’asciutto mentre fuori diluvia e quando entri bagnato zuppo ti dicono: «Piove»”. Come a dire che i sondaggi non insegnano nulla, sono in ritardo, arrivano sempre dopo. Perché dico questo? Innanzitutto mentre il magazine cerca di sondare le opinioni dei suoi lettori circa l’eventualità che il kitesurf sia vela o se sia giusto che diventi olimpico, ci sono i fatti.

A Dakhla i ragazzi del kitesurf in gara per le Olimpiadi

Un fatto è che proprio in questi giorni, dal 20 al 25 febbraio, si stanno svolgendo a Dakhla in Marocco le qualificazioni ufficiali ai Giochi Olimpici Giovanili di Buenos Aires della classe TwinTip Racing per Europa e Africa. All’evento prendono parte 56 giovani kiter africani ed europei pronti a conquistarsi il biglietto per questo prestigioso evento. Da sottolineare come tra tutte le nazioni presenti a questa selezione l’Italia sia uno dei Paesi più rappresentati con ben 11 atleti, di cui 6 convocati dalla Federazione Italiana Vela. Per le ragazze ci sono Irene Tari, Sofia Tomasoni, Chiara Adobati, Alice Ruggiu e Maggie Eileen Pescetto. Per i ragazzi invece abbiamo Lorenzo Boschetti, Francesco Contini, Alessandro Caruso, Matteo Dorotini e Romeo Marrero Dante.

Insomma i vertici di Word Sailing hanno poco da scannarsi tra loro per decidere se ammettere o no il kite alle Olimpiadi a discapito delle classi veliche storiche. Il kitesurf è già lì, se non ancora nella stanza dei bottoni, quantomeno seduto comodamente nell’anticamera. La strada olimpica del kitesurf è stata intrapresa da tempo e ormai è solo questione di capire in quale edizione dei Giochi Olimpici ali e tavole faranno il loro debutto ufficiale.

Il kitesurf è vela, velisti fatevene una ragione

A sfatare poi i dubbi pregressi sul fatto che il kitesurf sia vela o meno ci hanno pensato un anno fa gli inventori stessi del kitesurf, ossia i francesi, quando a gennaio 2017 il Ministero dello Sport transalpino ha ritirato la delegazione per il kitesurf alla Federazione Francese di Volo Libero per assegnarlo alla FFV, ossia la Federvela francese, a sua volta membro di World Sailing. Un’attestazione ufficiale di come il kitesurf sia considerato a tutti gli effetti disciplina velica per buona pace di puristi e detrattori. Questi sono i fatti.

Le Olimpiadi? Ma che roba è?

Veniamo ora alle opinioni, perché su questo fronte c’è da sottolineare un paradosso. Mentre una parte di velisti tradizionalisti si strappano i capelli (chi ancora ce li ha visto che la media di età mi sembra piuttosto alta) per questa invasione di campo da parte del kitesurf e giustamente alzano le barricate per difendere classi veliche che hanno fatto la storia della vela olimpica, agli appassionati di kitesurf di tutto questo dibattito non frega assolutamente nulla. A chi pratica il kitesurf che questo diventi o meno disciplina olimpica non interessa minimamente. Sapete perché? Perché se pure fosse, quella olimpica sarebbe la rappresentazione forse del 10 per cento di cosa è realmente questo sport e le sue mille espressioni. Nel kitesurf ci sono tante discipline: Racing, Hydrofoiling, Speed, Freestyle, Wave, Big Air, Strapless Freestyle, etc. Il che vuol dire attrezzature e materiali diversi, differenti approcci e filosofia.

Per non parlare di tutta la cultura del surf e della vita da spiaggia su cui si è innestato e formato il kitesurf, la ricerca del vento, la libertà, la velocità, l’amore per le onde, i viaggi, le estati senza fine, i codici di una tribù che parla la stessa lingua e vive le stesse suggestioni. Il kiter in fondo è un surfista, uno spirito ribelle. Le istituzioni, le federazioni, le gare ufficiali, le vive con distacco. Basti guardare il successo preponderante delle competizioni internazionali fuori i circuiti ufficiali. I kiter professionisti le gare ormai se le fanno da soli, con gli sponsor e i premi in denaro.

Il kitesurf olimpico sarà come il windsurf: la vela dei poveri

Tutto questo le Olimpiadi per quanto prestigiose e popolari, non potrebbero mai raccontarlo. Ricordate il windsurf? Chiedete a un praticante windsurfista cosa ne pensa dell’RS:X olimpico. Credetemi, è già tanto se capisce di cosa state parlando. Cioè è un altro mondo. Sono le Federazioni di Vela che vogliono mangiare la torta del kitesurf per ragioni evidenti: fare un restyling, attirare un pubblico giovane, acquisire nuovi settori di mercato, registrare le nuove tendenze della vela, sfruttare la grande comunità dei kiter nel mondo. Il kitesurf al contrario si fa gli affari suoi (e sono molti).

Personalmente da addetto ai lavori, velista e kiter, l’idea del kitesurf olimpico mi entusiasma e per questo nel sondaggio del Giornale della Vela ho votato in questo senso. Ma perché sono un velista evoluto e faccio il tifo per quei ragazzi che scendono in gara a Dakhla con un sogno nel cuore. Se fossi un kiter puro, nemmeno starei al pc a rispondere ai sondaggi dei magazine, ma quasi sicuramente sarei in acqua, a scendere col sorriso in faccia e il culo stretto dal picco di un’onda…

David Ingiosi