Un kiter salva un bimbo nel mare dello Sri Lanka

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Un appassionato di kitesurf, Salvatore Ledda, 43enne nuorese, imprenditore del legname in vacanza nello Sri Lanka, nell’Oceano Indiano, lo scorso 28 gennaio durante una session tra le onde è riuscito a trarre in salvo grazie al suo aquilone un ragazzo che stava annegando. Un bell’esempio di solidarietà e amore per la vita.

«Ero lì con il mio kitesurf che giocavo tra le onde, quando ho visto il bambino annaspare e andare sott’acqua per ben due volte, così mi sono avvicinato a lui, l’ho preso per un braccio e con il mio aquilone l’ho riportato a riva salvandogli la pelle». Oltre al mare dello Sri Lanka, ai volti e alla generosità sincera dei suoi abitanti, Salvatore Ledda del viaggio fatto nella splendida isola a Sud dell’India, porterà sempre con sé anche il sorriso pieno di gratitudine del piccolo Nami. E il piacere profondo di avergli salvato la vita. Quarantatré anni, nuorese, imprenditore del settore legname, Salvatore Ledda ha lasciato lo Sri Lanka un paio di settimane fa, ma ha ancora ben impressa nella mente la straordinaria esperienza di viaggio e di vita che ha fatto in quella terra così lontana dalla sua Sardegna.

 

Padroneggiare il body drag può salvare vite umane

E nel mezzo di tanta spensieratezza, sport e natura, lo scorso 28 gennaio all’improvviso è arrivato l’imprevisto. Salvatore quel giorno era in acqua nella famosa spiaggia di Bentota con il kite e si stava divertendo come in altre session in quel paradiso. In spiaggia c’erano diverse famiglie del posto e sulla battigia c’era anche la sua compagna, Claudia. «Quel giorno – racconta lei stessa – soffiava un vento molto forte, era davvero la giornata ideale per gli amanti del kitesurf. Io guardavo i movimenti di Salvatore in acqua, ma mi sono resa subito conto che la corrente stava trasportando un gruppo di cinque bambini in mare aperto. Il bagnino che era accanto a me si è prontamente buttato in acqua con un tubolare galleggiante e a quel mezzo di galleggiamento è riuscito con difficoltà a far aggrappare quattro di questi bambini. Il quinto invece noi dalla spiaggia a tratti non lo vedevamo più. La mamma, in spiaggia, si disperava, poveretta. E poi è stato un attimo: ho visto la vela del kite, ho visto Salvatore afferrare sotto il braccio “qualcosa” da sotto l’acqua. L’ho visto raggiungere il gruppo di quattro bambini ai quali ha lasciato la sua tavola da surf». Poi è arrivato in spiaggia trainato dalla sola vela utilizzando la tecnica del body drag. Quel “qualcosa” che teneva stretto sotto il braccio era Sami. Tante lacrime, tanto spavento, ma Nami stava bene». «Thank you, thank you!», avrebbe ripetuto, poco dopo, il piccolo, ancora spaventato, e circondato dai suoi cari, al suo “salvatore”, di nome e di fatto.

 

Il kitesurf, uno stile di vita che insegna la solidarietà

«Non mi sono sentito per niente un eroe – ha spiegato Salvatore Ledda, anche attraverso la sua bacheca Facebook – ma la mia giornata è cambiata. Sono comunque fiero di me e orgoglioso di quello che ho fatto. Il kitesurf non è solo sport e divertimento o svago, è semplicemente uno stile di vita che mi ha insegnato negli anni a dare sempre una mano a chi è in difficoltà». Complimenti Salvatore!

David Ingiosi