Scegliere il trapezio giusto: una guida per non fallire

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È il nostro fido compagno di uscita, il più utile e indispensabile, ma purtroppo anche il più sottovalutato. Si cambiano spesso aquiloni e tavole, ma il trapezio finché non si rompe non viene mai cambiato. Ed è un errore perché ogni anno escono modelli migliorati rispetto agli anni precedenti, cambiano i materiali, aumenta il comfort, si ottengono maggiori performance con grandi vantaggi per la schiena e le articolazioni.

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Come destreggiarsi fra tanti modelli di trapezio apparentemente molto simili? Perché è tanto importante poter provare il trapezio conoscendo a priori la misura? Esiste il trapezio ideale? Quali sono i fattori che influenzano scelta? Vediamo di vederci chiaro.

 Kitesurf e windsurf, a ciascuno il suo

Sembrerà banale, ma c’è ancora chi fa kitesurf con il trapezio da windsurf dell’amico. Da tempo si sa che il kitesurf ha un tipo di trazione diversa dal windsurf, quindi i produttori hanno ottimizzato le linee di vendita creando modelli diversificati per le variegate esigenze delle due discipline e i relativi utenti.

Uno degli elementi che caratterizza il trapezio è il gancio. Il gancio fisso è un retaggio che ci trasciniamo dal windsurf e come tale non è mai stato messo troppo in discussione. In realtà i movimenti del kite sono molto differenti da quelli della vela di windsurf, quindi avere un gancio fisso è quasi sempre la soluzione peggiore.

Il gancio, meglio se mobile

Diversi sono al contrario i vantaggi del gancio mobile: nel Wave un gancio scorrevole verticalizza notevolmente le traiettorie conferendo maggiore radicalità alla surfata e con minor affaticamento delle anche e delle ginocchia; nel Freeride le andature risultano decisamente più comode e le boline più incisive; nel Race si utilizza spesso una soluzione mista alternando fisso e mobile, in base alle necessità. Nel Freestyle unhooked infine il problema non si pone, ma il fatto stesso che ci si sganci la dice lunga sul perché le trazioni nel kite non vadano scaricate sempre in un unico punto.

La parola d’ordine è flessibilità. Quindi avere a disposizione tutte le opzioni e di volta in volta usare quella che ritenete migliore. La Dynabar di Jay, per esempio, unica per quantità di opzioni, è abbinabile a qualunque trapezio in commercio e garantisce tutti i tipi di aggancio immaginabili con decine di combinazioni possibili.

Trapezio a fascia o a seggiolino?

Il primo dilemma che attanaglia un novizio, ma che spesso tutti noi ci chiediamo in diversi momenti della nostra crescita di kiters, è se sia meglio utilizzare un modello a fascia (Waist) o a seggiolino (Seat). In effetti i due mondi sono molto differenti avendo caratteristiche completamente differenti. Si pensa ancora oggi, erroneamente, che la tipologia Seat sia solo utilizzata dai novizi, o dai meno bravi,  ma in realtà ha numerosi vantaggi rispetto ai modelli a fascia.

Primo fra tutti il baricentro è più basso, poiché la trazione viene scaricata in una parte più bassa della schiena diminuendo notevolmente l’affaticamento e quindi prolungando significativamente il tempo di permanenza in acqua. Per chi ha problemi di schiena, spesso questa è l’unica scelta per fare kite. Avere un baricentro abbassato aumenta, non di poco, la contrapposizione in condizioni di forte sovrainvelatura, quindi in sostanza si “tiene” più vela per hang time estremi. Infine anche per il Wave, a differenza di quanto si crede erroneamente, un trapezio a seggiolino può essere perfetto perché un baricentro basso permette di fare curve più radicali.

È vero che un trapezio Waist consente più “libertà” sia per le anche e quindi le gambe sia per gli scivolamenti laterali, poiché lasciandolo leggermente “largo” in fase di chiusura il gancio può ruotare verso l’esterno insieme alla fascia (salendo anche maggiormente purtroppo). Tuttavia da anni esistono ganci scorrevoli, perfetti anche per trapezi Seat che danno quasi gli stessi gradi di escursione articolare derivanti dalla rotazione della fascia, e che, a differenza di quest’ultima, ritornano sempre perfettamente al centro e non salgono verso l’alto.

La cattiva fama (sbagliata) del Seat

Anche sotto il profilo del comfort i trapezi a seggiolino sono indubbiamente più comodi e confortevoli dei Waist, quindi aumentano la durata dell’uscita, anche se la sensazione di “impaccamento” che si ha intorno alle coscie può non piacere a tutti e indubbiamente limita alcune escursioni articolari delle anche durante i trick più estremi di Freestyle o nel Wave.

Nonostante questi apparenti vantaggi negli anni si è radicalizzata la convinzione che il Waist fosse migliore. Un motivo per cui i trapezi a seggiolino hanno una “cattiva fama” e molti non vogliono nemmeno sentirne parlare è dovuto al fatto che inizialmente si sono utilizzati i Seat derivanti dal windsurf. Dato che la trazione ascensionale nel kite è completamente differente da quella orizzontale del windsurf, è naturale che un trapezio progettato per il windsurf possa fare “danni” nella zona del cavallo maschile e comunque l’interno coscia è messo a dura prova. Quindi chiunque abbia iniziato con i modelli Seat da windsurf non sorprende che abbia abbandonato subito questa tipologia e non vuole nemmeno sentirne parlare avendone ricordi pessimi.

Negli ultimi anni tuttavia la problematica è stata affrontata progettualmente in modo serio e già da qualche anno i modelli Seat più avanzati hanno uno scarico delle forze non verso l’interno alto coscia, ma verso l’esterno, quindi se provate oggi un modello del genere resterete piacevolmente sorpresi di quanto sia differente da come ricordavate e con numerosi vantaggi rispetto al Waist. Inoltre il comfort è stato aumentato con cinghie più larghe e rivestite da materiali confortevoli e ammortizzanti.

Infine le risalite del gancio nei trapezi Waist hanno per anni dato molti problemi e causato parecchie costole rotte. È vero che i progressi fatti negli anni sono stati notevoli e quindi il problema della risalita del gancio è stato in molti casi limitato quasi del tutto. Tuttavia è indubbio che anche sotto questo aspetto sia molto migliore il mondo Seat, consentendo comunque di avere la trazione sempre nello stesso identico punto.

La scelta del trapezio è un’aspetto molto personale poiché ogniuno di noi è morfologicamente diverso da chiunque altro. Anche a parità di misura, la schiena può essere in atteggiamento nativo di cifosi o lordosi, rendendo ad esempio la percezione del comfort, e conseguentemente degli scarichi di trazione, in modo totalmente differente a seconda dei modelli. La tendenza del mercato è di proporre modelli che utilizzano materiali che si “modellano” in base alle diverse morfologie, in modo da aderire al meglio con qualunque profilo di utente.

Prima testare, poi comprare

Non sempre tuttavia la realtà coincide con quella pubblicizzata e secondo me, su questo aspetto, siamo ancora abbastanza lontani da uno “standard” di livello realmente efficace e adattabile a tutti. Ecco quindi perché diventa essenziale poter testare i dispositivi prima di acquistarli.

Pigrizia, mancanza di test da parte dei negozianti, fiere di settore troppo lontane, i motivi per cui non si prova un trapezio a priori sono molti e quindi la stragrande maggioranza dei praticanti acquista un trapezio a “scatola chiusa”, ossia senza testarlo prima a secco in negozio o in acqua. Si guarda il colore, l’atleta di grido che lo utilizza e si fà l’ordine al buio. Poi il trapezio arriva e ci si rende conto che veste male, è troppo largo o stretto, è troppo morbido o non sostiene come ci aspettavamo.

Non è sempre semplice poter testare, quindi approfittatene durante le uscite per “rubare” quello degli amici, farci un giretto e concentratevi sulle “sensazioni” che avete in acqua e sulle differenze rispetto al vostro. Più ne provate e maggiormente avrete feedback utili per capire di cosa realmente avete bisogno.

Il trapezio andrebbe provato sia con la muta dello spessore che usiamo maggiormente e comunque la più spessa come millimetri (solitamente la 5 mm), ma anche senza muta, in modo da verificare la corretta misura con entrambe le situazioni. Molti invece lo provano in negozio senza muta, lo prendono di misura giusta per poi trovarlo piccolo quando indossato con la muta. Fine prima parte…

Renato Casati

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