Povero Robert. L’analisi del suo spaventoso incidente

1
4105

Il rider Robert Pignolet è stato coinvolto in un terribile incidente nel quale ha rischiato la vita e che gli ha procurato fratture multiple alla gamba destra. Alcuni tra i più competenti istruttori di kitesurf ci aiutano a capire cosa è successo quel giorno e offrono alcuni consigli per affrontare simili situazioni di emergenza.

Il kitesurf è libertà, adrenalina e divertimento. Quasi sempre. A volte però si trasforma in terrore. Come quello che ha provato il fotografo e videomaker australiano Robert Pignolet durante un incidente che lo ha quasi ucciso. Quei tre minuti in cui tutto è andato storto trasformando una normale uscita in una lotta per la sopravvivenza sono stati registrati da una action camera che ha ripreso tutto. Lo scorso 10 febbraio Robert Pignolet ha deciso di postare quel video su You Tube con l’intento di condividerlo con la comunità di rider. Sono immagini forti che danno angoscia, ma che fanno anche riflettere.

Dopo il salto qualcosa va storto

Il video inizia mentre Robert stacca un salto, niente di eccezionale, un salto normale come se ne vedono tanti. Indossa una muta lunga, l’acqua deve essere fredda. Sorride mentre è in volo. Quando atterra però c’è qualcosa che non va. Perde il controllo del kite che si abbassa e non ha più potenza. Si vedono le linee della barra che perdono tensione e lui, che è in planata, ci finisce sopra con la tavola. In quel momento una delle linee s’incastra nella tavola dotata di boots e quando il kite riprende potenza Robert viene fiondato in aria, quindi si schianta con violenza in acqua. Ma non si ferma, anzi inizia una corsa terrificante in cui viene trascinato dal kite in potenza, finisce più volte sott’acqua, sempre in una posizione innaturale con il corpo all’indietro, le gambe e la tavola appesi alle linee e orientati verso il kite.

La camera non registra solo le immagini, ma anche l’audio che è quello di un uomo spaventato, incredulo, il respiro spezzato, i gemiti di dolore.

I soccorsi immediati in spiaggia

A un certo punto mentre Robert viene trascinato in posizione supina con le spalle al kite viene investito da un frangente, quindi il video sfuma in nero per poi riprendere con il rider disteso sulla spiaggia e assistito dai soccorritori: è in stato di shock ma cosciente, ha una flebo nel braccio e alcuni asciugamani a proteggerlo dal freddo mentre il suo corpo è scosso da violenti tremori. Poi qualcuno alza uno degli asciugamani dalle gambe e si vede una frattura scomposta sulla gamba destra, l’osso esposto e il sangue che cola copioso. Il video continua con la corsa in ambulanza e l’ingresso in ospedale. Appaiono delle lastre dove sono ben evidenti le molteplici fratture riportate da Robert. Si tira il fiato solo quando riappare lui, in carrozzella, sorridente mentre esce dall’ospedale che guarda in camera e fa il pollice in sù.

La teoria di Robert sull’incidente

Il video postato on line s’intitola “Kiteboarding Crash” ed è accompagnato da una descrizione: “Questo video mostra cosa succede quando passi sopra le linee del tuo kite con la tavola. Una GoPro era montata sulle linee, quando queste hanno perso trazione, il peso della action camera le ha spinte sott’acqua. Il risultato è stato che si sono incastrate nella tavola e hanno lanciato il rider in aria per poi lasciarlo cadere con un forte schianto procurandogli una frattura scomposta alla gamba. Rotta in 4 punti e riassemblata con barre e viti di acciaio”.

Prima di tutto auguriamo a Robert Pignolet un completo recupero e speriamo di rivederlo presto sorridente in acqua. Quanto all’incidente, vogliamo ringraziarlo per averlo messo in rete con un intento non certamente intrattenitivo, ma divulgativo e di monito alla sicurezza per tutti i rider.

No al voyeurismo, ma una lezione utile a tutti

Su You Tube c’è ormai la tendenza a postare carrellate di incidenti in kitesurf con titoli tipo “Kite Crash Compilation” oppure “Kiteboarding Epic Fails” accompagnati da frasi istigative come “we know you like pain”, sappiamo che vi piace il dolore. Ebbene chi pubblica questi video spesso non c’entra nulla con il kite, ma è solo alla ricerca del click facile con operazioni commerciali squallide che fanno leva sull’istinto morboso della gente.

Vorremmo invece mettere a frutto la sfortunata vicenda di Robert per capire fino in fondo cosa è successo e dare qualche suggerimento utile a tutti i kiter per evitare di trovarsi in situazioni simili, ma anche per gestirle al meglio nell’ottica della più pura filosofia anglosassone “lesson learned”. Per farlo Kitesoul ha coinvolto sei istruttori di kitesurf noti per la loro professionalità e competenza e con una lunga esperienza sia come rider che nella formazione didattica ai quali ha chiesto un analisi del video e un loro commento. Questo è quello che ci hanno raccontato.

 

Daniele Genovese: “Il panico ha paralizzato Robert”

Chi sono. Daniele Genovese, istruttore di kite dal 2005 e rider dal 2001. Attualmente gestisco una scuola in Mozambico, Mozambique Kitesurfing.

L’analisi. Per quello che si riesce a vedere nel video il mix di vento forte e boots hanno fatto il peggio. Probabilmente Robert era con un’ala di 8 metri e 20 nodi di vento. Si vede che esegue una manovra, poi atterra e va sottovento. Nel frattempo il kite cade e siccome il rider è ancora in planata finisce sopra le linee che s’incastrano nella tavola. Di conseguenza una back line rimane più corta e il kite riparte quasi subito. In più il kite lo tirava sott’acqua, quindi l’ala eseguiva loop stretti e bassi e non si è quasi mai fermata. Nel caso ci fossero stati 14 nodi di vento e un kite di 11 metri, nel momento in cui l’ala cadeva, dopo svariati loop avrebbe dato al rider il tempo di liberarsi o tirare le front. Il vento forte e il panico invece lo hanno portato a non fare niente, quando avrebbe dovuto tirarsi su con un bello sforzo addominale, afferrare le front line dopo la barra e tirarle, in modo da annullare il tiro delle back line e far cadere il kite, ma sfido chiunque ad avere questi riflessi in certe situazioni.

Il commento. A me personalmente è capitato un incidente simile, ma con un’ala di 11 metri e 12 nodi di vento. Avevo molto spazio sottovento e sono rimasto lucido avendo già valutato rapidamente le distanze. Così facendo sono riuscito a gestire la respirazione e mantenere la calma risparmiando ossigeno. Per Robert Pignolet la tibia rotta, i boots e il panico hanno giocato un brutto ruolo. Magari se non fosse andato in panico e avesse usato i muscoli non avrebbe sforzato l’osso. Sembra proprio che il boot della gamba destra abbia fatto leva. Inoltre non avrebbe risolto il problema a sganciare, anzi l’avrebbe peggiorato perché sarebbe rimasto appeso solo per la tavola. Non sganciando invece la trazione del kite l’ha assorbita in parte anche sul trapezio limitando i danni. Mi sembra in ogni caso una circostanza particolare, quel caso su un milione. Noi rider abbiamo tutto per la sicurezza, compreso il taglialinee. Il vero problema è il panico e l’automatismo per usarlo.

 

Diego Facchetti: “Non è stata l’action camera, la colpa è dei boots”

Chi sono. Diego Facchetti, pratico il kitesurf dal 1999 e da ormai 13 anni ho scelto di renderlo il mio lavoro, insegnando in Italia e all’estero. Dopo 10 anni di lavoro in Egitto, in cui ho fondato la scuola Globe Kiter, ho scelto Capo Verde per la stagione lavorativa invernale, in vista dell’apertura della mia nuova sede a Colico, sul lago di Como, per la prossima stagione 2017.

L’analisi. Dopo l’atterraggio in toeside dal salto in transizione, Robert si accorge tardi di aver il kite troppo basso. S’intuisce come il tip sinistro dell’ala tocchi l’acqua, in quanto la linea rossa perde completamente tensione e di conseguenza il tip destro vada a favore di vento, essendo lui ancora in planata. Robert a quel punto richiama in modo deciso il comando destro, tirando la relativa linea con il braccio sinistro. Tale movimento ha reso più instabile il suo equilibrio sulla tavola, sbilanciandolo all’indietro in acqua e privando maggiormente di tensione le linee. Tuttavia in acqua la linea destra si è agganciata al boot, mantenendo il comando tirato.  Essendo la vela in power zone, appena ha preso vento con il comando tirato, ha iniziato a looppare, facendo schiantare Robert diverse volte. Credo che la frattura sia stata provocata nel primo schianto. Durante la caduta infatti Robert cade a peso morto in una posizione innaturale, con la gamba destra che fa leva sul boot, determinando la frattura dell’arto. Non credo, come segnalato, che l’incidente si sia verificato a causa del fatto che il peso della camera abbia spinto i cavi sott’acqua. Il vero problema sono stati i boots. Lo stesso incidente avvenuto con una tavola con straps avrebbe avuto conseguenze meno gravi.

Il commento. In situazioni come questa, in cui si hanno pochi secondi per decidere, non è facile avere piena consapevolezza di ciò che è opportuno fare. Credo che anziché tirare immediatamente e con decisione il comando, sarebbe stato meglio fermarsi per dare tempo alla vela di prendere vento. Inoltre ritengo i boots la causa principale dell’incidente. Come già spesso faccio, ne consiglio l’utilizzo esclusivamente a kiter amanti del Freestyle di un certo livello.

Vincent Herbillon: “Perché dobbiamo emulare i pro rider?

Chi sono. Vincent Herbillon, sono un Training Master della Iko, mi occupo della formazione degli istruttori di kitesurf affiliati all’International Kiteboarding Organization con scuole in tutto il mondo.

L’analisi. In un incidente come questo prima di tutto c’è una dose di fortuna che può colpire qualsiasi persona. In questo caso sembra che Robert non ne abbia avuta troppa, ma sono contento per lui perché è ancora qui con noi per raccontarci quanto gli è accaduto e anzi lo ringrazio di avere condiviso la sua esperienza. Detto questo, è abbastanza difficile fare un’analisi oggettiva basandosi esclusivamente sulle immagini, mancando delle informazioni importanti. Per esempio quanti nodi di vento c’erano, che direzione aveva, la misura e il tipo di kite che utilizzava, etc. Concentrerei la mia analisi sull’attrezzatura utilizzata: “I boots sono veramente utili per questo rider?”. A mio avviso senza i boots questo incidente probabilmente non sarebbe successo. Ricordo che i boots sono necessari a quei rider che fanno Wakestyle, manovre come Handle Pass, etc. Oggi invece è diventato una moda, i rider mettono i boots per fare i Back Roll agganciati: non ha senso e diventa pericoloso per il rider. Non conosco il livello di Robert, ma in base al salto che esegue nel video, sembra avere un livello intermedio, come il 90 per cento dei kiter e non fa Wakestyle.

Il commento. Il mio consiglio per tutti è di non emulare i pro rider che sono appunto dei professionisti. Anche se vi piace la Formula 1, andate a fare la spesa con una Ferrari F1? Probabilmente no. Quindi perché lo facciamo in kite? Mi viene in mente un altro elemento. Tanti rider hanno il kite leash collegato nella parte posteriore del trapezio, quando ormai sappiamo già da tempo che questo comporta un rischio molto alto. Per essere in sicurezza bisogna collegarlo nella parte anteriore del trapezio. Ancora un’altra cosa: quando fate kite portate con voi un taglialinee? Tanti rider non lo hanno, costa 10 euro e vi salva la vita. Il problema del nostro meraviglioso sport è che come è diventato più sicuro e popolare, tanta gente ne ha perso il rispetto, c’è chi da lezioni senza avere ricevuto un’apposita formazione, non s’insegnano le procedure di sicurezza, etc. Purtroppo ogni tanto succede un incidente grave e tutti ci ricordiamo di quanto possa essere pericoloso. Auguro un buon recupero a Robert e chiedo a voi lettori di non dimenticare mai che questo sport è bellissimo, ma va preso seriamente. Per questo l’Iko, con le sue scuole, gli istruttori, i formatori, cerca di insegnare ai kiter le tecniche di sicurezza più aggiornate, la conoscenza delle attrezzature e delle condizioni atmosferiche affinché lo sport diventi più sicuro per tutti.

Max Piona: “Il mix onde e boots è micidiale”

Chi sono. Massimiliano Piona, istruttore Iko dal 2003, dal 2009 formatore di istruttori sempre per la Iko e proprietario di ProKiteAcademy e ProKiteVilla a Safaga sul Mar Rosso (Egitto).

L’analisi. Il video dà poco spazio all’interpretazione personale e lascia il segno. Nonostante i continui miglioramenti dei sistemi di sicurezza dell’attrezzatura utilizzata nel nostro amato sport, gli incidenti possono sempre succedere e sicuramente analizzarli e apprendere da questi è un dovere di tutti i professionisti della disciplina. Se la tavola con i boots rimane impigliata nelle linee non possiamo che sperare che il kite cada e ci dia il tempo di liberarci. Questo kiter è stato fortunato, poteva andargli molto peggio. Alcune precauzioni possono però essere prese per limitare le possibilità che una tragedia del genere accada anche a noi. Ritengo che il peso della GoPro in questo caso non abbia contribuito: il rider, atterrato in lasco pieno, è caduto dentro le linee con il kite in acqua e può succedere anche senza GoPro. C’è da dire tuttavia che soprattutto con i sistemi di sicurezza re-ride, ossia con la linea di sicurezza collegata a una delle due linee frontali, la GoPro posizionata su queste ultime può interferire con il funzionamento del sistema di sicurezza impedendo alla linea di scorrere ed eliminare la trazione del kite. Il mio consiglio è di fare attenzione, essendo questo uno dei modi più utilizzati per collegare la GoPro e di prepararci in caso di emergenza a un malfunzionamento dello sgancio rapido rimanendo pronti ad attivare rapidamente anche la sicura del leash di sicurezza.

Il commento. Ne approfitto per ricordare che gli standard di sicurezza internazionali consigliano di collegare il leash nella parte frontale del trapezio per aumentare la rapidità di attivazione dello sgancio rapido. Sicuramente la combinazione boots-onde è altrettanto pericolosa. Frequentemente quando si surfa la spinta dell’onda, soprattutto se swell e vento hanno la stessa direzione, in genere con vento On-Side On, può capitare di perdere tensione nelle linee con la conseguente perdita di controllo del kite e potenziale caduta dello stesso. Se le onde colpiscono il kite prima di riuscire a rilanciarlo, nonostante l’utilizzo dei sistemi di sicurezza, il kite spinto dalle onde potrebbe continuare a generare trazione e se stiamo utilizzando i boots rischiamo di venire trascinati sott’acqua. Anche liberandoci del kite completamente rimanere tra le onde con i boots limita pesantemente la nostra capacità di galleggiamento aumentando i rischi di annegamento. Opinione personale: boots e onda sono una combinazione pericolosa e poco efficiente. Con o senza boots questa situazione è comunque molto rischiosa perché le onde possono sempre spingerci all’interno delle linee con il rischio di rimanere incastrati nelle stesse. Pensate che i trapezi sono stati inizialmente dotati di taglia linee proprio per questa situazione. Assicuratevi quindi di avere sempre un taglia linee con voi e di sapere dov’è posizionato. Gli incidenti possono sempre succedere, non dobbiamo lasciarci spaventare ma imparare da questi. Il mio consiglio per ridurre le possibilità che succedano anche a noi è di effettuare sempre un’accurata analisi dello spot, nonché conoscere e utilizzare nella maniera più rapida possibile tutti i sistemi di sicurezza. Inoltre è opportuno scegliere set up che non aumentino i rischi di incidente. Ride hard but safely!

Agostino Martino: “Serve un approccio improntato alla sicurezza”

Chi sono. Agostino Martino, Istruttore Livello 3 e Coach Trainer Iko, Elit.Training Master Certificator, titolare della scuola NewKiteZone, con 13 anni di esperienza.

L’analisi. Benché si tratti di una sfortunata sequenza di eventi, il focus utile è tutto sulla domanda:  “errore o fatalità?” Un’analisi attenta può dirci quanto quest’ultima sia influenzata dalla prima. Certamente cadendo, la probabilità che la tavola di Robert finisca tra le front e le back e che le linee s’impiglino nei boots, impedendo ogni possibilità di pilotaggio e innescando i loop del kite è più che remota ma resa possibile da una serie di failure globali. Innanzitutto di manovra: una tecnica approssimativa del pop di Robert che innesca la situazione; un trim esageratamente “carico” per il vento in atto, come evidenzia il volo così downwind; ma soprattutto un atterraggio con la tavola al lasco troppo lungo; il mancato preventivo recupero di volo del kite da parte di Robert in fase di discesa; il suo rischioso tentativo tardivo di ristabilire stabilità di volo del kite tirando la back con una mano, invece che frenare la tavola e ristabilire un’adeguata tensione alle front. Dettaglio: Robert afferra la linea tra l’altro in modo errato, con la mano da sotto e non sopra. Non mancano anche errori di comportamento diffusi: uscire in condizioni di mare mosso e onde con i boots è inutile e pericoloso, lasciamolo fare ai pro rider; l’action camera attaccata sulle linee espone a rischi inutili perché costituisce una seria minaccia al funzionamento di qualunque buon sistema di sicurezza; spesso si è convinti che attivare il Quick Release sia la soluzione a tutti i mali. Non è così ovvio in questo caso, ma è solo uno dei tanti. Qui peraltro Robert non ha neanche provato ad attivarlo per mancanza di reattività o semplicemente perché sopraffatto dalle onde e dinamica (un impact o un giubbino magari avrebbe consentito di poter gestire meglio quegli istanti piuttosto che doversi salvare dal non bere); non viene usato un taglia linee. Altri fail attengono alla prevenzione: Robert ha il leash attaccato dietro che è una delle più frequenti cause di incidenti (tutti i pro agganciano il leash frontalmente). Infine Robert ha i boots regolati male, ossia non assicurano una meccanica degli arti in caso di caduta e niente di più facile che la rottura di tibia e perone sia stata anche causata da questo assieme a tutto il resto (approfondisci questa analisi su kiters.it).

Il commento. Ritengo sia giunta l’ora che il mercato e la formazione cambino di metodo rispetto a quello che oggi forniscono ai kiters. Questa non vuole essere un’accusa alle scelte progettuali delle aziende, ma uno stimolo a tutti i Brand di cominciare a ragionare in termini di sicurezza nel design dell’attrezzatura attenzionando proprio le situazioni di sfiga, non tanto valutandole nel loro 90 per cento dei casi. Se ti trovi in quel 10 per cento non devi rischiare la vita. Questa sarà una delle battaglie evolutive del nostro sport (ed è quello di cui si occupa Elit.Training). Nessuna azienda produce boots con quick release di entrambi gli attacchi contemporaneamente. Questa esigenza sarà sempre più sentita con la costante espansione del Wakestyle. In questa particolare circostanza era forse l’unica soluzione, visto che attivare il QR non avrebbe migliorato le cose. Nessuna azienda ha prodotto un sistema di emergenza che scolleghi completamente le back o la “V” delle front, se necessario (questo caso uno di quelli). A mio avviso serve orientare la produzione di barre con sistemi di sicurezza obbligatori re-ride su una front line e barre con sistemi di sicurezza con override multipli, come le OSR sulle back, che, se sapute usare, possono salvare il kiter in situazioni sfortunate come questa. Occorre in generale prestare attenzione al design dei componenti che possono impigliarsi nelle linee: moschettoni, ganci, chicken loops, straps, pads, maniglie, trapezi belli da vedere ma potenzialmente trappole in determinate circostanze.

Voglio anche stimolare una riflessione sulla responsabilità degli istruttori e delle scuole che sottovalutano gli effetti del non rispettare standard elevati di sicurezza e come ciò possa portare a incidenti di questo tipo. Un rider consapevole ed esperto deve simulare tutte le situazioni e chiedersi “cosa fare se?” ed avere questa matrice ben completa ed “operativa” in testa. La conoscenza, lo studio e l’applicazione pratica di questo tipo di approccio è oggetto degli Evolution Clinic sulla sicurezza Iko, in calendario tutto l’anno presso il NewKiteZone Center.

Mariano Lorenzetti: “Incidenti in kite, chi è colpevole?”

Chi sono. Mariano Lorenzetti, Examiner Iko dal 2006 con oltre 54.000 di ore di insegnamento certificate. Titolare della scuola di kitesurf DKS, Designer industriale, Consulente tecnico di numerosi kite e winsurf Brand, Giudice di regata.

L’analisi. Da quello che si riesce a vedere nel video le linee del kite di Robert rimangono incastrate tra la tavola e i boots. Anche se non è chiaro in che modo ciò avvenga, in realtà è un’evenienza abbastanza comune perché i boots in genere sono fissati alla tavola solo nelle parti laterali, quindi sia sul retro (talloni) che nella parte anteriore lasciano un’intercapedine tra il pad e la tavola dove le linee possono incastrarsi. Questa peraltro è solo un’altra delle molte situazioni critiche che possono capitare durante una session. Queste spiegazioni per me sono solo un bla bla bla alquanto inutile, giusto una manciata di ragioni che vorrebbero essere una giustificazione sul perché i rider vengono coinvolti in incidenti e subiscono lesioni di ogni tipo. Questo video mostra come Robert abbia provato a frenare e il kite non si è fermato. Fine della storia… O forse è solo l’inizio? Le persone cercano sempre giustificazioni a un incidente. Poche volte cercano soluzioni o meglio conoscere come prevenirlo. Vorrei chiedervi soltanto di essere onesti con me! Eseguite sempre un check dei vostri sistemi di sicurezza prima di ogni session? Conoscete esattamente questi sistemi, come si utilizzano e cosa succede quando vengono attivati? Sapete eseguire in maniera corretta un self rescue? Utilizzate sempre un giubbotto salvagente e un casco? Se rispondete di sì a queste quattro domande allora possiamo cominciare a parlare di incidenti. Se la risposta è no anche solo a una di queste domande vi chiedo: perché no? Un incidente è una successione di errori, non un evento fortuito. Cosa stiamo facendo? Non sto parlando solo ai rider. Molti di loro non conoscono nemmeno le regole di precedenza, non sanno trimmare il kite per bolinare o saltare, etc. Sono abbastanza deluso e vi spiego perché. Mi rivolgo a tutta la comunità del kitesurf, dal fondo alla cima. Sapete che da anni (molti anni) la maggior parte dei Brand ci vende kite con sistemi di sicurezza che non depotenziano totalmente l’ala? Anni amici miei! E si tratta di aziende con molti soldi che investano più per le grafiche dei kite piuttosto che per salvarvi la vita (sistemi di sgancio del chicken loop che rimangono attaccati a due linee per esempio, con il kite ancora in tiro… Potete chiedervi perché lo chiamano “suicidio”).

Il commento. Tornando a questo incidente. Io stesso faccio molte cose stupide in diversi sport, ma so sempre che il pedale destro accelera e quello sinistro frena. Robert in questo caso frena, ma il kite invece accelera, rilascia il pedale e tutto va storto. Come possiamo rendere tutto sicuro anche con le linee impigliate? La soluzione è molto semplice. Sono anni che cerco di farmi produrre dalle aziende gratis il mio progetto di design. Non voglio soldi, vorrei solo un futuro sicuro per questo sport. La soluzione è un depotenziamento totale quando vengono attivati i sistemi di sicurezza. Come? Per essere chiari, i sistemi di sicurezza attuali sono tre: 1 rilasciare la barra; 2 rilasciare il chicken loop; 3 rilasciare il leash. La mia idea è questa: la terza sicurezza dovrebbe essere una sorta di grilletto che quando attivato sgonfia completamente la leading edge, un dispositivo che non costa più di 40-50 euro. Solo dopo, se necessario, si può rilasciare il leash. Perché? Perché gli incidenti succedono a causa del fatto che i kite continuano a tirare. Il pedale del freno non funziona! Con questa nuova sicurezza il kite perderà sempre la propria potenza di tiro e potrà continuare a essere usato come zattera di salvataggio in caso di emergenza (ce n’è anche una versione per i foil kite). Molto semplice, economico e più sicuro di qualsiasi dispositivo prodotto fino ad ora. Pensate che un’azienda si metta a produrlo e che qualcuno lo compri e sappia come usarlo? Guardatevi intorno! Niente caschi, niente giubbotti di salvataggio, nessuna formazione. Per non parlare degli istruttori improvvisati, pseudo pro rider con zero rispetto, localismo e così via. Andiamo! Sono preoccupato perché il mio sport preferito continua a provocare incidenti alla gente e nessuno se ne preoccupa  a meno che un video di un incidente non diventi virale in rete (poi il l’attenzione cala di nuovo fino al prossimo video). Cambiamo questo tutti insieme! Lo sport ha bisogno di noi. Fate un passo in avanti e cominciate a prendere sul serio la sicurezza!

David Ingiosi

 

 

 

  • G.Crisci

    ottimo intervistare gli istruttori! bravi!

    sono nuovo del mondo del kite ma comprendo che gli aspetti della sicurezza andrebbero approfonditi di più proprio come suggeriscono alcuni istruttori!