La mia “scoperta” del kitesurf: come ho sfidato me stesso

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Dall’incontro su una spiaggia della costa spagnola con le ali colorate al desiderio di iniziare questa disciplina, il percorso di apprendimento di un rider, Ernesto Fabbricatore, che è riuscito a superare i suoi blocchi emotivi e il suo senso di inadeguatezza grazie alla guida di un istruttore “guru”.

Il sogno di vivere appieno questo meraviglioso sport nasce, casualmente, a seguito di un’esperienza di lavoro svolta in Spagna. Come sociologo, nonché dottore di ricerca, mi trovavo a Valencia alle prese con l’esecuzione di un disegno di ricerca esplorativo ideato e progettato presso la medesima università. La presenza del mare e di spiagge meravigliose vicino la sede del dipartimento dove svolgevo le mie ricerche costituivano, spesso, quei momenti di relax che mi concedevo tra analisi dei dati, formulazione di ipotesi e costruzione di modelli.

Un giorno, approfittando dell’invito di un collega, organizzammo un’escursione in bicicletta e nell’attraversare l’intero lungomare della città il mio sguardo, in lontananza, fu rapito dai meravigliosi colori dei kite in volo presenti in mare. Incuriosito, mi avvicinai e le sensazioni che provai mi risultano ancora difficili da descrivere: rimasi ad osservare quei kite fino al tramonto ignorando ciò che di lì a breve, questo sport, avrebbe rappresentato per la mia vita.

La decisione di iniziare: sarò all’altezza?

Trascorsero diversi mesi dalla scoperta del kitesurf, ma nonostante la curiosità fosse sempre più pressante, il coraggio di contattare la scuola situata a pochi chilometri di distanza dal dipartimento dove lavoravo era pari a zero. La paura, il timore di non essere all’altezza, il senso di inadeguatezza e la rigida convinzione che senza una lunga preparazione atletica fosse impensabile accostarsi a questo sport, mi bloccarono al punto che, dal quel “famoso” atto di nascita, trascorsero ben 3 anni.

Il kite come relazione

Rientrai a Roma ben felice dei risultati raggiunti in termini di ricerca accademica ma con l’amaro in bocca rispetto alla mancanza di coraggio manifestata nei confronti del kitesurf. Riflettei a lungo e trovandomi a ridosso delle vacanze estive decisi di effettuare una prima ricerca delle scuole presenti sul versante tirrenico della costa calabrese. La località sulla quale ho sin da subito focalizzato l’attenzione è stata Gizzeria, meta facilmente raggiungibile e non molto distante dal luogo presso cui soggiornavo. I corsi proposti dalle scuole presenti erano davvero molti: da quelli individuali della durata di 8 ore, acquistabili sotto forma di ticket da staccare e consegnare a inizio lezione, a quelli con pacchetto orario da decidere in itinere. Sebbene il panorama dei corsi che avrei potuto frequentare fosse particolarmente ampio, la ricerca della persona che desideravo potesse essere il mio istruttore di kite rispondeva a un bisogno ben più profondo: quello di aiutarmi, “guidandomi”, a vincere le mie incertezze, il mio senso di inadeguatezza e di incapacità nei confronti di uno sport che sognavo.

Razionalmente ero ben consapevole che la sfida con il kitesurf era, prima di tutto, una sfida con me stesso. Le paure che manifestavo erano, in realtà, paure che io vivevo inconsciamente e che per comodità avevo imparato ad accantonare. Ero altresì ben consapevole che accostarmi a questo sport avrebbe di certo implicato un “rimettersi in gioco” in termini emotivi e, di conseguenza, la riapertura di canali emozionali assopiti da tempo. La passione però ha prevalso e lasciandomi  guidare dall’istinto ho contatto colui il quale, da lì a breve, mi avrebbe fatto vivere in maniera autentica e profonda l’esperienza del “kite come relazione”.

I primi passi in “Kite, Salt&Stramba”

L’incontro con Franco Vinti, responsabile e istruttore di Kitesurf presso la scuola Kite, Salt&Stramba, è stato sin da subito a dir poco “rivoluzionario”. L’accoglienza riservatami e le modalità con le quali ho iniziato a compiere i miei primi passi nel mondo del kite si sono rivelati assolutamente vincenti sia in termini motivazionali che emozionali. Ricordo ancora nitidamente la premura con la quale Franco tenne a precisare che più che un “corso” quello che avremmo compiuto insieme sarebbe stato un “percorso” alla scoperta del kitesurf. Al bando dunque “pacchetti orari” o accordi relativi a “data di inizio” e di fine corso.

La filosofia sposata pienamente da Franco per l’insegnamento del kite è che i tempi e le modalità  di apprendimento sono del tutto soggettive. Tale premessa fu per me importantissima in quanto contribuì a placare sia quello stato di ansia che da tempo mi bloccava che il timore di arrivare a fine corso senza aver imparato nulla. Ero dunque certamente a conoscenza del mio giorno di inizio ma, ancor più importante, ero consapevole che il mio corso con Franco sarebbe terminato a planata avvenuta!

A scuola di … vita !  

La mia prima lezione fu una vera e propria rivelazione. Arrivai da Franco pensando di iniziare con lo studio delle parti che compongono il kite oppure imparando a collegare i cavi e procedere con una simulazione dell’ala in volo. In realtà non avvenne nulla di tutto ciò! Il mio primo giorno fu interamente dedicato a sciogliere ogni mio dubbio, a destrutturare preconcetti e convinzioni che nutrivo da molto tempo e che mi avevano frenato, a comprendere che le paure associate al kitesurf non avevano alcuna ragion di esistere. Ricordo ancora, nei giorni successivi, come Franco riuscì a trasformare il semplice contatto con la barra in una vera e propria “overdose” di autostima. Affiancandomi in ogni passo e alternando momenti illustrativi con la pratica, mi fece ad esempio notare come il legame che si instaura tra kite e kitesufer è qualcosa di assolutamente unico: basta infatti saper “ascoltare” le vibrazioni trasmesse dall’ala mediante la barra per comprendere come il concetto di forza o di energia, che io concepivo come qualcosa di rigidamente unilaterale, in realtà fosse qualcosa di circolare e che, in quanto tale, rende kite, tavola e kitesufer una sola cosa.

I giorni trascorsero in fretta, il legame empatico che si era creato sia con Franco che con i suoi ex allievi, attivamente presenti tuttora nella sua scuola, era qualcosa di magico. Mi stavo finalmente “ascoltando” e lasciando fluire ogni mia emozione avevo consapevolmente e volutamente consegnato a Franco le “chiavi di accesso” alla riuscita di quanto prefissato. Tra una lezione e l’altra, giorni di pausa e momenti di relax condivisi insieme al gruppo con bagni presso le terme Caronte vicinissime allo spot, falò con pizza e anguria e cene a base di pesce, il momento più atteso, inaspettatamente, arrivò: tavola in acqua, spalle al vento, kite allo Zenit, manovra di partenza e la planata arrivò! Fu un momento davvero emozionante. Mi avvicinai poco dopo a Franco e commosso ricordo di esser riuscito solo a dire: grazie, grazie di cuore per quanto hai fatto!

Ernesto Fabbricatore

(a cura di David Ingiosi)