Il kitesurf salva la vita: ecco cosa è successo a Campo di Mare

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Un pomeriggio come tanti altri poteva trasformarsi in tragedia sul litorale di Campo di Mare lo scorso 24 luglio. Tre ragazzi tedeschi decidono di farsi il bagno nonostante il vento forte e i grossi frangenti. Subito in difficoltà vengono tratti in salvo dagli istruttori di kitesurf della scuola PositiveKite guidata da Filippo Campione che ha raccontato quanto accaduto alla redazione di Kitesoul.

Il kitesurf è uno degli sport acquatici più affascinanti, divertenti e formativi per vivere il mare a 360 gradi. Grazie a una attrezzatura estremamente contenuta, un’ala, una barra di controllo e una tavola, permette ai rider di raggiungere velocità importanti, navigare a tutte le andature e affrontare anche condizioni impegnative di mare e di vento. Anche per queste ragioni capita spesso che i kiter si trovino nelle condizioni ideali per prestare soccorso sia ad altri kiter in difficoltà, ma anche a bagnanti che per varie ragioni si trovano in situazioni pericolose.

Il kitesurf è un eccellente mezzo di salvataggio. E lo dimostra questo recente racconto giunto in redazione a firma di Filippo Campione, rider e istruttore Iko, che è stato protagonista di un’operazione di soccorso in mare che ha tratto in salvo tre bagnanti tedeschi nelle acque di Campo di Mare, a Marina di Cerveteri lo scorso 24 luglio.

Kiter, spesso osteggiati sulle spiagge, possono salvare vite umane

“Scrivo per segnalare una vicenda di cui sono stato protagonista il pomeriggio del 24 luglio. Ero in compagnia di altri due istruttori di kitesurf a tenere lezioni agli allievi presso la località di Campo di Mare, a Marina di Cerveteri (Roma). Sono infatti Presidente dell’associazione sportiva PositiveKite che da anni è impegnata lungo il litorale laziale nella formazione e nella didattica per chi vuole imparare questo fantastico sport e migliorare la propria tecnica.

Verso le ore 17.00 tre ragazzi tedeschi sono entrati in acqua per fare il bagno nonostante il mare fosse molto agitato. A un certo punto li abbiamo visti sbracciarsi e chiedere aiuto e ci siamo tuffati immediatamente. Per fortuna siamo una scuola Iko, ossia affiliata alla International Kitesurf Organization, una delle più qualificate associazioni al mondo nell’insegnamento del kitesurf, e abbiamo tutte le dotazioni di sicurezza necessarie. Abbiamo quindi preso due giubbotti di salvataggio e siamo riusciti a mettere in sicurezza due dei ragazzi in difficoltà, quindi li abbiamo portati a riva entrambi con il kite. Ad aiutarmi anche il mio collega istruttore Walter Castiglione che è stato fondamentale. La terza l’ho raggiunta io a nuoto e ho cercato di prenderla per portarla a riva. Non è stato facile, la ragazza era sotto shock e si muoveva in maniera sconnessa rischiando di fare annegare anche me. Inoltre, quando sono riuscito ad afferrarla bene per portarla a riva, il mare era talmente forte che non riuscivo più a rientrare. Siamo riusciti a riportarla a riva solo grazie a uno degli istruttori che mi ha raggiunto con il kite e lasciandoci portare dal vento siamo riusciti a tornare a riva.

A parte le difficoltà avute con il 118 che ho chiamato immediatamente, i ragazzi sono stati portati in ospedale. Ancora non conosco le loro condizioni e se stiano bene.

Scrivo per segnalare che i ragazzi tedeschi sono stati portati in salvo solo perché noi, con la nostra scuola di kite, eravamo in quel punto della spiaggia, molto isolato e senza nessun altro oltre noi. Inoltre solo grazie alle attrezzature da kitesurf e alle dotazioni di salvataggio che avevamo con noi siamo riusciti a trarli in salvo.

Purtroppo il kitesurf è uno sport contrastato sui litorali laziali e non solo ed è difficile avere autorizzazioni per prdisporre dei corridoi di lancio lungo la costa in aree apposite. Eppure, come questa storia dimostra, noi kiter e istruttori di questo sport oltre a essere esperti di mare e delle condizioni meteorologiche, siamo anche dei “guardiani” di spiagge isolate dove non c’è personale di salvataggio. Spero che i ragazzi teschi salvati stiano bene e sono felice che la mia passione, il mio sport, mi abbia permesso di riportare a riva loro e noi”.

Filippo Campione

PositiveKite