Kitesurf e Guardia Costiera, facciamo pace?

0
796

Kitesurf e Guardia Costiera, facciamo pace?

Mentre in Italia il rapporto tra kiter e Capitaneria di Porto è pieno di attriti, in altri paesi esistono modelli di convivenza civile e rispetto delle regole tra istituzioni e appassionati di sport acquatici. Fantascienza o anche noi possiamo aspirare un giorno a deporre le armi?

Kitesurf e Guardia Costiera sono ai ferri corti da anni. Un rapporto incrinato dai comportamenti a rischio spesso messi in atto dai kiter a scapito di bagnanti, velisti e altri praticanti di sport acquatici e da un approccio istituzionale verso una disciplina comunque popolare, che troppo spesso sa di frettoloso, superficiale e poco incentivante.

Da un lato i praticanti di kitesurf si sentono vessati dai continui divieti, i regolamenti restrittivi, i controlli, i canali di lancio estemporanei e i verbali esosi emessi dagli uomini della Capitaneria di Porto, i quali, ricordiamo, in Italia hanno il potere “pesante” di emettere le ordinanze locali, che hanno a tutti gli effetti valore di legge immediatamente esecutiva. Se conoscete le lungaggini e le difficoltà procedurali del normale sistema legislativo italiano (tema per altro di grande attualità), capite cosa vuol dire essere svincolati da tutto questo.

Non solo multe e divieti, ma anche soccorso in mare

D’altro canto la Guardia Costiera fa il lavoro alla quale è preordinata, che ricordiamolo è anche e soprattutto quello di garantire la sicurezza in mare e il soccorso di chi è in difficoltà, compresi gli appassionati di kitesurf. Quante volte soprattutto in inverno le cronache locali riportano di kiter usciti in condizioni proibitive o comunque finiti in situazioni di emergenza che hanno riportato a casa la pelle grazie all’intervento degli ufficiali e sottufficiali della Capitaneria? Chi si vede sfrattato dalle spiagge e costretto a pagare il verbale dopo un’uscita, spesso non se lo ricorda.

Il modello Hawaiiano: regole e convivenza

Servirebbe un modello di convivenza civile, improntato a uno schema di regole eque e valide per tutti, a comportamenti basati sul buon senso, a sanzioni giuste per chi in acqua vuole fare l’anarchico, ma anche a una visione lungimirante che valorizzi questo sport e il suo enorme indotto in termini di turismo qualificato, che tanto si rincorre. Prendete il modello delle Hawaii, dove non a caso questo sport è nato e dove la cultura dell’oceano e dello sport sono questioni sacre: spiagge dedicate ai vari sport, tabelle orarie per la pratica, controlli vigili ma anche ubbidienza fedele da parte dei praticanti che sono i primi a cacciare gli insubordinati. Ma senza andare in Pacifico, anche in Francia top spot come Leucate prevedono aree dedicate a kitesurf, windsurf e bagnanti, tutto scritto e stampato su piantine e broschure turistiche, tutto alla luce del sole: un modello regolamentato, professionale, che sa di libertà, uguaglianza e fratellanza, ma va?

Ruben Lenten, maestro di sicurezza

In Olanda che pure è un paese in cui la tradizione marinaresca e velica sono secolari e dove i kiter girano più delle pale dei mulini a vento, tra praticanti di kitesurf e addetti alla sicurezza i rapporti sembrano improntati al rispetto reciproco. Tanto che nelle settimane scorse la KNRM (Società di salvataggio in mare olandese) ha realizzato un bel video sulla sicurezza dei kiter con un testimone d’eccezione, il campione di Big Air e cacciatore di tempeste Ruben Lenten, cioè uno che esce con 60 nodi tranquillo come al bar.

Nel video che segue Lenten in una normale giornata di allenamento, l’atleta olandese ricorda alcuni principi di sicurezza basilari da mettere in pratica quando si programma un’uscita: avvisare qualcuno su spot e orari, avere sempre un compagno in acqua, fare un check del meteo, accertarsi delle buone condizioni dell’attrezzatura, accettare le proprie abilità, aiutare gli altri in caso di necessità. Mi sembra un messaggio bellissimo ed efficace.

Certo in Olanda le società di soccorso sono gestite da volontari e finanziate esclusivamente con donazioni, esattamente come accade in Inghilterra e in Irlanda con la Royal National Lifeboat Institution oppure in Germania con la German Maritime Search and Rescue Service, come a dire, la civiltà parte un attimo prima.

David Ingiosi

Il video della KNRM con Ruben Lenten e Aaron Hadlow: