Kiter identificato, mezzo salvato

0
436

Durante le uscite in mare, soprattutto in solitario o in spot che non si conoscono, sarebbe bene portare sempre con sé i propri dati personali (nome, cognome, telefono) stampati in un documento di riconoscimento, una tessera sanitaria o trascritti sul bordo della propria attrezzatura. Un incidente può sempre succedere e può avere come conseguenza la perdita di coscienza. Queste informazioni possono aiutare i vostri soccorritori.

Dalla mia passione per le due ruote e i viaggi in bici ho imparato la lezione di portarmi dietro sempre due cose, anche quando durante gli allenamenti su strada percorro brevi distanze: il cellulare, qualche banconota e delle monete e sopratutto un documento di riconoscimento.

Quanto al cellulare, non necessariamente uno smartphone, è l’unica possibilità per restare a contatto con il mondo, avvisare amici e parenti di eventuali ritardi o contrattempi o chiedere soccorso in caso di incidente. I soldi fanno sempre comodo per entrare in un bar e rifocillarsi o dissetarsi, acquistare una camera d’aria di riserva o un gelato. Il documento di identità infine è utile in caso di incidente con conseguente perdita di conoscenza. Sulle bici da corsa si cerca di andare il più leggeri possibili senza nessuna borsa o borsello o ancora il portafoglio. In caso di caduta accidentale, quel documento che può essere anche una tessera sanitaria o la patente di guida è l’unico modo per i soccorritori di risalire alla nostra identità e avvertire per esempio i nostri familiari o gli amici. Certo, ci si augura sempre che sia un’esperienza remota, ma quando si sfreccia sull’asfalto ai 60 all’ora su una bici in carbonio di 5 chilogrammi tutto può succedere ed è meglio essere previdenti.

Pensare al peggio in mare è dei rider saggi

Quella lezione imparata sulla strada l’ho sempre applicata anche in mare, nelle mie uscite in barca, in windsurf e in kite. Il mare è un ambiente dinamico, multiforme, pronto a presentarci scenari sempre diversi. La corrente, il vento, le onde sono i nostri amici, ma basta una perturbazione e tutto si trasforma, mettendo alla prova le nostre abilità tecniche, l’attrezzatura e il nostro equilibrio mentale. Soprattutto in mare nonostante si possa essere dei rider preparati può succedere un imprevisto che ci mette al tappeto. Può essere un malore, un trauma o peggio ancora rimanere sott’acqua oltre i nostri limiti. Pensare sempre al peggio quando si naviga a bordo di qualsiasi mezzo marittimo  non vuol dire essere pessimisti o menagrami, ma semplicemente fare tesoro della nostra esperienza, essere maturi e coscienti di quello che si sta facendo e soprattutto non lasciare tutto all’improvvisazione.

Essere identificati subito dopo un incidente a volte può salvare la vita. Pensate alla necessità di una trasfusione di sangue o all’allergia a un determinato farmaco o ancora a una patologia cronica o ereditaria. Sono tutte informazioni fondamentali in grado di contribuire all’intervento dei medici soccorritori.

 

La storia del kiter Andres Caicedo, morto in California

Allora anche per chi esce in kitesurf è utile portare dietro i propri dati personali. Bastano nome e cognome e un numero di cellulare riportati in un’apposita scheda impermeabile o trascritte con il pennarello indelebile sulla propria attrezzatura (utili anche se si perde o ci si dimentica in spiaggia la stessa).

Qualche giorno fa in California un kiter di 73 anni è stato trovato svenuto ma ancora vivo in acqua lungo il tratto di costa di San Francisco Bay. Secondo i testimoni, era entrato in acqua verso le 16 di pomeriggio con una tavola twintip e un’ala di 8 metri. Era un kiter esperto e indossava salvagente e caschetto. Portato immediatamente in ospedale, ha ricevuto assistenza medica ma dopo qualche ora i medici ne hanno dovuto constatare il decesso. Invano hanno cercato i suoi dati personali nella muta o sull’attrezzatura e solo dopo una lunga indagine sono riusciti a risalire alla sua identità: era Andres Caicedo, un medico proprio come loro. Forse quei dati personali portati con sè lo avrebbero aiutato o forse sarebbe stato comunque troppo tardi per lui chissà.

Certo è che rimanere ignoti in certe circostanze può essere deleterio.

David Ingiosi