In acqua siamo tutti fratelli. La lezione di Sergey Mysovskiy

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Il salvataggio messo in atto dal kiter Sergey Mysovskiy tra le onde di Le Morne a Mauritius nei confronti di un windsurfer in pericolo di vita racconta quanto le diatribe tra appassionati delle due discipline siano ridicole. In mare comanda solo madre natura e gli uomini si rispettano e, se serve, si salvano il culo.

Windsurfer e kiter sono in guerra. Da sempre. Escono negli stessi spot, godono delle stesse condizioni di vento e onda eppure si guardano in cagnesco. Pericolo di collisioni, rispetto delle precedenze, sovraffollamento, gestione delle attrezzature, localismo, sono alcune delle cause di questo rapporto burrascoso che quasi sempre si risolve nel tenere le distanze da entrambi le parti: aree di navigazione lontane, canali di ingresso e uscita dall’acqua separati, cartelli di divieto dell’una o dell’altra disciplina che si ergono minacciosi nelle spiagge.

Kiter vs windsurfer, una storia di vecchi attriti

I windsurf c’erano prima del kitesurf e se all’inizio spadroneggiavano negli spot più belli del mondo con il tempo hanno dovuto arrendersi all’invasione dei discepoli di uno sport nuovo diventato sempre più popolare e diffuso. Anzi in molti casi tanti appassionati di tavole a vela hanno finito per subire il fascino degli aquiloni e hanno scavalcato la barricata. I kiter da parte loro con comportamenti spesso spregiudicati, attrezzature non ancora evolute (quanto a sicurezza) e preparazione approssimativa non hanno certo facilitato le cose soprattutto nel periodo iniziale.

Oggi dopo tanti anni i tempi sarebbero maturi per una convivenza pacifica tra le due fazioni di cacciatori di vento. Eppure gli echi di certi vecchi attriti resistono: le battute reciproche, le frecciatine, quando va bene; gli insulti e le risse, quando va male.

In mare siamo tutti uguali

Al di là delle recriminazioni, talvolta legittime, altre volte semplici frutto di ignoranza e ostilità gratuita, l’atteggiamento di chi va in acqua dovrebbe essere sempre improntato alla legge della fratellanza, soprattutto in caso di emergenza. Le rivalità sono bandite quando si sta in mare, perché in acqua comanda la natura e noi siamo solo ospiti, possibilmente umili e rispettosi. E se siamo nella merda, ci salviamo a vicenda. Non importa con che mezzo si sta tra le onde. Chi crede diversamente è libero di farlo, solo deve pensare alla ruota della fortuna che gira e gira. È noto che la dea bendata quando meno te l’aspetti ti volta le spalle. Nessuno è escluso. Un vecchio detto britannico recita: “What goes around, comes around”. Ma anche l’antica legge indiana del karma potrebbe aprire gli occhi ai più ottusi.

Quello che è certo è che se un giorno Sergey Mysovskiy verrà catapultato in un incubo mentre è in mare, arriverà qualcuno a salvargli le chiappe. Perché se lo merita, perché per lui siamo tutti fratelli, perché lui kiter, di fronte a un windsurfer in lotta per la sopravvivenza, se ne è fregato della rivalità e non ci ha pensato due volte a soccorrerlo.

Sergey, un angelo tra le onde di Le Morne

È successo sull’isola di Mauritius, nel famoso spot wave di Le Morne. Era il 16 novembre del 2016. Le condizioni quel giorno non erano ideali. Sulle spiagge avevano innalzato le bandiere rosse, segno che l’accesso in acqua era sconsigliato e che il servizio di salvataggio avrebbe avuto difficoltà a usare le barche di appoggio: troppo alte le onde nei canali per permettere alle barche di raggiungere il reef. Il cielo era grigio e il vento aveva un’atipica direzione da Sud. Alle ore 16 Sergey Mysovskiy è arrivato in spiaggia e nonostante lo scenario non ideale ha deciso di gonfiare la sua ala 9 e godersi un po’ di onde sul piccolo reef, quello più vicino alla spiaggia. La corrente era molto forte, ma lui era a proprio agio e dopo qualche bordo ha deciso di allontanarsi di qualche centinaio di metri per prendere qualche onda più grossa.

A un certo punto ha visto sbucare fuori da un frangente un’attrezzatura da windsurf, l’albero spezzato in due e la vela squarciata. Ma del rider nessun segno. Subito ha pensato che qualcosa fosse andato storto e che quando cadi su un’onda di 3 metri con un windsurf la prima cosa che fai è mollare tutto. Il rider in ogni caso doveva pur essere da qualche parte lì intorno e infatti dopo una manciata di secondi lo ha visto. Era stremato e in balia delle onde, galleggiava a malapena. Sergey nemmeno ha dovuto decidere, semplicemente ha fatto quello che doveva fare. Qualcuno un giorno, per la legge del karma, salverà la vita anche a lui. Altro che guerra.

David Ingiosi

Guarda il video del salvataggio: