Il Kite Park seppellirà il Freestyle?
Si è appena conclusa la Kite Park League, circuito mondiale diviso in 5 tappe alla sua prima edizione che ha ottenuto un notevole successo incoronando l’atleta britannico Sam Light e la rider polacca Karolina Winkowska. Entrambi fuggiti a gambe levate dal Freestyle tour. Sintomo di una disciplina in pieno fermento e di un’altra che mostra la corda?
Per molti rider il kitesurf significa oceano, punto. È solo lì, in mezzo alle onde avvolti da una natura selvaggia e dall’orizzonte infinito che può palpitare il cuore di un kiter. Altri invece ritengono che il kitesurf possa esprimersi ad alti livelli anche tra paesaggi conditi dall’opera dell’uomo che li “attrezza” con strutture artificiali per renderli ancora più divertenti. Sono gli appassionati di kite park, rider provenienti non solo dal kiteboarding, ma anche dallo snowboard e soprattutto dal wakeboard, gente che più di tutto ama slider e kicker.
Per loro è stata creata nel 2016 la Kite Park League, un circuito mondiale che permette agli specialisti di questa disciplina di sfidarsi e dare il meglio di sé nell’ambito di 5 eventi stagionali: il Blue Palawan Kiteboard Open, il Triple-S Invitational, lo Slider Project, il Rail Masters Kite Jib Contest e il Rhosneigr Park Jam.
Sam Light e Karolina Winkowska sul tetto del mondo
Ebbene, chi sarebbe il re dei kite park? Il campo di gara della Kite Park League ha decretato un nome: Sam Light. L’atleta britannico si è aggiudicato 4 dei 5 eventi in programma, dimostrando un talento naturale e una tecnica in grado di polverizzare gli avversari. Il vincitore della Kite Park League non poteva che essere lui. Ad affiancarlo sul primo posto del podio per la categoria femminile è stata la rider polacca Karolina Winkowska.
Furioso come entrambi questi atleti siano arrivati al mondo dei kite park dopo avere abbandonato quello del Freestyle. Al termine della gara la Winkowska ha dichiarato: “Mi sono dedicata al circuito Freestyle per 10 anni, quindi passare alla Kite Park League per me è stato una boccata d’ossigeno. Si tratta di un formato completamente diverso, con altri atleti e altri spot. Quello che mi piace è che tutti i rider del tour sono coinvolti dagli organizzatori per ottenere degli eventi sempre più grandi e riusciti”.
Kite Park, dove il kiteboarding incontra il wake
Sam Light, a 26 anni, è meno diplomatico ed esprime un giudizio più severo nei confronti degli eventi Freestyle: “Sono durato molto poco nel PKRA, il mio miglior risultato è stato un 5° posto assoluto – spiega nelle pagine del suo sito – non mi piaceva quel mondo, mi sentivo costretto a chiudere manovre che non mi piacevano, né mi facevano sentire bene. Così ho abbandonato il circuito e cominciato a dedicarmi al freeriding cercando di chiudere trick con cui nessuno si era ancora cimentato. Nello stesso momento ho cominciato a frequentare più che potevo i cable park approfittando dei giorni con poco vento. Era un allenamento strepitoso e mi ha aiutato a rifinire il mio riding con un wake style aggressivo e radicale. A quel punto lo spirito competitivo è tornato a bussare alla mia porta e ho deciso di dedicarmi al kite park, unendo le due discipline”.
Allora, il Freestyle è in crisi?
Insomma al di là delle attitudini personali di questi atleti che evidentemente sono convinti di esprimersi al meglio tra kicker e slider, rimane il fatto che la Kite Park League è stata un successo nel 2016 e molto probabilmente in questo 2017 sarà ancora meglio. Non meno evidente è che questa giovane disciplina abbia portato linfa nuova nel mondo del kiteboarding attirando sempre più atleti, sponsor e brand specializzati. Il vecchio Freestyle al confronto sembra mostrare un po’ la corda. È solo un’impressione? Sarà il tempo a dirlo.
David Ingiosi










