Handle Pass: l’approccio in acqua e l’allenamento a terra

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Handle Pass: l’approccio in acqua e l’allenamento a terra

Come imparare a chiudere l’Handle Pass, una delle manovre più classiche del Freestyle, nonché base di partenza per molti altri trick. L’approccio alla manovra, i punti critici e qualche consiglio su come eseguire l’allenamento a terra mediante l’uso di un simulatore auto costruito e appositi esercizi propedeutici.

Può capitare nella vita di un rider appassionato che impegni lavorativi o familiari o di altra natura, riducano le uscite in acqua nonché le possibilità di migliorare il proprio riding e le manovre. Partendo dal presupposto che l’allenamento in acqua rimane l’unico e vero training per questa disciplina, imprescindibile per qualsiasi kiter, dall’amatore al professionista, vorrei approfittare della mia esperienza da appassionato di questo sport per illustrare le attinenze che vi possono essere fra un trick eseguito in acqua e la stessa manovra riproposta a “secco”, con l’ausilio di appositi attrezzi, alcuni dei quali si trovano in qualsiasi palestra e altri che potranno essere appositamente costruiti senza particolari sforzi e conoscenze da ognuno di noi e con il minimo dispendio economico.

A titolo di esempio ci soffermeremo sulla più classica delle manovre Freestyle, nonché base delle moderne evoluzioni della cosiddetta “newschool”, l’Handle Pass. Croce e delizia di ogni praticante di livello medio e soprattutto punto di partenza di trick più complessi quali Kgb, Slim Chanche 5-7, Back Mobe, Front Mobe e decine di loro varianti, cercherò secondo la mia esperienza di spiegare il percorso per arrivare a chiudere tale manovra in acqua e gli allenamenti che normalmente svolgo a terra. Questi ultimi si dividono in due categorie: allenamenti funzionali alla chiusura della manovra (praticati tramite l’ausilio di attrezzi quali barra per trazioni e parallele o semplicemente a corpo libero) e allenamenti al simulatore.

 

L’approccio in acqua: scomporre la manovra

Come per qualsiasi manovra di Freestyle anche nel caso dell’Handle Pass, il trick va “scomposto” nei suoi movimenti principali:

Riding per raggiungere la velocità sufficiente a staccare.

Straorzata controvento. Qui occorre puntare bene i talloni e alzare più acqua possibile. Bisogna sentire il famoso effetto “slack”, simile al lavoro che compie una fionda quando viene caricata per scagliare il sasso e poi parte il ti colpo.

Stacco. La risultante sarà un Raley.

Il passaggio della barra. Tenere saldamente con una mano la barra al fianco (opposto rispetto alla rotazione, quindi nel caso di una rotazione da destra a sinistra la barra verrà avvicinata al fianco destro) e con l’altra mano “strisciare dietro al fianco” prendendo la barra tenuta dall’altra mano dietro la schiena (per un mezzo secondo il corpo darà le spalle al kite con la testa rivolta verso l’acqua ed entrambe le mani dietro la schiena ad afferrare la barra).

Rotazione. Testa, spalle e corpo “guardano” dietro, in direzione del’acqua e con un movimento unico, fluido e veloce bisogna lasciare la mano sinistra (nel caso in cui appunto stiamo facendo la manovra da destra a sinistra) e, tenendo sempre attaccata la barra al fianco con la mano destra, bisogna letteralmente tentare di prendere la barra dietro la schiena con la mano sinistra andando a cercare la barra tenuta sempre strettamente attaccata al fianco (barra nella mano destra).

Punti critici: posizione ala, passaggio barra, rotazione

Questi sono invece i punti sui quali ho dovuto maggiormente lavorare per chiudere la manovra:

Kite basso: se non riuscite, cercate di tenere la mano dell’andatura leggermente più spostata verso l’estremità della barra, così in fase aerea automaticamente richiamerete il kite.

Straorzare: staccare ed eseguire il Raley, oscillare verso il kite e sotto il kite quasi come a dondolare sotto l’ala stessa per andare incontro a questa e assecondare l’allentamento delle linee, questo aiuterà molto.

Passaggio barra: la mano che lascia la barra deve strisciare vicino al corpo per trovare la barra dietro la schiena. Importante: se viene tenuta lontana dal corpo il rischio è che non trovi la barra nonostante il movimento corretto.

Rotazione: Invertire il più possibile testa e corpo.

Stile “old school” o Wakestyle

Un consiglio per staccare al meglio un Handle Pass: personalmente stacco un Raley con il corpo in asse maggiormente verticale. Al contrario per manovre che richiedono l’ala bassa e quindi un approccio maggiormente in potenza (Blind Judge oppure 313) il Raley sarà meglio staccarlo in modo tale che il corpo sia parallelo all’acqua. La scelta di eseguire il classico Handle Pass “old school” oppure qualcosa di più in potenza con kite basso (Blind Judge oppure 313) dipende da voi. Imparare un trick piuttosto che un altro è soggettivo: in molti casi manovre che per alcuni sono più ostiche per altri risultano più naturali e di semplice esecuzione.

Vi basti tenere presente che un’inclinazione del kite rispetto all’acqua di 45 gradi è fondamentale per la corretta esecuzione di un Blind Judge o un 313. Al contrario per il classico Handle Pass possono anche essere superati i 50 gradi di inclinazione rispetto all’acqua, quindi il kite maggiormente allo zenit, come del resto è possibile notare in gare come il King of the Air e in generale nelle competizioni di Big Air nelle quali il trick con kite alto viene maggiormente “tollerato” da parte dei giudici nell’assegnazione del punteggio rispetto a gare molto più rigide nell’assegnazione dei punteggi, come nel caso delle competizioni di Wakestyle, nelle quali il kite basso insieme ad altri parametri di valutazione è fondamentale per avere un punteggio medio alto.

L’uso (e l’abuso) del simulatore a terra

L’allenamento a terra è un valido aiuto per effettuare le manovre in acqua, soprattutto se si è costretti per cause di forza maggiore a non potere fare kite per un periodo di tempo medio lungo (da qualche settimana a vari mesi): in questo caso il simulatore è l’attrezzo più vicino al kite. A mio avviso è bene usare ma non abusare del simulatore, per due ragioni. La prima è che comunque “simula” per cui in acqua difficilmente riuscirete a chiudere manovre con le linee allo zenit, quindi perfettamente perpendicolari al vostro corpo.

Uno dei limiti del simulatore infatti sta nel fatto che è appeso verticalmente, ma anche se fosse attaccato su un asse orizzontale come il bilancino del Wakeboard comunque non sarebbe paragonabile al rapporto inclinazione/tiro di un kite in acqua, per cui prendetelo come valido attrezzo da usare 2-3 volte la settimana per non più di 30 minuti a sessione. La seconda ragione per non abusarne è che a lungo andare l’uso del simulatore potrebbe portare a un sovraccarico e infiammare i muscoli e i tendini delle spalle.

Il simulatore? Me lo costruisco io!

Per quanto riguarda la sua costruzione, personalmente all’inizio ho utilizzato una vera e propria barra di kite attaccata a una cima con un sistema di ganci e molle per simulare l’effetto elastico delle linee. Consiglio i molloni di acciaio utilizzati negli ormeggi (potete trovarli presso i negozi di nautica e le ferramenta). Quanto invece alla barra, il discorso è differente. Le barre standard infatti non sono strumenti ideali per appendersi (la mia barra si è spezzata), per cui consiglio un tondino (una classica barra di ferro vuota, facilmente reperibile presso le ferramenta, oppure una di quelle barre per sollevare pesi reperibili presso le palestre). Per la lunghezza del tondino, basatevi su una barra media lunga all’incirca 45-50 centimetri. A questo punto bisogna saldare dei passanti.

Costruire un simulatore è molto personale: basta digitare su You Tube “kite simulator” per avere spunti e vedere simulatori più o meno complessi. Ricordo un video in cui il simulatore era montato al soffitto di una palestra con un sistema di cime,  carrucole, pulegge e contrappesi: i rider avevano la tavola ai piedi e a seconda del peso regolavano i pesi da contrapporre in modo che venivano sollevati a qualche metro di altezza simulando l’effetto rallentato di salto del kite e potevano effettuare svariati trick più o meno complessi.

Economico, funzionale e portatile

Il mio simulatore al contrario è una versione “portatile”: tutti i singoli pezzi di cui è composto possono essere comodamente smontati e adattati per essere agganciati in palestre o all’esterno e trasportati a mano (ingombrano poco più rispetto a una barra di kite). Un piccolo aneddoto: qualche settimana fa ho portato il simulatore con me per un viaggio di lavoro al Nord in una località sciistica; potete immaginare gli sguardi stupiti delle persone che trovandosi a passare vicino a un parco giochi per bambini innevato, mi trovavano appeso al simulatore, appositamente agganciato per l’occasione a un altalena, per di più nella neve. Tutto ciò però mi è servito come lavoro vitale una volta tornato in acqua.

Esercizi a terra: ecco quali eseguire

Eseguire un trick con il simulatore è un gesto fisico che richiede più che altro una certa forza esplosiva unita a un pò di tecnica. Non occorre essere dei ginnasti, serve piuttosto avere la forza di un sollevatore di pesi. Vi sono diversi modi per eseguire la manovra: partendo con i piedi a terra oppure tenendo i piedi sollevati da terra in una posizione isomentrica. In pratica in quest’ultimo caso la manovra deve iniziare restando appesi alla barra ed è il vero e proprio esercizio muscolare, in quanto interessa sia la parte inferiore che superiore del corpo; richiede uno scatto, un movimento unico e veloce per effettuare il Pass che interessa busto, spalle, bacino e soprattutto addominali. Al contrario partire con i piedi da terra permette di lavorare maggiormente sulla tecnica e sulla dinamica del movimento. Io personalmente parto in posizione isometrica ed effettuo qualche Pass di riscaldamento “di forza” per poi lavorare con i piedi a terra in tutto l’allenamento che dura dai 20 ai 30 minuti.

Vi sono infine altri esercizi eseguiti alla sbarra oppure agli anelli o alle parallele che dovrebbero essere sempre presenti nel bagaglio di un praticante di kite. Ultimamente ho visto un video di Kevin Langaree mentre faceva trazioni con le gambe piegate nonostante avesse la gamba ancora ingessata a causa dell’incidente in allenamento che lo ha coinvolto prima del King of the Air. Altrettanto importanti sono anche gli esercizi a corpo libero: il mitico Ruben Lenten ha creato un’apposita App per smarthphone, molto interessante. Si chiama Len10 Workout App. Buon lavoro!

Danny Menzano

(Credit: krotolando.it, Rino Leto, Giovanni Piccolo, 360 Kite School).