Il pluricampione italiano Andrea Vicari racconta la sua Traversata che è andata in scena lo scorso 28 luglio nello Stretto di Messina e commenta la sua vittoria nella categoria Twintip.
– Ciao Andrea complimenti per questa vittoria alla Traversata. Immagino tu sia contento. È così?
Ciao David, grazie! Sì, confermo! È stato davvero emozionante partecipare a questo evento e ancor di più vincerlo, dato che la vittoria era del tutto inaspettata non essendo la mia disciplina.
– Una gara inedita per te che sei un freestyler di razza. Come è nata l’idea di partecipare a questo evento? Lo conoscevi?
Sapevo che si facesse kite nello Stretto di Messina, ma mai avevo pensato che facessero una traversata penisola-isola e viceversa! Poi invece sono stato invitato a partecipare per la Decima edizione dell’evento come Special Guest e coordinatore del Freestyle Camp! Sapevo che sarebbe stata un’esperienza unica e ho accettato con grande entusiasmo!
– Fai parte di una nuova generazione di kiter versatili che passano da una disciplina a un’altra con successo. Hai mai pensato di fare seriamente Racing?
A dire la verità non ho mai pensato a introdurmi nel mondo del Race, però non nego il fatto che mi piacerebbe essere un rider più completo e gareggiare in varie discipline oltre al Freestyle.
– Che condizioni meteo marine ha presentato il percorso nello Stretto?
Lo Stretto di Messina è uno spot molto particolare che presenta condizioni meteo-marine molto variabili ed estreme. I bruschi cambiamenti di corrente e le accelerazioni del vento per effetto Venturi hanno reso il percorso ancora più adrenalinico e intrigante. Vicino la costa il vento era più leggero (circa 15 nodi) ma anche abbastanza rafficato e bucato. Mentre al centro dello stretto il vento toccava anche i 27/28 nodi. La corrente il giorno della traversata era molto forte, e la si è sentita soprattutto dopo la boa quando bisognava tornare in Calabria. La maggior parte non ce l’ha fatta a rientrare e sono stati recuperati dai gommoni messi a disposizione dall’organizzazione. Siamo riusciti soltanto in 4 a finire la gara su una trentina di partecipanti.
– Ci racconti la tua gara? Come é andata?
La mia gara è stata molto tranquilla, sono partito con un terzo posto, ma sapevo che avevo la possibilità di salire in graduatoria perché il partecipante che era in seconda posizione stava troppo sottovento e aveva forse sbagliato a prendere i punti di riferimento. Arrivati quasi alla boa accelero e riesco a sorpassare il primo. Avendo testato prima le condizioni, sapevo che una volta passata la boa dovevo subito stringere con la tavola e bolinare tutto il tempo per garantire l’arrivo sicuro al traguardo, visto che la corrente era fortissima. Le persone invece che non hanno tagliato il traguardo non hanno bolinato e ciò li ha costretti a entrare in una zona di poco vento e tanta corrente… ma sono stati tutti recuperati con successo grazie alla tracciabilità del loro dispositivo GPS. Sono poi arrivato all’arrivo dove mi hanno accolto tutti con un caloroso applauso e tante strette di mano! Una gara che sicuramente non dimenticherò mai!
– Quali sono state le difficoltá maggiori?
Sicuramente una delle principali difficoltà in queste tipo di gare é scegliere la corretta attrezzatura. Se si sbaglia misura dell’aquilone o tavola la gara viene compromessa, e le condizioni dello stretto sono imprevedibili! Un’altra grande difficoltà è stata bolinare con vento in calo e corrente di diversi km/h!
– Quali sono i tuoi programmi per i prossimi mesi di questo 2017?
Oltre che a organizzare altri Freestyle Camp per spingere di più questa fantastica disciplina, parteciperò a gare freestyle e inizierò l’università!
David Ingiosi
Foto Credit: Andrea Barbera, Traversata Courtesy.










