Thierry Schmitter: io paraplegico in acqua mi sento un Dio

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Dopo un grave incidente in montagna Thierry Schmitter è finito sulla sedia a rotelle. Lui, sport dipendente, pensate si sia fermato? No, anzi, affascinato dal kite è diventato il pioniere del “Sit Kite” e oggi cerca di diffonderlo in tutto il mondo.

Lo sport e l’avventura sono sempre stati nel sangue di Thierry Schmitter. Francese di nascita, ma olandese di adozione, ha trascorso la sua infanzia sul mare, nella spiaggia di Scheveningen a Den Haag, dove a 47 anni vive tutt’ora. Da ragazzo però più che da vento e onde era affascinato dalle montagne: aveva il sogno di diventare una guida alpina. Ed è proprio la montagna, che pure gli ha regalato tante emozioni e giornate indimenticabili, ad avergli strappato un pezzo di vita. Anzi un pezzo di corpo, le gambe. Thierry infatti vent’anni è diventato paraplegico. Nel 1998 fa durante le vacanze con la famiglia in Svizzera stava scalando una cascata di ghiaccio insieme al padre quando è stato travolto da una valanga che lo ha fatto precipitare per oltre 70 metri.

Si è salvato, ma in quel burrone delle Alpi si è spezzato la schiena ed ha perso l’uso delle gambe. “In montagna c’è sempre una sfida davanti a te – racconta – e devi fare le scelte giuste molto rapidamente, devi affrontare di continuo rischi e imparare come gestirli. Ti prendi le conseguenze delle tue decisioni direttamente e senza sconti. Questo naturalmente ti espone a pericoli, ma ti da anche grandi gratificazioni”.

Per i miei figli la sedia a rotelle è solo un giocattolo

Nonostante il grave incidente Thierry non si è perso d’animo. “Non sono mai stato davvero scoraggiato o depresso neppure per un momento. Questa è la mia natura, guardo sempre al futuro e mi piace fare piani continui. “In quel momento lo sport era tutto per me e ho perso tutto quello che per me era importante. Ma ho anche capito presto che dovevo riprendermi per me stesso e la mia giovane famiglia con due bambini piccoli”. In quel periodo difficile Thierry ha ottenuto molto supporto proprio dalla sua famiglia e dai suoi figli. “I bambini non prestano attenzione alla mia sedia a rotelle. Per loro è solo un giocattolo, niente di più”.

La gioia del bronzo ai Giochi Parolimpici di Londra

Con un rinnovato spirito combattivo Thierry si è rimesso in gioco e una volta finita la sua riabilitazione ha presto trovato una nuova valvola di sfogo per vivere la sua passione sportiva: la vela. Ha cominciato a uscire su un monotipo particolare riservato ai disabili come lui, il 2.4mR. Piano piano ci ha preso sempre più gusto e ha cominciato ad allenarsi seriamente per prendere parte alle competizioni. Una determinazione premiata con una bellissima medaglia di bronzo ai Giochi Paralimpici di Londra nel 2012. L’anno prima era stato eletto atleta disabile dell’anno in Olanda. Un titolo a cui Thierry in realtà non attribuisce troppo valore. “Sono molto più orgoglioso del mio secondo posto al campionato del mondo, dove mi sono confrontato contro i migliori marinai del mondo”.

Ad Aruba a imparare il kitesurf

Nonostante le soddisfazioni in campo velico internazionale, qualche anno dopo Thierry Schmitter ha cominciato a soffrire lo stress di quel mondo e ha scoperto il kitesurf su una spiaggia della Bretagna. Voleva imparare quello sport che secondo lui è perfetto per navigare seduti ed è pieno di adrenalina, così è partito per l’isola caraibica di Aruba, dove in 10 giorni ha imparato a pilotare l’ala e a gestire la tavola. “Il kite mi fa sentire totalmente indipendente e veramente a contatto con la natura e con tutto ciò che mi circonda”, spiega Thierry. Da quel primo corso base sono tanti anni ormai che Thierry Schmitter pratica il kitesurf anche a livello agonistico ed è stato uno dei pionieri del cosiddetto “Sit Kite”, ossia il kite per disabili.

È tornato a vivere a Deen Haag e lavora come esaminatore presso l’ufficio europeo dei brevetti di tecnologia marina. Ma come c’è vento scende in spiaggia e si regala magnifiche session. Utilizza vele F-One e una tavola standard da hydrofoil sempre del brand francese che ha modificato da solo grazie all’aiuto del progettista Charles Bertrand dotandola di rinforzi e di un seggiolino speciale costituito da un pezzo monoscocca in carbonio.

Non mi serve nulla, portatemi solo in acqua

“Sono membro della Jumpteam, un’associazione che conta 1.000 membri. Abbiamo una club house sulla spiaggia e anche in inverno c’è sempre qualcuno lì che mi ha porta con il carrello sulla spiaggia fino al bagnasciuga. Per me è importante praticare lo sport senza molto aiuto ed essere in grado di gestire quasi tutto da solo. Se hai bisogno di un esercito di aiutanti, allora è finita con il divertimento. Mi serve solo qualcuno che mi fa entrare in acqua e mi aiuta a lanciare e ad atterrare l’ala”.

Ma Thierry non si accontenta di navigare e basta. “L’acqua poco profonda mi annoia. Mi piace andare tra le onde che uso per saltare o surfare. Spesso mi concedo anche lunghi downwind di almeno 20 chilometri. Con un bel vantaggio: le mie cosce non iniziano a bruciare (ride).

Il sit kite si diffonde in tutto il mondo

Oltre che essere un praticante ormai Thierry Schmitter gira tutto il mondo come ambasciatore del Sit Kite e vorrebbe che questo sport fosse sempre più accessibile a chi come lui è portatore di handicap. “Io ormai sono già vecchio, ma la prossima generazione di sit kiter farà certamente kiteloops e handlepasses. Quest’anno, voglio produrre dei video tutorial per ispirare ancora più persone disabili ad avvicinarsi a questo sport”. Per chi volesse maggiori informazioni è possibile consultare il sito di Thierry: www.sitkite.com.

David Ingiosi

Leggi l’articolo completo sul numero #26 di Kitesoul Magazine!

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