Solo se le scuole si alleano il kitesurf diventerà adulto

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Le scuole di kitesurf italiane fanno fatica ad associarsi tra loro per raggiungere obiettivi comuni: essere più forti e autorevoli, condividere risorse e confrontarsi, organizzare eventi e promuovere il turismo sul territorio. Invece per la maggior parte viaggiano da sole e sbagliano. Le ragioni per farlo sarebbero molte e avrebbero solo vantaggi comuni. L’esperienza dello Stagnone di Marsala.

Chi pratica lo sport sa bene quanto è importante il lavoro di squadra. Anche il kitesurf, che all’apparenza può sembrare una disciplina per solitari, in realtà premia la condivisione, la collaborazione, l’allenarsi e uscire in gruppo, la voglia di migliorarsi nel rispetto degli altri e delle regole di sicurezza. Il principio dell’unione e del lavoro di gruppo vale ancora di più per una scuola di kitesurf. Prendete un centro sportivo, toglieteci il team di istruttori che lavorano in sintonia e seguono criteri didattici e di comunicazione condivisi, cosa rimane? Una scuola di kite che non si fonda sullo spirito di condivisione, sulla gestione comune delle risorse, sull’affiatamento del personale, non andrà mai lontano.

E se il concetto di divertirsi e lavorare insieme in modo efficace e strategico vale per le singole scuole di kite, allora perché non prendere in considerazione l’idea di associarle quelle scuole? Non così, per il gusto di farlo, ma per obiettivi precisi, comuni e concreti. Ci si associa per unire le forze, le risorse, per dare vita a eventi più ricchi e meglio organizzati, per confrontarsi e discutere insieme temi importanti che riguardano la didattica, la sicurezza e la crescita della disciplina. Ci si allea per promuovere meglio lo sport, un territorio, un tratto di costa o un lago, capirne le esigenze e valorizzarlo al meglio e secondo le esigenze dei rider. Si sta insieme per avere una voce comune e un’attenzione maggiore da parte delle istituzioni. Si lavora spalla a spalla per far crescere il turismo sportivo che ad oggi è un volano dell’economia territoriale in tutto il mondo.

 

Peccato, vince la paura di perdere clienti

Sono concetti semplici, già collaudati in tanti altri contesti sportivi e non solo. In Italia però fanno fatica a innestarsi nella comunità dei kiters, soprattutto di chi rappresenta la porta d’ingresso principale del kitesurf: le scuole, che organizzano corsi, che gestiscono le spiagge, che fanno il bello e il cattivo tempo sugli spot. La maggior parte delle scuole di kitesurf italiane viaggia sola. Questa è la realtà. I relativi titolari coltivano il proprio orticello e non guardano oltre il proprio naso. Ad associarsi, magari con le scuole vicine, non ci pensano proprio. Hanno paura di perdere clienti, di perdere l’identità, di perdere i guadagni. Si pensa: un’altra scuola come la mia è solo concorrenza, peggio ancora se mi sta vicino, è un nemico, se non da combattere, quanto meno da trattare con sufficienza, o meglio indifferenza. Poi a dire il vero qualche battaglia in certi spot se la fanno pure a colpi di denunce, gommoni squartati e chiamate anonime alla Capitaneria di Porto. Per non parlare delle invidie reciproche che strisciano sui social. Certo, ci sono sicuramente delle scuole che non hanno bisogno di allearsi con nessuno perché sono già grandi, forti, hanno i soldi, stanno in spot fantastici, sanno fare business. Eppure, anche queste a pensarci bene ad associarsi ne trarrebbero solo vantaggi.

Insomma associarsi è bello e fa crescere, ma per il momento non sembra essere l’ambizione delle scuole di kitesurf “made in Italy”. Con un’eccezione che arriva da un posto sperduto dell’Italia, anzi su un’isola che sta giù, ben oltre la fine dello stivale: la Sicilia. Un posto lontano ma che guarda caso ad oggi costituisce lo spot italiano più importante di tutti, magari non in senso strettamente agonistico, ma certamente a livello di appassionati, di comunità, di movimento. Sto parlando dello Stagnone di Marsala, un posto dove arrivano kiter da tutto il mondo e, quel che è più importante, dopo esserci stati ci ritornano.

Allo Stagnone hanno imparato la lezione, forse…

È qui che è successo l’impossibile. Qui l’alleanza tra le scuole di kitesurf non solo è stata presa in considerazione, ma addirittura è stata attuata ed ha dato vita all’associazione Sport Turismo Stagnone. Un ente che riunisce ben 14 scuole ed è probabilmente l’unico al mondo di questa entità. Come è potuto accadere? Come funziona? Che obiettivi persegue? Ce lo spiega il presidente Michele Rallo in questa interessante intervista.

– Michele, raccontaci quando e come è nata l’associazione?

Ciao David e un saluto a tutti i lettori. L’associazione Sport Turismo Stagnone che rappresento, è nata dopo molte difficoltà solo a metà di questa ultima stagione 2018. Ne fanno parte le seguenti scuole: Stagnone Kitesurf, Sicily Kite Academy, Sicily Kite Park, Level Up, KiteLagune, KBC, Torre loopa, Kite Season, Kite Station PL, Flow Kite School, Stagnone Kite Corner, Stagnone Kiteboarding, Naish Pro Center Sicily, Follow The Wind.

– Qual’è ad oggi il suo stato giuridico e come è strutturata al suo interno?

Siamo un’associazione di rappresentanza, non a fini lucrativi o commerciali. Marsala è la capitale del kitesurf in Italia e puntiamo a esserlo anche a livello mondiale. Da presidente coordino un consiglio direttivo formato da un membro per ciascuna scuola di kite che ne fa parte. Non prendo mai decisioni in modo autonomo ma modero e cerco di dare sempre voce a tutte le associazioni che ne fanno parte, poi si procede al voto su ogni singola decisione. Detto ciò, le nostre assemblee fanno concorrenza alle peggiori riunioni di condominio di Caracas.

– Quali sono le finalità dell’associazione?

In passato, avere un semplice problema con gli enti locali, da singoli era difficile e complicato. Adesso il vento è cambiato. Quindi per rispondere alla tua domanda il primo fine è di rappresentanza con enti locali, istituzioni, Capitaneria di Porto, etc. Poi ci sono scopi promozionali, organizzativi e di servizio sul territorio: la volontà di tutti i facenti parte di Sport Turismo Stagnone è che la laguna dello stagnone sia sinonimo di kitesurf in ogni angolo della terra, sappiamo accogliere e “coccolare” chi viene qui a praticare questo sport, l’incoming è nella nostra cultura, nonostante il territorio sia ancora pieno di servizi non all’altezza. Riuscire a colmare il gap che ci separa da altre grandi città europee votate al turismo sarebbe un sogno neanche tanto irraggiungibile. La soddisfazione più grande comunque è riabbracciare le persone che ci vengono a trovare anno dopo anno, nelle singole scuole, segno che tutti lavorano con passione nonostante le difficoltà in cui ci troviamo ad operare.

– Quali sono state le difficoltà nel creare l’associazione e come è successo che vi siete messi tutti d’accordo?

Non è stato difficile, di più. Considera che ci abbiamo messo 6 anni. Vincere la diffidenza di alcuni non è stato semplice, tante delle scuole sono straniere e scavalcare le piccole differenze culturali è stata una sfida. Inoltre non abbiamo promesso nulla, se i vantaggi verranno saranno per tutti. Di certo nel mercato vince chi è unito. Ancora oggi 5 scuole (sulle 19 esistenti) sono fuori dall’associazione per vari motivi, segno che dobbiamo ancora impegnarci e lavorare coinvolgendo tutti per il bene comune.

– Quali sono i primi obiettivi a cui state lavorando e che termini vi date per raggiungerli?

A breve ci sarà l’annuncio ufficiale della barca d’appoggio a disposizione di tutti i kiters in difficoltà nella laguna con un numero a chiamata diretta. In una laguna che costituisce una riserva naturale e con le restrizioni in vigore non è una cosa cosi immediata come si potrebbe pensare. Non sappiamo se potrà evitare altri spiacevoli incidenti, ma di certo rappresenterà qualcosa di concreto che prima non esisteva. È un progetto fortemente voluto da tutte le scuole e dal Comandante di Circomare Marsala Tenente di Vascello Nicola Pontillo reale deus ex machina del progetto. Un volantino in varie lingue da distribuire a tutti i B&B con tutte le regole di sicurezza dettate dalla guardia costiera per fare kitesurf allo stagnone. Sia chiaro: in laguna ci sono delle regole e vanno rispettate. Chi sceglie una scuola come punto d’appoggio per le sue attività è sempre più tutelato dal punto di vista della sicurezza rispetto a chi sceglie di uscire in acqua da una spiaggia libera. Ma miriamo a sensibilizzare anche questi ultimi.

– Recentemente una vostra delegazione è stata in Cina per una sorta di gemellaggio che promuove anche il kitesurf. Come è nato questo progetto e cosa comporterà per lo spot?

Ad oggi rappresenta il nostro più grande successo e orgoglio. Il kitesurf per la prima volta visto come una reale risorsa per il territorio. Siamo stati inclusi all’interno di una delegazione ufficiale di politici e professionisti che rappresentasse la città di Marsala. Credo sia stato un caso unico in Italia e nel mondo. La prossima stagione una troupe della CCTV4 sarà allo stagnone per le riprese della trasmissione City to City. I risultati però non saranno immediati. Il kite è una bomba dal punto di vista mediatico, se e quando questo porterà in Sicilia un movimento di investitori o sia il punto di inizio di un nuovo fronte di incoming turistico dall’Oriente è un po’ presto, ma siamo fiduciosi, intanto ci stiamo muovendo bene.

– Questa stagione ha avuto delle difficoltà, a partire dal vicino aeroporto che non ha funzionato a pieno regime. Cosa prevedete per la prossima stagione?

Il bicchiere va visto sempre pieno: l’aeroporto di Trapani rimane sempre attivo seppur con minore operatività e l’aeroporto di Palermo dista soli 50 minuti d’auto: offriamo vento, passione, tecnica didattica, risorse professionali invidiabili (qui si faceva gia kite nel 2000) ed una laguna unica al mondo per fare kitesurf e dal punto di vista paesaggistico. Aeroporto o meno, siamo uniti tra noi e alle nostre istituzioni locali, ringraziamo il Comune di Marsala nella persona del sindaco, Alberto Di Girolamo, l’ass. allo sviluppo Rino Passalacqua e ass. Sport e Turismo Andrea Baiata che ci supportano e sopportano. Vinceremo sempre, con buona pace dei nostri competitor in Italia, in Europa e nel mondo. Non puoi dire di fare kitesurf se non sei mai stato qui.

David Ingiosi

Direttore Kitesoul Magazine