Max Piona: “Sul turismo in Egitto i media hanno fatto terrorismo psicologico”

0
1920

Il turismo dei kiter in Egitto negli ultimi 5 anni ha avuto un calo del 60 per cento. Tutti spaventati ad andare in un territorio off limits a causa del terrorismo. Ma è davvero così? A raccontarci come stanno le cose in questo Paese dove il kitesurf è addirittura il primo sport nazionale è Max Piona, istruttore ed esaminer Iko, che vive sul Mar Rosso da 12 anni. Quando sono andato a trovarlo a gennaio ho voluto intervistarlo. Ed ecco cosa mi ha detto.

Con un lungo trascorso in questi territori e migliaia di ore di insegnamento all’attivo come istruttore ed esaminer Iko, Max Piona è uno con il kitesurf nel sangue, ma anche un uomo profondamente innamorato dell’Egitto e di questo tratto di costa che ha eletto a sua casa prediletta. Anzi, più che case, Max ama le ville tanto da averne creata una tutta sua: la ProKite Villa. Un progetto di scuola stanziale nata tre anni fa e ispirata ai lounge per backpackers australiani di cui ripropone un’idea di alloggio confortevole, ma informale e soprattutto condiviso da tutti gli ospiti accumunati dalla passione per il mare e lo sport.

 

– Max, tu sei venuto in Egitto tanti anni fa dopo avere fatto viaggi in tutto il mondo ed esplorato destinazioni bellissime. Perché questo Paese ti affascina così tanto?

“Direi per la consistenza delle condizioni ottimali per la pratica di questo sport. Capitano anche qui naturalmente, come in altri spot, periodi meteorologici più difficili da gestire, ma nella mia esperienza di 12 anni in questo territorio la statistica di vento annuale si attesta tranquillamente su un 70 per cento di giornate buone per praticare il kitesurf. E questa consistenza l’ho trovata raramente in giro per il mondo. Poi l’acqua piatta. Condizioni che si uniscono a una popolazione che magari inizialmente ho fatto fatica a capire ma che negli anni si è dimostrata molto aperta al turismo in cui vede una fonte di vita ed estremamente accogliente. Inoltre dopo oltre 2.000 anni di storia il legame tra l’Egitto e l’Italia rimane molto solido e basato su un rispetto e una simpatia reciproci”.

– A causa del terrorismo l’Egitto negli ultimi anni ha perso il 60 per cento di turismo dedicato al kitesurf e non solo. Tu come hai vissuto questo periodo difficile e cosa vuoi dire a chi in Europa pensa che l’Egitto sia una destinazione turistica off limits?

“Io in realtà ho aperto il mio centro all’inizio della “Primavera Araba”, quindi mi sono trovato a fronteggiare ben due rivoluzioni. Inizialmente ha prevalso un po’ lo sconcerto perché era una situazione nuova e peraltro profondamente sentita dal mondo arabo. Poi credo che con la seconda rivoluzione la situazione politica egiziana non sia piaciuta a livello internazionale e quindi è stato boicottato il turismo in maniera non sempre onesta. Io ho vissuto qui in prima persona e vedevo un’incredibile discrepanza tra il racconto dei media e la realtà concreta. Non fatico a definire questo racconto distorto della realtà come un vero terrorismo psicologico privo di fondamento”.

– Qui nel tuo centro non ci sono guardie, non c’è un recinto, si può prendere un taxi e muoversi in tranquillità. Insomma non c’è una percezione di rischio. È così?

“L’Egitto non solo è sicuro dal punto di vista del terrorismo, ma anche da quello della piccola criminalità. Io qui lascio la mia attrezzatura all’aperto di notte, completamente incustodita, e non succede assolutamente nulla. In Italia sarebbe impossibile”.

– Nella ProKite Villa proponi un concetto di surf house e scuola di kite stanziale dedicata ai rider. Si viene qui si fa kite, si vive insieme e ci si sente in una bella famiglia. Come ti è venuta questa idea?

“Sì, una famiglia di matti!;) Dopo anni di insegnamento e di esperienza in tanti centri ho voluto aggiungere qualcosa a queste esperienze, dare un’impronta più personale capace di unire le persone nello sport. Dovunque sono andato mi sono sempre reso conto che il kite univa le persone che volevano stare insieme anche dopo le session per fare festa, condividere le proprie esperienze. L’idea di una surf house è nata dai miei viaggi in Australia quando frequentavo i backpackers lounge e incontravo i ragazzi che condividevano gli spazi, la cucina, le serate. Naturalmente l’ho concepita come una struttura capace di offrire i servizi giusti per i kiter, un buon livello di comfort e affacciata su uno spot di alto livello”.

– Raccontaci le condizioni di Safaga come spot. Quali sono i suoi punti di forza secondo te?

“Sicuramente la qualità e la quantità di vento. Abbiamo un vento prevalente da Nord/Nord Est nel periodo estivo in genere più stabile e da Nord/Nord Ovest un po’ più rafficato in quello invernale sempre con direzione on/side on. Poi la Baia di Safaga si estende per circa 20 km dalla punta di Soma Bay, dove si arriva con le barche e dove spesso mi appoggio anche io con gli amici del Tornado Surf, fino alla punta a Sud dove si tova la ProKite Villa. Il vento in questi 20 km cambia, da noi arriva un’ora più tardi ma rimane fino a sera e regala anche fantastiche sunset session. Da noi inoltre possiamo uscire quando in altri spot le condizioni sono estreme perché siamo protetti dall’isola. Il fondale davanti alla Villa si presenta con sabbia mista a sassi per cui consiglio sempre l’uso dei calzari, soprattutto se non si è rider esperti. Anche le variazioni di marea sono un po’ il nostro punto debole perché davanti la Villa con la bassa marea non si può sempre uscire. Rimediamo però utilizzando delle piscine di acqua più profonda, per esempio lo spot di Low Tide, a circa 3 km, dove portiamo con i pick up i rider e gli allievi che vogliono fare lezione”.

– Da istruttore ed esaminer Iko sei impegnato da molti anni a diffondere la cultura della sicurezza nell’insegnamento e nella pratica del kitesurf promossa da questa organizzazione internazionale. Sei sempre entusiasta di essere una sorta di ambassador Iko?

“La Iko nasce dalle radici del kitesurf, da quella che all’epoca era la Wipika International Kiteschool, quindi fin da subito ha seguito questo sport e promosso il suo insegnamento definendone gli standard di sicurezza. L’obiettivo fin dalla sua nascita nel 2001 è stato di diffondere un kitesurf sicuro nel mondo, anche spingendo i brand a migliorare i sistemi di sicurezza delle attrezzature. C’è stata un’evoluzione continua negli anni di questi standard e la stessa organizzazione cerca sempre di migliorarsi. Nel 2017 abbiamo aggiornato il sito internet, portato il Corso Assistente Istruttori da tre a cinque giorni per permettere agli allievi di aumentare il numero di ore di pratica di insegnamento durante il corso. Abbiamo battuto molto in questi anni sul controllo di qualità dei centri Iko e dei corsi nel rispetto dei nostri standard. Ogni istruttore quando insegna rappresenta la Iko e deve essere rigoroso nell’applicare i nostri criteri didattici. Non sempre questi ultimi vengono rispettati al 100 per 100, ma dobbiamo sforzarci di farli applicare da tutti. Ad oggi rappresentiamo ancora lo standard più alto di insegnamento del kitesurf ricreativo a livello mondiale, senza nulla togliere alle altre organizzazioni. Quinsi siamo molto soddisfatti”.

– Qui alla ProKite Villa tu hai un calendario stagionale di corsi Assistente Istruttore e Istruttore. Perché scegliere di venire a Safaga per completare questi percorsi di formazione?

“Io intanto propongo solo corsi in lingua italiana a differenza di altri centri che operano qui in Egitto. Poi qui abbiamo la scuola direttamente sullo spot, si fa lezione in aula e si entra subito in acqua ottimizzando l’esperienza che diventa una vera e propria full immersion”.

David Ingiosi