Jerrie Van de Kop: “Il kitesurf? Mai abbastanza estremo per me

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L’atleta olandese Jerrie Van de Kop del team RRD racconta la propria ossessione per la dimensione più estrema del kiteboarding. Un talento il suo nato sulle spiagge di Zandvoort e supportato dai suoi genitori fin da ragazzino quando alternava uscite nel difficile Mare del Nord agli allenamenti con il simulatore allestito nel garage di casa.

– Jerrie, fai parte di una generazione di atleti olandesi che oggi dominano l’ambiente internazionale. Perché secondo te l’Olanda ha avuto un così grande impatto sul kitesurf?

L’olanda è un paese pieno di ottimi spot! Ma non tutti gli spot sono facili da surfare. La maggior parte degli spot affacciati sul Mare del Nord hanno un chop sostenuto con onde disordinate. Condizioni abbastanza impegnative per uscire in kite. A parte questo abbiamo condizioni molto diverse quanto a direzione e forza del vento. In questo modo i rider si abituano a una varietà incredibile di condizioni: onde, chop, acqua piatta, raffiche, venti stabili, forti e deboli. Quando ti alleni sempre in condizioni ideali ogni giorno alla fine se ti capitano condizioni impegnative hai difficoltà a gestirle. Penso che per tutte queste ragioni i rider olandesi sono piuttosto bravi in questo sport!

– Che rapporto hai con gli altri atleti del tuo Paese? Vi supportate e vi allenate insieme?

È sempre difficile allenarsi insieme perché ognuno di noi ha i suoi programmi di viaggio. Qualche volta ci si incontra nelle gare o durante gli eventi. Sicuramente siamo molto amici. Usciamo, facciamo kite insieme. Per migliorarti come rider è un privilegio poterti allenare con gente del tuo livello o anche superiore. Abbiamo bisogno l’uno dell’altro per far progredire questa disciplina. Per quel che mi riguarda cerco di supportare gli altri atleti olandesi per quello che posso. Solo in gara non possiamo fare a meno di lottare a testa bassa uno contro l’altro, hahaha!

– Hai cominciato il kitesurf a 9 anni grazie ai tuoi genitori che avevano un’attività in spiaggia. Che rapporto hai oggi con loro? Continuano a seguirti e ti supportano o volevano altro per te?

Sì, i miei genitori avevano una casa sulla spiaggia Zandvoort. Un posto ideale per le vacanze e i weekend di vento. Loro amano ancora rilassarsi e stare in spiaggia. Mio padre un tempo faceva gare in windsurf. I miei nonni e mia madre hanno sempre supportato mio papà nelle competizioni. Lo stesso hanno fatto mio padre e mia madre con me. Anzi lo fanno ancora adesso! All’inizio della mia carriera i miei genitori erano sempre con me sulla spiaggia pronti a supportarmi e aiutarmi. Fino a quando non sono stato in grado di viaggiare da solo. Loro non si aspettavano che diventassi un kiteboarder professionista. Abbiamo cominciato a seguire le gare perché a me piaceva. Loro ci sono sempre quando si tratta delle cose che mi piacciono. La mia famiglia è grande! Credo che il supporto dei genitori sia molto importante quando sei giovane e ti motiva molto in tutto quello che fai.

– Da adolescente si vive lo sport come un gioco. Come cambia l’approccio quando si diventa professionisti? C’è ancora spazio per vivere lo sport come divertimento?

Se il gioco cambia in modo tale che non è più divertente è meglio che lo abbandoni! Continuo a giocare perché lo adoro. Soprattutto le gare sono molto divertenti. L’unica cosa che cambia sono gli schianti: diventano sempre più duri e più duri, ahahah! Mi piace spingermi oltre ad ogni session, sperimentare nuovi trick ma anche rifinire quelli che già conosco aggiungendo dei grab per esempio. Per me il kitesurf è sempre più divertente.

– Il kitesurf a livello agonistico è diventato uno sport sempre più estremo, potente, spettacolare. Tu sei uno dei protagonisti di questa nuova dimensione. Come la vivi personalmente e quali sono le tue motivazioni più profonde?

Per me il kiteboarding non è mai abbastanza estremo. Ho sempre amato gli sport estremi. Il kiteboarding è cambiato molto negli ultimi anni direi in meglio. I freestyler sembrano dei ninja, i rider che fanno Big Air sembrano dei piloti. L’evoluzione dello sport va di pari passo con l’incremento dello sforzo fisico richiesto al rider. A parte questo credo che la qualità delle attrezzature gioca un ruolo importante in questa crescita. Le ali diventano sempre più specifiche per ogni disciplina. Quanto alla mia motivazione è la fame di adrenalina che ti scorre quando tiri un loop ad una altezza che non hai mai raggiunto prima. Cercherò sempre questo feeling.

– Nella tua carriera hai avuto degli incidenti. Come ti prendi cura del corpo e qual’è il tuo atteggiamento nei confronti dei rischi di questa disciplina?

Dopo il mio intervento di ernia mi sono concentrato molto sull’allenamento anche fuori dall’acqua. Se vuoi spingere i tuoi limiti al massimo devi tenerti in forma prima della tempesta. Nei giorni senza vento mi troverete sempre in acqua a fare altri sport oppure in palestra. I rider più competitivi hanno avuto incidenti anche gravi. Allenandoti anche a terra riduci di molto le possibilità di avere incidenti. Anche fare stretching mi aiuta molto a ridurre gli infortuni.

David Ingiosi

Photo Credit: Svetlana Romantsova

Continua a leggere l’intervista a Jerrie sull’ultimo numero di Kitesoul Magazine:

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