David Tonijuan: “Come atleta credo nel lavoro duro”

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A 23 anni David Tonijuan è un’atleta completo che adora il Freestyle, ma vive il kiteboarding a 360 gradi, compreso il lifestyle e l’amore per i viaggi che si porta dietro questo sport. Da un paio d’anni fa parte del team internazionale di F-One dove ha alternato stagioni ottime e altre meno in gara, ma è cresciuto soprattutto come professionista e a livello umano. Pensare che è nato a Barcellona, una città senza vento…

– David, hai praticato diversi sport estremi. Puoi descrivere perché trovi il kitesurf così attraente per te?

Da quando ero piccolo ho sempre avuto bisogno di avere una tavola sotto i piedi e credo di essere nato con questa sorta di fascinazione per il kite. Il kitesurf per me è magico e non solo per la sua purezza ma anche per il lifestyle che si porta dietro. Mi piacciono molti sport, ma nessun altro ti porta a viaggiare, conoscere altre culture, imparare nuove lingue e sfruttare gli elementi naturali come il mare e il vento. Vedo il kitesurf come un insieme di più discipline e credo sia questa la ragione per cui mi attrae così tanto. Puoi surfare tutte le onde che vuoi, puoi fare trick in stile wakeboarding, puoi usare il kite come un paracadute e il vento per praticare lo snowboard in montagna…

– Perché i tuoi amici ti chiamano “Handel”?

Sono soprattutto i miei amici più stretti a chiamarmi così ed è un soprannome che viene dal kiteboarding. Sappiamo tutti che i trick avanzati nel kitesurf freestyle vengono chiamati handle pass perché sono l’unico modo per compiere una serie di rotazioni orizzontali senza rimanere intrecciati con le linee e la barra. Un mio caro amico quando eravamo ancora ragazzini cominciò a chiamarmi così senza nemmeno sapere il significato e mi è rimasto questo soprannome.

– Cosa pensano i tuoi genitori del livello che hai raggiunto in questo sport? Si aspettavano che diventassi un atleta professionista?

Credo che nessuno di noi se lo aspettasse all’inizio. Mio padre ha cominciato a praticare il kitesurf fin dagli inizi e ho sempre voluto seguire i suoi passi. Devo dire che il livello è progredito con la motivazione per come mi divertivo insieme ai miei amici. Sono un tipo piuttosto ambizioso e ogni volta vedevo qualcuno fare un nuovo trick avevo subito voglia di provarlo anche io. I miei genitori mi hanno sempre supportato anche se ho apprezzato il fatto che mi hanno sempre spinto anche a studiare. Il kitesurf è uno sport bellissimo ma rimane ancora una disciplina minore ed è difficile viverci.

– Come è cambiata la tua vita dopo essere entrato nel team di F-One?

F-One mi ha aperto un nuovo mondo. La mia vita per fortuna è sempre la stessa, ma due anni di esperienza in più. Da quando sono entrato in questo team sono cambiate molte cose e ho imparato tantissimo. Ho ottenuto i miei migliori risultati in carriera, ma anche i peggiori. Mi hanno permesso di imparare moltissimo partecipando al design del WTF, ho conosciuto da vicino come lavorano i vari dipartimenti di un’azienda di kitesurf, ho avuto modo di incontrare persone fantastiche e visitare luoghi bellissimi.

– In che modo i tuoi sponsor, F-One incluso, ti hanno aiutato a ottenere i tuoi obiettivi?

Il termine sponsor è uno di quelli più spaventosi per un rider in ogni sport estremo e minore. Probabilmente sai già come vuoi, ma sai anche che è molto difficile ottenerlo senza un minimo di supporto. Gli sponsor sono stati essenziali per raggiungere i miei obiettivi nella misura in cui non li considero così eccezionali. I miei obiettivi sono cambiati nel corso degli anni e in qualche modo ho cominciato ad apprezzare il fatto che quando ne raggiungi uno, improvvisamente ti senti attratto da un altro. Quando ho deciso di intraprendere la strada delle gare questa cosa mi spaventava: “Come può un ragazzo di Barcellona, una città senza vento e dove il kite è vietato d’estate può entrare nella elite di questo sport senza avere uno sponsor?”, mi chiedevo. Sapevo che senza sponsor non avrei potuto viaggiare per allenarmi e migliorare. Un mio caro amico mi ha sempre detto: “Lavora duro, dimostra cosa sai fare e gli sponsor arriveranno”. Sono quel che sono anche grazie alla mia famiglia che devo ringraziare.

– Parlaci del tuo quiver favorito e perché ti piace…

Utilizzo il ¡¿WTF !? kite e una tavola di 138 cm. Sono stato più di due anni a testare le varie versioni con decine di prototipi e ho seguito tutta l’evoluzione. Le ottime prestazioni e il fatto che sento un buon feeling sono le ragioni per cui l’apprezzo così tanto.

– Quali nuovi trick stai imparando al momento e quali sono i tuoi più forti?

Sto cercando di concentrarmi a eseguire al meglio i trick del mio repertorio. Siamo in un momento in cui nelle gare ogni rider si allena per chiudere il 5 trick che fa tendenza e ottiene il punteggio più alto. Io cerco di allenarmi su manovre che sono altrettanto difficili, ma più tipiche cercando di chiuderle in modo più cool, cosa che non si vede spesso. I nuovi trick sono una combinazione di doppi Handle Pass con un mix di Switch e rotazioni al contrario. Mi sto anche concentrando sul singolo Handle Pass ma in piena potenza, solido e ricco di stile.

– Quali sono i tuoi spot preferiti nel mondo?

Ho una risposta facile a questa domanda: il Brasile è arà sempre il migliore spot al mondo! Per sei mesi l’anno hai un vento no stop a 20 nodi, lagune di acqua piatta, 30 fradi e un lifestyle pazzesco. Cosa chiedere di più?

– Il kitesurf professionistico sta diventando sempre più estremo, potente e spettacolare. Come lo vivi a livello personale e qual’è oggi la tua motivazione?

Sembra che il Big Air stia tornando in voga in maniera energica. È divertente vedere come è cambiato lo sport dalle origini con boots e Handle Pass, passando per le strap e poi il Freestyle strapless e ora di nuovo con i grandi salti. Per essere onesto amo tutte queste discipline. È stato triste vedere il Frestyle perdere colpi negli anni passati ma ora sta tornando. In ogni modo siamo kiter professionisti e dobbiamo adattarci a quello che viene, è l’unica strada per andare avanti.

– Come ti tieni in forma e come affronti i rischi di questa disciplina?

Il nostro corpo soffre al di là di ogni immaginazione. La gente pensa che sia solo acqua ma questo sport richiede sempre più potenza per crescere e le nostre ginocchia, la schiena e le spalle ne pagano le sofferenze. Per evitare di farsi male o comunque contenere gli incidenti il lavoro in palestra è fondamentale.

– Quali sono i tuoi progetti per questa stagione?

Sto aspettando la conferma del calendario del “World Kiteboarding Championships”, vedremo come andrà a finire. Ma voglio annunciare che sarò impegnato soprattutto in progetti video che non ho mai avuto il tempo di seguire allenandomi per le gare. Vista la situazione della gare oggi penso che avrò più tempo per fare quello che ho sempre voluto fare.

David Ingiosi

Foto: Andrè Magaro, Svetlana Romanova